Guadagnare con un PC (o anche solo con lo smartphone) è possibile, oggi più che mai. Ecco 10 soluzioni facili e sicure per riuscire ad arrotondare lo stipendio grazie a internet.
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Come guadagnare online oggi? Le possibilità di fare soldi su internet in modo sicuro e legale sono ormai davvero molte e tante sono abbastanza collaudate da risultare affidabili e a norma di legge. Il punto è scegliere quelle giuste, sapere in anticipo quanto rendono davvero e conoscere le regole per dichiarare al Fisco ciò che si incassa.
Per chi desidera arrotondare lo stipendio o intraprendere un lavoro completamente online, sfruttando passioni e conoscenze informatiche e creative, l’elenco che segue raccoglie 10 metodi legali per fare soldi su internet, con esempi concreti, guadagni realistici, costi delle piattaforme e obblighi fiscali. Molti sono lavori online senza investire somme iniziali e diversi si gestiscono interamente dallo smartphone, per chi vuole guadagnare con il telefono.
Se per alcuni il web non è considerato il luogo nel quale lavorare e guadagnare abbastanza, per altri le nuove professioni digitali, dove serve un mix di creatività, hobby e professionalità, sono diventate redditizie. Nel corso degli anni si sono affermate figure come quelle del content creator e del travel blogger, che nei casi di maggior successo arrivano a cifre importanti.
Una premessa resta d’obbligo: i metodi sicuri e seri per guadagnare online proposti non garantiscono sempre entrate sufficienti per il proprio fabbisogno, soprattutto all’inizio. Rappresentano però spunti concreti per monetizzare passioni e capacità, a patto di diffidare da chi promette guadagni facili e immediati.
1. Sondaggi online
Sembra incredibile, ma si può guadagnare semplicemente rispondendo a dei sondaggi tramite l’iscrizione ad alcune piattaforme online. In certi casi è prevista una vera e propria remunerazione sul conto, in altri vengono offerti buoni o crediti. Le aziende pagano per conoscere le opinioni dei consumatori e le piattaforme girano una parte del compenso a chi risponde.
Questo metodo è particolarmente adatto a chi vuole dedicare il tempo libero a questa attività ed è uno dei modi più semplici per guadagnare con il telefono, ma va preso per ciò che è: un arrotondamento da pochi euro, non uno stipendio.
Google Opinion Rewards
Google Opinion Rewards è l’app ufficiale di Google con cui si viene pagati per rispondere a semplici sondaggi. Ogni questionario può valere fino a 0,80 euro, che Google accredita come credito Google Play: si spende per app, giochi, film e libri sul Play Store e anche per abbonamenti come YouTube Music. La frequenza dei sondaggi varia in base al profilo compilato e, se si concede la geolocalizzazione, ai luoghi visitati; ogni sondaggio va completato entro 24 ore dalla notifica. L’app prevede anche un sistema di inviti: chi porta un amico riceve un bonus, indicato in 0,50 dollari per entrambi ma variabile in base al Paese.
LifePoints
Un sito di sondaggi retribuiti nato dall’unione di MySurvey e GlobalTestMarket e oggi gestito da una società del gruppo Kantar, tra i colossi delle ricerche di mercato. Con LifePoints i punti accumulati si convertono in denaro su PayPal, in buoni Amazon o in voucher di altri brand. La soglia minima per il riscatto su PayPal è fissata a 5 euro, pari a 600 punti: con questionari che valgono in genere tra 50 e 110 punti, servono quindi da 6 a 12 sondaggi completati per incassare il primo pagamento.
Per conoscere altre soluzioni di questo tipo, si consiglia la lettura della guida su come guadagnare con i sondaggi online.
2. Dropshipping
Tra i modi per guadagnare su internet più citati c’è l’avvio di un’attività commerciale online tramite il dropshipping.
Di cosa si tratta? In pratica si diventa venditori di prodotti tramite il web, ma senza la necessità di avere un magazzino con i beni e di occuparsi della spedizione.
Questa tipologia di e-commerce funziona in questo modo: il venditore crea un negozio online dove mostra i prodotti con i prezzi di vendita; il cliente acquista e paga il venditore; il venditore inoltra l’ordine al fornitore, il quale spedisce il prodotto direttamente al cliente.
