Reddito di cittadinanza (RdC), guida completa: requisiti, importi e regole

Simone Micocci

27 Settembre 2021 - 16:07

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È una delle misure per il sostegno al reddito più importante del nostro ordinamento: il reddito di cittadinanza, ecco tutto quello che c’è da sapere.

Il reddito di cittadinanza è quella misura di “politica attiva del lavoro e di contrasto alla povertà, alla disuguaglianza e all’inclusione sociale” che, da definizione fornita dal Ministero del Lavoro, risponde a diverse esigenze:

  • aiuta a formare e a trovare lavoro permettendo d’integrare il reddito familiare;
  • ha come obiettivo quello di migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, aumentando l’occupazione e contrastando la povertà e le disuguaglianze.

Nel frattempo che questi obiettivi vengono raggiunti, viene riconosciuto al nucleo familiare un sostegno mensile - seguendo delle precise regole di calcolo - il cui importo equivale a un’integrazione del reddito familiare. Viene pagato mensilmente, ma l’utilizzo è condizionato a una serie di limitazioni visto che ci sono beni e servizi acquistabili con il reddito di cittadinanza e altri vietati.

Il legislatore - nel decreto 4/2019 poi convertito in legge 26/2019 - ha anche previsto una serie di condizionalità: proprio per incentivare la politica attiva e per far sì che tutti i componenti del nucleo familiare in condizione di poter lavorare si attivino nella ricerca di un nuovo impiego, sono stati fissati degli obblighi che se non rispettati fanno scattare una sanzione.

Per questo motivo consigliamo a coloro che percepiscono il reddito di cittadinanza (che ricordiamo viene riconosciuto a tutto il nucleo familiare e non alla persona sola), come pure a chi ha intenzione di fare domanda, di restare aggiornati sulla normativa in vigore.

È questo l’obiettivo della nostra guida sul reddito di cittadinanza, la quale può essere ancora molto utile per coloro che non sanno come funziona e quali sono le regole da rispettare per beneficiarne.

Cos’è il reddito di cittadinanza?

Come si legge nella guida Inps, il reddito di cittadinanza - denominato anche come RdC - rappresenta un sostegno per le famiglie in difficoltà che nel contempo mira al reinserimento nel mondo del lavoro e all’inclusione sociale dei componenti del nucleo familiare che ne hanno bisogno. Spetta sia agli italiani che agli stranieri, purché residenti in Italia da almeno 10 anni (di cui gli ultimi due in maniera continuativa).

Ci sono poi delle norme ad hoc per i disabili, mentre per gli over 67 questo acquista il nome di pensione di cittadinanza.

Il reddito di cittadinanza, quindi, non è altro che uno strumento di sostegno economico rivolto alle famiglie con un reddito inferiore alla soglia di povertà.

A queste famiglie il reddito percepito viene integrato di una certa somma fino ad arrivare ad una determinata soglia, variabile a seconda della composizione del nucleo familiare.

Lo stesso vale per gli over 67: questi infatti dovrebbero avere un reddito familiare non inferiore ai 7.560€ (moltiplicato per il parametro di equivalenza) per condurre una vita dignitosa. Di conseguenza il reddito verrà integrato fino a quando l’assegno non raggiungerà la soglia suddetta.

Il reddito di cittadinanza però non è una sola misura assistenziale; oltre al contributo mensile, infatti, il beneficiario deve sottoscrivere un accordo con il centro per l’impiego accettando di frequentare dei corsi di formazione, di partecipare a dei lavori socialmente utili e di accettare almeno una delle tre offerte di lavoro che gli verranno presentate; in caso di mancato rispetto di questi obblighi si perde il diritto al reddito di cittadinanza.

Di reddito di cittadinanza se ne parla dal lontano 18° secolo; un reddito uguale per tutti, non soggetto ad alcuna condizione. In Italia se ne è cominciato a discutere con l’ascesa politica del Movimento 5 Stelle che lo ha presentato nel proprio programma elettorale del 2013.

