La trappola cinese: così la Germania si è resa dipendente dalla Cina

Federico Giuliani

20 Novembre 2025 - 06:18

Handelsblatt denuncia che la Germania è caduta nella “trappola cinese”: eccessiva dipendenza economica da Pechino per materie prime, semiconduttori e mercati

La trappola cinese: così la Germania si è resa dipendente dalla Cina

Il principale quotidiano economico della Germania non ha dubbi: il Paese è finito nella trappola cinese. Cosa significa?

Basta guardare una recente prima pagina pubblicata da Handelsblatt che spiega come Berlino sia pericolosamente diventata dipendente da Pechino per quanto concerne le materie prime, i semiconduttori e i mercati di sbocco.

Oppure basta dare un’occhiata alla situazione di Volkswagen, la più grande casa automobilistica europea che sta attualmente riscontrando una carenza di circa 2.000 diversi componenti semiconduttori ed elettronici, componenti definiti «mangime per polli» in quanto minuscoli come diodi o transistor, essenzialmente prodotti in serie.

Il punto è che i pezzi di ricambio stanno diventando scarsi nell’industria tedesca. E che se è vero che la Germania è diventata sempre più dipendente economicamente dalla Cina, è altrettanto vero che, né a Berlino né a Bruxelles, dove si decide la politica commerciale dell’Ue, nessuno è riuscito a ottenere un’influenza equivalente sulle politiche di Pechino.

Lo si è visto già durante la pandemia di coronavirus, e ancor più di recente con la grande offensiva russa in Ucraina: l’interdipendenza economica della Germania con la Cina, in passato elogiata come grande vantaggio, oggi rappresenta un rischio enorme.

La Germania in trappola

La Germania ha commesso un doppio errore madornale. Non si è accorta che due grandi punti di forza della sua economia, ovvero il gas russo low cost e l’accesso privilegiato al mercato manifatturiero cinese (con le auto ma non solo) si sono trasformati in due enormi talloni d’Achille.

Già, perché il governo tedesco non ha saputo trovare alternative in tempi di vacche grasse, e oggi che quelle vacche sono magre – i rubinetti di Vladimir Putin sono chiusi e la Cina produce in casa le proprie automobili all’avanguardia – nessuno è in grado di affidarsi a un piano B. «La Russia è la tempesta, la Cina è il cambiamento climatico», ripetono non a caso gli analisti tedeschi.

Le aziende di Berlino sono diventate volontariamente dipendenti dalla Cina, in quanto mercato di sbocco in rapida crescita e fornitore a basso costo. Un sondaggio rappresentativo condotto dalla Bundesbank nel 2024 illustra l’entità di questo fenomeno, in particolare per quanto riguarda i beni essenziali provenienti dalla Cina.

Nel settore manifatturiero, per esempio, quasi la metà di tutte le aziende si riforniva di prodotti intermedi essenziali direttamente o indirettamente dal Dragone. Di conseguenza, l’influenza politica della Germania su Pechino è diminuita sensibilmente.

Berlino è in trappola

La Germania è doppiamente in trappola. In primo luogo, perché le aziende tedesche rimangono dipendenti dal mercato cinese. In secondo luogo, perché gran parte dell’industria tedesca, e con lei quella europea, dipende altrettanto da alcune materie prime monopolizzate da Pechino (gli elementi delle Terre Rare, presenti in quasi tutti i prodotti hi-tech). Pechino è consapevole del potere che deriva dall’importanza economica della Cina e sa come sfruttarlo geopoliticamente.

L’Europa, d’altra parte, si sta indebolendo a causa delle sue voci discordanti. Francia e Paesi Bassi chiedono una posizione più dura nei confronti di Pechino, mentre alcuni paesi dell’Europa orientale cercano di stringere legami più stretti con la Cina.

In Germania la domanda dalla Cina è aumentata rapidamente tra il 2001 e il 2012, con le esportazioni tedesche verso la Cina che sono cresciute quattro volte più velocemente rispetto al resto del mondo; ciò ha contribuito a garantire posti di lavoro e innovazione a Berlino e dintorni. Grandi aziende come Volkswagen, Mercedes e BASF hanno generato fino al 40% del loro fatturato globale oltre la Muragli. E anche le medie imprese tedesche hanno tratto notevoli profitti considerevoli.

La Germania oggi importa dalla Cina beni per un valore significativamente superiore a quello delle esportazioni. “Non si intravedono cambiamenti. Nei primi cinque mesi del 2025, le esportazioni tedesche sono crollate, mentre le importazioni sono aumentate notevolmente, aggravando lo squilibrio”, ha fatto notare ancora Handelsblatt. Buio pesto, o quasi, su Berlino.