Il venditore, che compra i beni dal fornitore a prezzo di ingrosso, trattiene il margine di guadagno dalla vendita. Un esempio: un accessorio pagato 8 euro al fornitore e rivenduto a 20 euro lascia 12 euro lordi, dai quali vanno sottratti pubblicità, commissioni sui pagamenti, abbonamento alla piattaforma del negozio e tasse.
Due aspetti vengono spesso sottovalutati. Il primo è fiscale: un negozio online attivo in modo continuativo è un’attività commerciale e richiede la partita IVA fin dall’inizio, indipendentemente dagli incassi. Il secondo riguarda i clienti: verso il consumatore risponde il venditore, non il fornitore, anche per resi, ritardi e prodotti difettosi. Per questo il dropshipping non è un lavoro online a costo e rischio zero, ma una piccola impresa a tutti gli effetti.
3. Vendita di oggetti fatti a mano
Chi è creativo, ha la passione del fai da te e realizza oggetti originali con tecniche artigianali particolari può guadagnare online attraverso la vendita delle proprie creazioni.
Sfruttando marketplace come Etsy e Amazon Handmade si possono esporre oggetti fatti a mano con i prezzi di vendita, mentre Pinterest e Instagram funzionano da vetrina per portare visitatori al negozio. Il negozio online è un’opzione vantaggiosa poiché non richiede la ricerca di uno spazio fisico né il pagamento di un affitto e si può gestire semplicemente tramite un pc.
Prima di fissare i prezzi conviene però conoscere i costi. Etsy addebita 0,20 dollari per ogni inserzione, che resta attiva quattro mesi e poi si rinnova allo stesso prezzo, una commissione di transazione del 6,5% sul totale dell’ordine (spedizione compresa) e una commissione di elaborazione del pagamento che varia in base al Paese; se la valuta del negozio è diversa da quella del conto, si aggiunge il 2,5% di conversione. Amazon Handmade non fa pagare le inserzioni ma trattiene il 15% su ogni vendita, spedizione inclusa. Su un paio di orecchini venduti a 30 euro, quindi, Etsy trattiene 1,95 euro di sola commissione di transazione, Amazon Handmade 4,50 euro.
Ovviamente occorre conoscere almeno le funzioni informatiche di base ed essere abbastanza abili nella navigazione internet. Affidarsi a un marketplace resta il consiglio migliore per chi parte da zero.
4. Vendita di usato e servizi
La vendita di articoli usati è una delle soluzioni più semplici per guadagnare soldi online.
Si può vendere davvero qualsiasi cosa: dai vestiti usati ai vecchi giochi della PlayStation, passando per gli smartphone di seconda mano e i libri dimenticati nelle librerie di casa. Con Vinted, per esempio, si può guadagnare vendendo i propri abiti usati. L’applicazione è diventata uno dei metodi più diffusi tra giovani e meno giovani per rinnovare l’armadio e, in maniera ecologica, non buttare quello che non si mette più. Per chi vende è gratuita: la commissione di Protezione acquisti, pari a 0,70 euro più il 5% del prezzo, è a carico dell’acquirente.
Il sito web Subito.it permette di guadagnare online vendendo qualsiasi prodotto, soprattutto se di seconda mano.
Chi si libera dei propri oggetti personali non realizza un reddito tassabile. Per effetto della direttiva europea DAC7, però, le piattaforme comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori che in un anno superano 30 vendite o 2.000 euro di incassi: non è una tassa, ma un monitoraggio che serve a individuare chi compra per rivendere in modo abituale. Per approfondire, la guida su quanto si può guadagnare su Vinted senza dichiarare.
Dopo la pandemia è diventato molto comune anche vendere dei servizi legati alle proprie capacità. Diversi portali, per esempio, consentono di creare e offrire a pagamento dei corsi su specifiche competenze.
È possibile anche vendere lezioni di fitness, yoga, lingue straniere, ripetizioni scolastiche e molto altro. Le possibilità sono infinite e, come un piccolo imprenditore, si può gestire il tutto attraverso Internet e gli strumenti per le aziende messi a disposizione da Google o Meta.
La serietà, ovviamente, è fondamentale. Chi vuole offrire un corso online a pagamento deve conoscere perfettamente l’argomento, magari presentare i titoli posseduti e non essere, così, additato come «un impostore».
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5. Creazione di un blog
Diventare un blogger di successo, tanto da poter guadagnare con questa attività, non è un’impresa semplice. Occorrono dedizione, creatività, impegno, costanza, conoscenza di un argomento specifico, spiccate doti comunicative e anche un po’ imprenditoriali.