In realtà c’è da dire che quello del primo Governo Conte è un progetto che non presenta le caratteristiche del reddito di cittadinanza, poiché è più affine a quello del reddito minimo garantito.

Infatti, nella concezione del Governo questa misura è utile per garantire un sostegno economico ai soggetti che vivono al di sotto della soglia di povertà. Il reddito di cittadinanza, invece, dovrebbe essere garantito indistintamente a tutti i cittadini, anche quelli appartenenti alle fasce più alte. Ecco perché sarebbe più corretto parlare di reddito minimo garantito.

Requisiti e beneficiari

È l’articolo 2 del decreto 4/2019 che ha introdotto il Rdc ad indicare i requisiti necessari per beneficiare di questa misura di contrasto alla povertà.

Nel dettaglio, qui si legge che i beneficiari devono:

  • essere in possesso della cittadinanza italiana, oppure cittadini di uno Stato membro UE. È riconosciuto anche agli stranieri in possesso di regolare permesso di soggiorno;
  • aver risieduto in Italia per almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 anni in maniera continuativa;
  • avere un ISEE inferiore a 9.360€;
  • avere un patrimonio immobiliare (nel quale non è compresa la casa d’abitazione) inferiore a 30.000€. Sono considerati anche i patrimoni detenuti all’estero;
  • avere un patrimonio mobiliare inferiore a 6.000€. Questo limite è innalzato di 2.000€ per ogni componente familiare successivo al primo (fino ad un massimo di 10.000€). Vi è poi un incremento di 1.000€ per ogni figlio successivo al secondo, e di 5.000€ in caso di presenza di una persona con disabilità nel nucleo familiare;
  • avere un reddito familiare non superiore a 6.000€ (moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza). Questa soglia è aumentata a 9.360€ qualora il nucleo familiare sia in affitto.

Non hanno diritto al reddito di cittadinanza, invece:

  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di auto o moto immatricolati nei 6 mesi precedenti alla richiesta del RdC, nonché di auto di cilindrata superiore ai 1.600 cc e moto di cilindrata superiore ai 250 cc immatricolati negli ultimi 2 anni (clicca qui per approfondire);
  • i nuclei familiari dove un componente sia in possesso di navi e imbarcazioni da diporto;
  • i soggetti che si trovano in stato detentivo per tutta la durata della pena;
  • nuclei familiari dove uno dei componenti risulti essersi dimesso dal lavoro nei 12 mesi antecedenti al momento della domanda (ad eccezione delle dimissioni per giusta causa).

Non ci sono invece limitazioni per la Naspi; come si legge nell’ultimo comma dell’articolo 2 del decreto, infatti, il RdC è compatibile con l’indennità di disoccupazione.

C’è da fare un’ulteriore precisazione: il nucleo familiare se soddisfa i suddetti requisiti economici ha diritto al reddito di cittadinanza anche nel caso in cui tutti i componenti siano lavoratori.

Nel riconoscimento del beneficio vengono presi in considerazione tutti coloro che fanno parte del nucleo familiare. A tal proposito, si ricorda che ai fini Isee fanno parte del nucleo familiare:

  • i conviventi, ovvero tutti coloro che figurano nello stato di famiglia;
  • non conviventi a carico.

    Ci sono poi delle precisazioni per figli ed ex partner.

Reddito di cittadinanza dopo separazione

Rispondendo alla domanda riguardo ai familiari per i quali viene riconosciuto il Reddito di Cittadinanza, è bene fare una precisazione per le coppie separate.

Per evitare abusi, il decreto 4/2019, prevede all’articolo 1, comma 6 che i coniugi, anche se divorziati o separati, possono accedere al beneficio solo se non risiedono più insieme: per avere diritto al sussidio, quindi, uno dei due ex coniugi dovrebbe cambiare residenza.

Reddito cittadinanza figlio a carico

Chiarimenti sono necessari anche per i figli, specialmente per quelli che non vivono con i propri genitori.

Non è sufficiente un cambio di residenza per fare in modo che un figlio esca dall’Isee dei genitori per poter richiedere il reddito di cittadinanza, soprattutto se non ha i mezzi economici per provvedere al proprio mantenimento.

