I grandi hedge fund guardano con crescente invidia ai colossi del private equity, capaci di attirare valutazioni stellari e fiducia a lungo termine dagli investitori. È il caso di Millennium Asset Management, il fondo guidato da Izzy Englander, che punta a vendere una quota di minoranza sulla base di una valutazione da 14 miliardi di dollari — pari al 20% degli asset under management (AUM).
Un’operazione ambiziosa, considerata la natura tradizionalmente più volatile degli hedge fund rispetto ai buyout. Mentre i giganti come Blackstone, KKR o Apollo vantano ricavi stabili grazie a capitali bloccati per dieci anni, gli hedge fund soffrono per la minore prevedibilità dei flussi di cassa e dei rendimenti.
Millennium prova però a colmare il gap: ha introdotto impegni di capitale vincolati per cinque anni e accesso a fondi «callable», in stile private equity. In più, adotta una strategia multi-strategy con decine di team (“pods”) specializzati, che riduce il rischio e garantisce performance costanti.
Il confronto resta comunque impietoso: MAN Group, quotato a Londra, scambia a solo l’1-2% dei suoi AUM. E anche i casi come Och-Ziff, poi privatizzato per meno di 1 miliardo, mostrano quanto sia difficile replicare il successo pubblico dei fondi buyout.
Ma qualcosa sta cambiando. Con sempre maggiore peso nell’economia e una struttura più solida, hedge fund come Millennium, Citadel, Point72 e Balyasny potrebbero presto diventare investimenti più appetibili. Anche se, per ora, private equity e hedge fund restano due mondi distinti — e Millennium dovrà dimostrare di poter davvero giocare nella serie A della finanza globale.
© The Financial Times Limited 2025.
Tutti i diritti riservati. Non può essere ridistribuito, copiato o modificato in alcun modo.
Il Financial Times non è responsabile dell’accuratezza e della qualità di questa traduzione
Money.it ha i diritti di ripubblicazione di alcuni articoli limitati del Financial Times. Questo non è un feed in tempo reale dei contenuti del Financial Times.