Tra le storie più eclatanti c’è quella di Salvatore Aranzulla, che con le sue guide informatiche è diventato uno dei nomi più noti del web italiano.
Chi ha una passione in particolare e vuole condividerla attraverso contenuti online, scritti e aggiornati con frequenza, può pensare di aprire un blog. Il guadagno non sarà immediato, anche perché va considerata la forte concorrenza che c’è oggi sul web.
Le fonti di ricavo sono principalmente tre. All’inizio ci si può affidare a servizi pubblicitari come Google AdSense, che inseriscono annunci sul blog e pagano una volta raggiunta la soglia minima di 70 euro. Poi ci sono i programmi di affiliazione, che riconoscono una commissione sulle vendite generate dai link ai prodotti consigliati. Infine, quando le visualizzazioni saranno abbastanza, si possono vendere spazi pubblicitari e articoli sponsorizzati direttamente alle aziende. Se il blog diventa un’attività stabile, le entrate pubblicitarie richiedono la partita IVA.
6. Content creator su YouTube e TikTok
Chi ha dimestichezza con la telecamera può trasformare video e contenuti brevi in una fonte di reddito. È il percorso di molti influencer, ma i requisiti per monetizzare sono precisi e, nel caso di YouTube, stanno diventando più severi.
Su YouTube la quota sugli annunci arriva con lo YouTube Partner Program: servono almeno 1.000 iscritti e 4.000 ore di visualizzazione pubbliche negli ultimi 12 mesi, oppure 10 milioni di visualizzazioni di Shorts negli ultimi 90 giorni. Con 500 iscritti, 3 caricamenti negli ultimi 90 giorni e 3.000 ore di visualizzazione (o 3 milioni di visualizzazioni di Shorts) si sbloccano invece gli strumenti di sostegno dei fan, come abbonamenti al canale e Super Grazie. Dal 1° febbraio 2027 le soglie per i nuovi canali raddoppieranno: 8.000 ore di visualizzazione o 20 milioni di visualizzazioni di Shorts, fermo restando il requisito dei 1.000 iscritti.
Su TikTok il Creator Rewards Program paga i video originali più lunghi di un minuto e richiede almeno 18 anni, 10.000 follower e 100.000 visualizzazioni negli ultimi 30 giorni. I compensi vanno in genere da 0,40 a 1 dollaro ogni 1.000 visualizzazioni qualificate: un video da 1 milione di visualizzazioni vale quindi tra 400 e 1.000 dollari. Il programma è però attivo solo in alcuni Paesi e, secondo le pagine della TikTok Creator Academy consultate a settembre 2026, l’Italia non è tra questi. Per chi crea contenuti dall’Italia, le leve principali restano i regali virtuali durante le dirette, le affiliazioni e le collaborazioni con i brand.
7. Scrittura di contenuti
Scrivere in modo veloce, chiaro, creativo può essere una svolta per fare soldi tramite internet. Ci sono diverse possibilità di guadagnare online attraverso lavoretti di scrittura che possono essere svolti anche a tempo perso.
Melascrivi
Melascrivi è un content marketplace italiano. Il funzionamento è molto semplice. Per prima cosa bisogna registrarsi gratuitamente, quindi si realizza un articolo di prova (non retribuito) in modo da consentire allo staff interno di assegnare una valutazione all’autore. Maggiore è la valutazione, più articoli si possono prenotare (fino a un massimo di otto con la valutazione massima, cioè quattro stelle). Si viene pagati a parole (le stopwords non sono conteggiate), con tariffe che partono da circa 0,8 centesimi a parola per il livello d’ingresso e crescono con le stelle: un testo da 500 parole a una stella vale quindi intorno ai 4 euro. Il pay out è pari a 25 euro.
Il pagamento avviene ogni lunedì sul conto PayPal o tramite bonifico. Oltre alla figura di autori e committenti, esiste anche il ruolo di proofreader (correttore bozze). Possono accedervi soltanto gli autori con una valutazione pari a 4 stelle.
Greatcontent
Greatcontent è una delle migliori alternative a Melascrivi. Si tratta sempre di un content marketplace, in questo caso però la società è tedesca. Così come su Melascrivi, anche su Greatcontent esiste una suddivisione netta tra autori e committenti.