Un figlio, infatti, rimane a carico dei genitori anche se non convive con loro se non ha un’indipendenza economica.

Per quel che riguarda il reddito di cittadinanza, infatti, un figlio maggiorenne non convivente con i propri genitori fa comunque parte del loro nucleo familiare se risulta essere a loro carico ai fini IRPEF, se non è coniugato e non ha figli, fino all’età di 26 anni.

Quando si parla di Pensione di Cittadinanza

Nel caso in cui il nucleo familiare che presenta domanda sia costituito esclusivamente da persone Over 67 non si parla di Reddito bensì di Pensione di Cittadinanza. Lo stesso vale per il nucleo composto da una sola persona Over 67 e per il resto da componenti con grave disabilità.

Per maggiori informazioni in merito potete consultare la nostra guida sulla pensione di cittadinanza.

Gli importi del reddito di cittadinanza

Il reddito di cittadinanza non ha un importo fisso; varia, infatti, in base alla situazione economica della famiglia che lo richiede. Nel dettaglio, come specificato nell’articolo 3 del decreto, il beneficio economico si compone di due differenti elementi:

  • integrazione fino a 6.000€ (annui) del reddito familiare;
  • integrazione pari all’ammontare del canone annuo di locazione (fino ad un massimo di 3.360€ annui) per le famiglie che sono in affitto. È prevista poi un integrazione (ma fino ad un massimo di 1.800€ annui) per i nuclei familiari che risiedono in un’abitazione di proprietà ma per la quale è stato contratto un mutuo.

Per quanto riguarda l’integrazione del reddito familiare in presenza di più componenti questo viene moltiplicato per il corrispondente parametro della scala di equivalenza, ovvero:

  • +0,4 per ogni componente familiare maggiorenne successivo al primo;
  • +0,2 per ogni componente minorenne.

Questo può essere incrementato fino ad un massimo del 2,1, elevabile a 2,2 qualora nel nucleo familiare ci sia un disabile. .

Il beneficio economico complessivamente non può superare i 9.360€ annui, ossia i famosi 780€ mensili (anche questa soglia va moltiplicata per il corrispondente parametro della scala di equivalenza).

Questo, invece, non può essere inferiore ai 480€ annui (clicca qui per le istruzioni per il calcolo del reddito di cittadinanza).

Reddito di cittadinanza e contributo affitto

Da premettere fin da subito che il contributo affitto non è una novità ma è previsto fin dall’entrata in vigore del reddito di cittadinanza nel 2019. Non va presentata una domanda apposita per averlo, ma viene riconosciuto in automatico a tutti coloro che vivono in una casa in locazione con contratto regolarmente registrato.

Si tratta di un contributo che può arrivare fino a 280 euro mensili (per canoni di locazione di importo pari o superiore a 280 euro mensili spetta sempre un limite massimo di 280 euro ogni mese) che si somma al reddito di cittadinanza spettante al nucleo familiare.

Per vedersi riconoscere il contributo in questione è necessario, come abbiamo chiarito, avere un contratto di affitto regolarmente registrato che sia indicato nella DSU dell’Isee.

In molti casi dei lettori lamentano il fatto di percepire un importo mensile del RDC più basso del contributo affitto stesso. Come può accadere? Ricordiamo che il reddito di cittadinanza è una integrazione del reddito del nucleo familiare e, quindi, in presenza di redditi si riduce.

Quali somme abbassano il Reddito di Cittadinanza

Come abbiamo appena avuto modo di vedere, il reddito di cittadinanza dipende direttamente dal reddito familiare. Se quest’ultimo aumenta, l’importo mensile del reddito di cittadinanza si riduce, e viceversa.

Tuttavia, non tutte le entrate impattano sull’importo. Ad esempio, questo è pienamente compatibile e cumulabile con:

  • rimborsi spesa per tirocinio;
  • i redditi derivanti da attività socialmente utili;
  • indennità riconosciuta per il servizio civile;
  • lavoro accessorio, quindi i compensi pagati con il Libretto Famiglia;
  • bonus bebè.

