FMI su Europa e Italia: rischio stagnazione, senza le riforme

L’FMI, in seguito alle consultazioni con i Paesi dell’eurozona, chiede maggiore impegno all’Italia sul fronte delle riforme e della disoccupazione.

Il Fondo Monetario Internazionale rende pubblici i risultati delle consultazioni con i governi europei, conosciute anche come consultazioni ex articolo IV, e tira le somme dell’attuale situazione economica e politica del vecchio continente.

Grande apprezzamento per le recenti decisioni della BCE circa le ulteriori misure non convenzionali, da usare se dovesse perdurare una situazione di bassa inflazione. A tal proposito l’FMI ha consigliato di prendere in considerazione la possibilità mettere in atto un programma di larga scala di acquisto di asset, qualora l’andamento dell’inflazione dovesse continuare a mantenersi troppo basso. A tal proposito, secondo le stime dell’FMI, l’inflazione si attesterà allo 0,7% per il 2014 e all’1,2% per il 2015, mentre l’aumento dei prezzi rimarrà inferiore al 2% fino al 2019.

Anche se è stato riconosciuto qualche timido segnale di miglioramento, la ripresa dell’eurozona è ancora debole: secondo le stime dell’FMI si tratta di una crescita del PIL dell’1,1% nel 2014 e dell’1,5% nel 2015. Una crescita più robusta non sarebbe solo auspicabile ma viene ritenuta, dall’istituto guidato da Christine Lagarde, una conditio sine qua non per ridurre la disoccupazione.

Le riforme per ridurre la spesa pubblica e aumentare la competitività dei Paesi dell’area euro, sono lo strumento da utilizzare maggiormente per perseguire la crescita, soprattutto al momento attuale, in cui, dopo i grandi sforzi compiuti negli scorsi anni, il risultato delle recenti riforme politiche europee e l’avanzata dei partiti euroscettici, paventa dei grossi rischi per il mercato unico. Sulla ancora debole ripresa economica e sui movimenti di capitale dei mercati finanziari potrebbe, quindi, influire negativamente, una ’’stanchezza’’ alle riforme, riscontrata sia a livello comunitario che a livello nazionale.

Altro parametro di fondamentale importanza su cui i Paesi europei, e Spagna e Italia in particolare, devono ancora mettere in campo riforme stringenti è l’accesso al credito per le piccole e medie imprese. Si tratta di un nodo cruciale per far ripartire gli investimenti e migliorare la crescita economica, soprattutto alla luce del fatto che in paesi come il nostro e in Spagna, le piccole e medie imprese che hanno chiesto finanziamenti negli ultimi sei mesi, si è trovata, di fatto, di fronte a un rifiuto, determinato o da richieste respinte o da richieste annullato, dal momento che il credito era offerto a costi proibitivi.

Nel caso in cui gli stati dell’area euro non dovessero attuare le riforme istituzionali ed economiche – ma nel caso italiano è stata sottolineata anche l’importanza della riforma della giustizia e della lotta all’evasione – l’FMI mette in guardia rispetto all’alto rischio di stagnazione nell’area euro. Non solo, qualora dovessero ripresentarsi, al di fuori dell’area euro, bolle finanziarie o, comunque, altri tipi di eventi particolarmente negativi e qualora l’euro dovesse continuare ad essere una moneta forte rispetto al dollaro alla stagnazione potrebbe associarsi il rischio di una congiuntura deflattiva, ancor più pericolosa per l’Europa.

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