Allarme Censis, sempre meno lavoro per gli under 35

L’istituto di ricerca ha evidenziato bene la situazione del nostro Paese: negli ultimi dieci anni c’è stato un drastico calo degli under 35 che hanno un’occupazione

Un Paese che vuole avere successo e guardare al futuro con ottimismo deve saper contare su una forza lavoro energica e in grado di produrre in modo tale da poter agevolare di conseguenza anche il settore dei consumi e quello dei servizi, ma riuscire a ricreare una situazione di questo tipo sembra essere diventato sempre più difficile anche per l’Italia che un tempo era uno degli esempi positivi per il resto d’Europa.

Le ultime misure introdotte dal governo non sembrano apparse però certamente incisive come dimostrano chiaramente l’elevato numero di disoccupati e il calo degli acquisti da parte di molti nostri connazionali che va a riguardae anche il cibo a discapito della qualità.
Fino a che non si riuscirà a garantire un impiego stabile ai giovani sarà però tutto il Paese a soffrire proprio perchè non avere garantito un guadagno nel tempo impedisce di rendersi indipendenti dalla famiglia di origine e di guardare ai prossimi anni con ottimismo.

L’ultima analisi effettuata dal Censis dà quindi una fotografia quanto più reale di come la crisi negli ultimi anni sia diventata una costante sempre più pesante proprio per chi dovrebbe fare da traino alla nostra economia: negli ultimi dieci anni, infatti, si sono persi ben 3,2 milioni di posti di lavoro tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 35 anni.

Gli occupati under 35 a partire dal 2004 sono quindi diminuiti di 12,7 punti percentuali passando dal 58,7% di dieci anni fa al 46% dell’anno appena passato. Non sembra essere difficile attraverso un’analisi attenta riuscire anche a rintracciare le cause di questa situazione visto che dal 2008 le difficoltà generate dalla crisi sono apparse sempre più evidenti per milioni di famiglie, ma allo stesso tempo sarebbe stato fondamentale cercare di combattere il problema attraverso politiche industriali e per l’occupazione che non sono arrivate da parte dei vari governi che si sono succeduti alla guida dell’Italia.

Una situazione di questo tipo inevitabilmente ha portato anche a ripercussioni pesanti; secondo il Censis, infatti, la perdita crescente di lavoro per i più giovani ha generato una perdita di più di 152 milioni di euro, una cifra pari alla somma del Pil di Croazia, Slovacchia e Lituania e che ha contribuito a diminuire l’importanza che il nostro Paese aveva oltre i ostri confini.

La generazione dei «bamboccioni», come qualche anno fa erano stati definiti i ragazzi che continuano a vivere in famiglia, continua a essere quindi sempre più numerosa proprio perchè senza un guadagno è impossibie pensare di prendere una casa in affitto o addirittura di stipulare un mutuo, la dimostrazione più chiara di come si stia costruendo un vero e proprio tassello per il futuro. Non stupisce quindi che dei 4,4 milioni di giovani con età compresa tra i 18 e i 34 anni che vivono per conto proprio 980 mila non sono in grado di coprire le spese mensili con il proprio reddito e 2,3 sono costretti a chiedere in modo costante un aiuto economico ai genitori.

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