Viceversa, abbassano l’importo del Reddito di Cittadinanza:

  • redditi da lavoro dipendente e autonomo;
  • NASpI;
  • pensioni;
  • prestazioni per invalidi civili;
  • bonus terzo figlio.

Reddito di cittadinanza e importo basso

Per il calcolo dell’importo spettante del reddito di cittadinanza si utilizza il reddito derivante dall’Isee. L’Isee, peròl, prende in considerazione i redditi riferiti a due anni prima.

Ad esempio, chi due anni prima della domanda ancora percepiva lo stipendio e non era ancora disoccupato, avrà un importo non è calcolato su reddito pari a zero, ma sui redditi presenti nell’Isee che fanno riferimento a tutto il nucleo familiare e riferiscono appunto a due anni prima.

Per ovviare a questo problema è possibile richiedere l’Isee corrente che andrà a presentare una fotografia più attuale e veritiera della sua situazione reddituale.

Chi può richiedere ISEE corrente? Con questo è possibile aggiornare il valore ISEE di riferimento nel caso si sia verificato un peggioramento della situazione lavorativa oppure economica rispetto a quella dei due anni prima.

Per poter accedere all’ISEE corrente è necessario che vi sia una variazione dell’attività lavorativa (cessazione del rapporto di lavoro, riduzione delle ore di lavoro o termine della Naspi o cassa integrazione di cui si stava fruendo) oppure è necessario che il reddito complessivo dell’intero nucleo familiare sia variato di almeno il 25%.

Per poter richiedere l’ISEE corrente serve un ISEE ordinario in corso di validità, la documentazione che attesti la variazione del rapporto di lavoro (è possibile utilizzare l’eventuale lettera di licenziamento o la procedura avviata per la chiusura della partita IVA o, ancora, la comunicazione da parte del datore di lavoro della riduzione dell’orario di lavoro).

Serve, inoltre, indicare il reddito percepito nei 12 mesi che precedono la domanda di aggiornamento con ISEE corrente.

Durata e tempistiche del reddito di cittadinanza

Questo spetta all’interessato per tutto il periodo in cui ne soddisfa i requisiti. La misura, però, non può avere una durata superiore ai 18 mesi.

Vi è la possibilità di rinnovarla; in tal caso, però, il beneficio viene comunque sospeso per un mese. È bene sottolineare che qualsiasi variazione della condizione occupazionale da parte di uno o di più componenti del nucleo familiare (quindi sia in caso di assunzione che qualora si intraprenda una nuova attività come autonomi) va comunicata all’Inps entro 30 giorni, pena la decadenza del beneficio.

Per quanto riguarda le tempistiche, invece, sappiamo che per ricevere un responso bisogna attendere circa un mese; l’Inps, infatti, comunica l’esito della domanda entro gli ultimi quindici giorni del mese successivo a quello in cui è stata inoltrata la richiesta.

Successivamente, in caso di accoglimento dell’istanza, si riceve la convocazione da parte di Poste Italiane per il rilascio della carta acquisti e del PIN per utilizzarla; le prime somme riconosciute a titolo di integrazione del reddito familiare, invece, saranno accreditate nei primi giorni del secondo mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Reddito di cittadinanza e mancato SMS

Le istruzioni per il reddito di cittadinanza raccomandano la procedura da seguire dopo la presentazione della domanda. Si deve attendere, una volta che la domanda è stata accolta, un eventuale messaggio da parte dell’INPS o di Poste Italiane per recarsi presso l’ufficio postale a ritirare la card con la prima ricarica.

Molti sono i lettori che ci hanno segnalato di non aver ricevuto né la comunicazione da parte dell’INPS né da parte di Poste Italiane, trovandosi, di fatto, bloccati con una domanda accolta ma senza la possibilità di ritirare la card del reddito di cittadinanza.

Come fare? Anche se non si riceve l’SMS per andare all’ufficio postale a ritirare la card del reddito di cittadinanza, ci si può recare - in ogni caso - quando la domanda risulta accolta.

