Pesce italiano, tra truffe e pesca illegale: ecco da dove arriva

Italia primo paese in Europa per truffe in pescheria, e maglia nera per pesca illegale. Da dove arriva il pesce che mangiamo e consigli per evitare rischi per la salute.

Pesce italiano, tra truffe e pesca illegale: ecco da dove arriva

Il pesce che mangiamo è sicuro? Da dove viene? Spacciato molte volte come fresco è invece decongelato o scongelato, oppure allevato con antibiotici dannosi per la salute. Nonostante le normative alimentari riguardo alle etichette sui prodotti ittici, l’Italia si classifica tra i primi Stati europei per truffe in pescheria.

Ma non solo: il nostro Paese ha anche la maglia nera in Europa per pesca illegale non dichiarata e non regolamenta nel Mar Mediterraneo, il mare più sovrasfruttato al mondo. Il report di Oceana (associazione ambientalista che si occupa della difesa dei mari e degli oceani) fornisce le prove dell’attività di pesca illegale dei pescherecci italiani all’interno delle zone di restrizione della pesca, aree chiuse per proteggere novellame, coralli e altri habitat in pericolo. Per saperne di più leggi anche Datteri di mare: cosa sono, prezzo, perché sono vietati e sanzioni

Truffe pescherie: da dove arriva il pesce che mangiamo?

La truffa del pesce fresco in Italia conta quasi un quarto di etichette ingannevoli, con il 22,5% di cartellini senza elementi essenziali come la conservazione, la provenienza e l’utilizzo di antibiotici negli allevamenti.

L’analisi sul pesce a rischio in Italia arriva direttamente dalla Fao, e allarma i consumatori sulle implicazioni che le truffe in pescheria possono avere sulla salute.

Molti si chiedono quindi come riconoscere il pesce fresco da quello potenzialmente pericoloso, e quali sono i rischi per la salute in caso di acquisto sbagliato.

Truffa in pescheria: rischi pesce per la salute

La truffa del pesce in Italia conta diversi problemi, che riguardano sia le etichette poco chiare sullo stato di conservazione degli alimenti, sia la provenienza e gli eventuali additivi nei prodotti.

Il pesce allevato nella produzione intensiva, ad esempio, fa paura ai consumatori per l’utilizzo degli antibiotici usati per salvaguardare la sopravvivenza dei pesci nelle gabbie, nonché per la qualità dei mangimi utilizzati, spesso sintetici e molto grassi.

I principali rischi per la salute derivati dalla truffa del pesce riguardano potenziali infezioni al livello gastrico e intestinale, che si manifestano in forma acuta o cronica come:

  • nausea
  • diarrea
  • vomito
  • patologie infiammatorie
  • spossatezza
  • dolori muscolari
  • febbre

Il finto pesce fresco, ma in realtà scongelato, decongelato o conservato male può provocare infezioni da:

  • listeria monocytogenes
  • epatite A
  • norovirus

Pesce fresco: come riconoscerlo?

Per riconoscere il pesce fresco da quello conservato male, ed evitare rischi per la salute occorre prestare attenzione alle caratteristiche fisiche dei prodotti ittici in commercio, come il colore, la brillantezza e la tonicità della pelle.

Come segnalato da Altroconsumo, se il pesce è fresco:

  • l’occhio dell’animale è convesso
  • la cornea non è opaca
  • la pupilla è nera e brillante
  • le branchie hanno un colore rosso vivace
  • l’odore del pesce è di alghe marine
  • la pelle è di colore vivo, non pallida
  • la superficie del pesce è acquosa e trasparente
  • le squame aderiscono alla pelle (non sono sollevate da corpo)
  • la carne è compatta e tonica
  • la colonna vertebrale si spezza e all’interno, lungo la colonna, non è presente alcuna colorazione

Per riconoscere se i molluschi sono freschi invece, occorre controllare il peso della retina in cui sono contenuti. Cozze, vongole, fasolari, ostriche e gli altri devono essere vivi al momento dell’acquisto, per cui più è pesante la confezione, più è probabile che il mollusco abbia conservato acqua marina al suo interno (per garantirsi la sopravvivenza).

Leggi anche Mercurio nel pesce, nuovo allarme in Italia: tabelle e valori

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