Non è, quindi, necessario attendere l’SMS: per poter entrare in possesso della card, basta andare all’ufficio postale muniti di documento di identità e di codice fiscale per richiedere la carta del reddito di cittadinanza che è disponibile, indicativamente, dal giorno 15 del mese successivo a quello di presentazione della domanda.

Rinnovo reddito di cittadinanza

La normativa vuole che una volta percepiti i primi 18 mesi di reddito di cittadinanza, si possa presentare domanda di rinnovo per il sussidio rispettando la sospensione di 1 mese, durante il quale il sussidio non verrà erogato.

Ad esempio, per chi ha ricevuto l’ultima ricarica del reddito di cittadinanza a fine novembre, il mese di sospensione sarà dicembre. Mese durante il quale, però, si può presentare domanda di rinnovo del beneficio per ricominciare a vederselo erogare a partire da gennaio.

Se presenta domanda di rinnovo entro dicembre bisognerà utilizzare l’ISEE in corso di validità per continuare a fruire del reddito di cittadinanza, fermo restando che entro la fine del gennaio successivo bisognerà rinnovare anche la dichiarazione Isee.

Se, invece, decide di presentare domanda di rinnovo del reddito di cittadinanza direttamente a gennaio, bisognerà prima rinnovare l’Isee e poi inoltrare la nuova richiesta.

Quando viene pagato il Reddito di Cittadinanza?

Non esiste un giorno preciso, tuttavia in questi due anni l’Inps e Poste Italiane hanno mantenuto determinati standard. Nel dettaglio, per la prima domanda - o in caso di rinnovo - il pagamento è in programma dopo il 15° giorno del mese successivo a quello della presentazione della richiesta.

Le successive mensilità, invece, vengono pagate intorno al 27° giorno del mese.

Moduli per la domanda del reddito di cittadinanza

Ci sono tre diverse modalità per presentare la domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modalità cartacea: presso gli uffici postali utilizzando il modello di domanda predisposto dall’Inps;
  • Centri di Assistenza Fiscale (CAF).

Negli ultimi due casi la domanda si può presentare dal 6° giorno di ogni mese.

Per la domanda c’è un solo modulo da presentare: questo è denominato con il codice SR180 ed è lo stesso che si utilizza anche per la richiesta della pensione di cittadinanza.

Modulo domanda reddito e pensione di cittadinanza (VERSIONE AGGIORNATA)
Clicca qui per scaricare il nuovo modulo Inps SR180 per la domanda di reddito e pensione di cittadinanza.

Tuttavia, l’Inps ha messo a disposizione altri due modelli integrativi alla domanda per il reddito di cittadinanza:

  • modulo SR182 (RdC/PdC Com-Ridotto): da utilizzare quando uno (o più) dei componenti del nucleo familiare abbia iniziato un’attività lavorativa prima dell’invio della domanda del reddito di cittadinanza e che questa non sia indicata nell’ISEE. Nel dettaglio, per le DSU presentate tra il 1° gennaio e il 31 agosto 2019 va compilato per le attività lavorative (sia come subordinato che da autonomo) successive al 1° gennaio 2017;
  • modulo SR181 (modello Esteso): da compilare quando la variazione della condizione lavorativa di uno dei componenti del nucleo familiare sia successiva alla presentazione della domanda del reddito di cittadinanza. Questo va utilizzato anche per segnalare eventuali dimissioni volontarie dal lavoro, o anche per la sopravvenienza di componenti in stato detentivo o ricoverati in istituti di cura (ovvero la cessazione dello stato detentivo o di ricovero).

Oltre ai moduli necessari ai fini della domanda non occorre ulteriore documentazione; al momento della richiesta, infatti, è sufficiente aver presentato la DSU, dal momento che sarà l’Inps ad associare l’ISEE alla domanda.

Una volta ricevuta la domanda l’Inps ha tempo 5 giorni per valutare il possesso dei requisiti richiesti utilizzando le banche dati a disposizione; in caso di accettazione della richiesta, il beneficio economico sarà erogato attraverso la carta RdC.

Si tratta di una carta acquisti realizzata da Poste italiane con un limite di prelievi in contanti di 100€ al mese (questo va moltiplicato per il parametro di scala di equivalenza) e con l’obbligo di spendere tutto il contributo entro il mese di erogazione; in caso contrario viene sottratto il 20% dell’importo residuo. Il decreto attuativo del taglio risale a giugno 2020 e Inps in merito ha fornito le prime istruzioni.

Sono vietate, inoltre, le spese per beni e servizi riferiti al gioco d’azzardo o che portano alla ludopatia.

Dopo aver presentato la domanda e ricevuta la comunicazione di accoglimento bisognerà attendere la comunicazione di Poste Italiane così da prendere un appuntamento per il ritiro della Carta Rdc e del relativo PIN. Ci sarà una sola Carta per famiglia, intestata al richiedente del beneficio.

Inoltre, entro 30 giorni dalla comunicazione di accoglimento della domanda, tutti i componenti del nucleo familiare - tranne quelli esonerati - devono rendere la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro, la cosiddetta DID. Questa può essere presentata ai centri per l’impiego, oppure presso i patronati convenzionati con l’Anpal.

Patto per il lavoro e per l’inclusione sociale

Così come per il REI, anche per beneficiare del reddito di cittadinanza bisogna partecipare a un piano di reinserimento nel mondo del lavoro. Nel dettaglio, questi devono:

  • dichiarare immediata disponibilità al lavoro;
  • aderire ad un percorso personalizzato di accompagnamento all’inserimento lavorativo e all’inclusione sociale che prevede: attività al servizio della comunità, riqualificazione professionale, completamento degli studi.

Questi obblighi valgono per tutti i componenti del nucleo familiare che al momento della domanda non risultano occupati o che non frequentano un regolare corso di studi.

Nel dettaglio entro 30 giorni dalla data di accesso al reddito di cittadinanza bisognerà sottoscrivere il Patto per il lavoro presso il centro per l’impiego.

Questo patto consiste nel:

  • registrarsi alla piattaforma MyAnpal;
  • svolgere ricerca attiva di un nuovo lavoro;
  • accettare di prendere parte a corsi di formazione e di riqualificazione professionale;
  • sostenere colloqui psico-attitudinali ed eventuali prove di selezione finalizzate all’assunzione;
  • accettare almeno una delle tre offerte di lavoro “congrue”. I beneficiari del RdC oltre 12 mesi devono accettare la prima offerta utile di lavoro congrua;
  • rendersi disponibili per progetti a titolarità del Comune utili alla collettività, in ambito culturale, sociale, artistico, formativo, ambientale e di tutela dei beni.

A seconda della situazione, quindi, bisognerà sottoscrivere un differente patto con il centro per l’impiego. Nel dettaglio, chi è già adeguatamente formato deve sottoscrivere il Patto per il lavoro, con l’impegno quindi di impegnarsi attivamente nella ricerca di un impiego e di accettare una delle prime tre offerte di lavoro “congrue” che verranno presentate.

Chi invece ha bisogno di formarsi ancora, dovrà sottoscrivere il Patto per la formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o aziende.

Ci sono soggetti però che potrebbero non essere in condizione di lavorare: in tal caso il Patto da sottoscrivere è quello per l’inclusione sociale. Sia nel caso di Patto per il lavoro, che per quello di inclusione sociale, i soggetti interessati avranno l’obbligo di prendere parte a progetti utili alla collettività, se predisposti dai comuni, fino ad un massimo di 8 ore a settimana.

Sanzioni

Il reddito di cittadinanza non è per sempre; come abbiamo visto, infatti, questo si perde dopo 18 mesi, salvo la possibilità per il beneficiario di rinnovarlo.

Ma ci sono altri casi in cui il diritto al reddito di cittadinanza si perde. Questo, per esempio, vale per coloro che non accettano una delle tre offerte di lavoro congrue ricevute. Nel caso di rinnovo del RdC, invece, questo si perde già quando non si accetta la prima offerta di lavoro congrua.

Ci sono poi altre sanzioni disciplinari: per esempio, si perde il RdC quando non si partecipa ad un corso di formazione, oppure ci si rifiuta di prendere parte ad un colloquio o a una selezione finalizzata all’assunzione.

Ma le sanzioni possono essere ben più severe: infatti, per chi mente su reddito o occupazione lavorativa (ad esempio nascondendo di lavorare in nero) scatta non solo la perdita del RdC e la restituzione delle somme indebitamente percepite, ma anche la reclusione da 1 a 6 anni.

Stessa sanzione si applica nei confronti di coloro che durante la percezione del reddito di cittadinanza hanno trovato un lavoro, omettendo di comunicare la variazione del reddito entro i termini previsti.

Reddito di Cittadinanza e dimissioni: cosa fare e non fare

Il Reddito di Cittadinanza contrasta con la possibilità di presentare le dimissioni dal lavoro. Questo significa che chi ha presentato dimissioni nei 12 mesi prima dall’invio della domanda - eccetto quelle per giusta causa - viene escluso dal nucleo familiare (esclusivamente ai fini del RdC).

Di conseguenza, se chi ha dato le dimissioni è l’unico componente del nucleo, questo non può neppure presentare la domanda in quanto verrebbe respinta.

Per lo stesso motivo, è necessario dare comunicazione all’Inps, entro 30 giorni dall’evento e utilizzando il modulo SR181/Com-Esteso, delle dimissioni presentate, anche da un solo componente del nucleo familiare, nel periodo di fruizione del Reddito di Cittadinanza.

Cosa si può e non si può acquistare con il reddito di cittadinanza?

Concludiamo questa guida sulle indicazioni relative al come usare il reddito di cittadinanza, in base alle istruzioni pubblicate dal recente decreto del Ministero del Lavoro.

In questo viene specificato, chiarendo così una volta per tutte i dubbi dei titolari, che il reddito di cittadinanza può essere utilizzato per fare la spesa, acquistare farmaci e pagare bollette, affitto e rata del mutuo.

Si possono acquistare anche cellulari, computer e piccoli e grandi elettrodomestici, e non ci sono divieti per vino e altri alcolici. Il reddito di cittadinanza si può utilizzare anche per vestiti, mobilio, libri e giocattoli così come tutti quei beni che non sono stati inseriti nella lista degli acquisti vietati. Il decreto, infatti, pone un divieto di acquisto con reddito di cittadinanza solo per i seguenti beni:

  • giochi che prevedono vincite in denaro o altre utilità;
  • acquisto, noleggio o leasing di navi o imbarcazioni da diporto, nonché servizi portuali;
  • armi;
  • materiale pornografico e beni e servizi per adulti;
  • servizi finanziari e creditizi;
  • servizi di trasferimento di denaro;
  • servizi assicurativi;
  • articoli di gioielleria;
  • articoli di pellicceria;
  • acquisti presso gallerie d’arte o affini;
  • acquisti in club privati.

C’è ovviamente un modo per “aggirare” questo divieto: ogni mese, infatti, ai titolari del reddito di cittadinanza viene data la possibilità di prelevare del denaro contante nel rispetto di determinati limiti; è possibile quindi effettuare acquisti vietati utilizzando le somme prelevate dalla carta e pagando in contanti quanto dovuto.

È bene sottolineare poi che non è possibile utilizzare la carta prepagata per gli acquisti online, a eccezione di quegli elettrodomestici comprati su Internet ma con la formula del ritiro in negozio.

Per maggiori informazioni su cosa fare e non fare con il reddito di cittadinanza consigliamo di consultare la nostra guida su come spendere il beneficio in maniera corretta.

Reddito di Cittadinanza: fonti normative, numeri e contatti utili

Per avere un’informativa generale del Reddito di Cittadinanza vi consigliamo di consultare due fonti normative:

  • decreto 4/2019, poi convertito dalla legge 26/2019;
  • circolare 43/2019 dell’Inps.

Come sito di riferimento, invece, c’è quello ufficiale realizzato dal Ministero del Lavoro e accessibile cliccando qui.

Come numeri di telefono, invece, abbiamo il contact center di Poste Italiane, al numero 800 666 888.

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