I primi prenotano i lavori proposti dai secondi. Gli argomenti affrontati spaziano dal settore travel (viaggio) all’automotive, passando per tecnologia, moda, benessere e sport. Per essere pagati occorre raggiungere l’importo minimo di 25 euro; i pagamenti avvengono tramite bonifico bancario all’interno dell’Unione europea oppure tramite PayPal.
Contents.com
Un’altra alternativa è Contents.com, piattaforma che mette in contatto autori e aziende che commissionano articoli e testi per siti web e canali social. Si accede agli incarichi dopo un test d’ingresso; i pagamenti si richiedono a partire da una soglia di 50 euro e vengono eseguiti tramite PayPal circa 45 giorni dopo la fine del mese di competenza.
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8. Vendita di foto
Sono sempre di più le persone appassionate di fotografia e questo hobby, spesso svolto con competenza e professionalità, può diventare redditizio.
Per guadagnare online con le proprie fotografie basta rivolgersi a siti specifici per la vendita di foto, le cosiddette agenzie di microstock, che vendono licenze d’uso degli scatti e riconoscono al fotografo una royalty su ogni download.
Adobe Stock riconosce il 33% del prezzo netto di ogni licenza per foto, vettoriali e illustrazioni e il 35% per i video, con un minimo di 0,33 dollari per licenza standard. L’esempio indicato da Adobe: con un abbonamento da 29,99 dollari al mese per 10 licenze, ogni foto scaricata frutta al fotografo circa 0,99 dollari.
Shutterstock prevede 6 livelli di guadagno, con royalty dal 15% al 40%, che si scalano in base ai download dell’anno e ripartono dal livello 1 ogni 1° gennaio. Con i pacchetti in abbonamento più economici, molte vendite valgono il minimo di 0,10 dollari a download.
Getty Images e iStock riconoscono royalty tra il 15% e il 45% a seconda del contratto, con le percentuali più alte riservate ai collaboratori in esclusiva.
I numeri spiegano la regola del settore: si guadagna sui volumi, con portfolio ampi, aggiornati e costruiti sui soggetti più richiesti dai clienti.
9. Creazione di podcast
Il podcasting è oggi molto diffuso. Per questo, pensare di guadagnare attraverso questa attività è un’idea concreta. Per fare soldi con il podcasting sono necessarie spiccate doti comunicative, la conoscenza di un argomento specifico o di un settore del quale offrire contenuti originali e un dispositivo con microfono con cui registrare.
Informazioni, notizie, storie, curiosità e aneddoti possono essere ascoltati facilmente in qualsiasi luogo e in qualunque momento attraverso la formula del podcast, e sempre più spesso anche guardati, grazie alla diffusione dei videopodcast.
La novità del 2026 riguarda Spotify: dal 20 ottobre lo Spotify Partner Program è disponibile anche in Italia. Gli show ospitati su Spotify for Creators che rispettano i requisiti ricevono il 50% dei ricavi degli annunci gestiti da Spotify trasmessi nei propri episodi, dentro e fuori la piattaforma, oltre ai compensi legati alla visione dei videopodcast da parte degli abbonati Premium.
Per il resto, guadagnare è possibile attraverso l’offerta del contenuto a pagamento (anche tramite abbonamenti su piattaforme come Patreon), le sponsorizzazioni lette in puntata e l’attività di merchandising legata al podcast.
10. Lavori freelance
Professionisti di vario genere possono guadagnare semplicemente stando davanti al computer, offrendo come freelance le proprie capacità e la professionalità acquisita.
Copywriter, web designer, project manager, traduttori, graphic designer e sviluppatori sono tra gli impieghi più diffusi e ricercati che si svolgono completamente online. Lo sviluppatore di app, in particolare, è una figura richiesta anche dalle aziende: lavorando come freelance o consulente si può offrire questo servizio a una società, con una remunerazione spesso più interessante rispetto alla pubblicazione di un’app propria sugli store.
Per trovare clienti è molto utile iscriversi ai marketplace del lavoro freelance, mettendo in conto le commissioni. Upwork trattiene dal maggio 2025 una commissione variabile tra lo 0% e il 15% per contratto, comunicata prima dell’invio della proposta e, per i nuovi rapporti con i clienti, di solito vicina al 15%. Su Fiverr, dove è il freelance a pubblicare pacchetti di servizi a prezzo fisso, la piattaforma trattiene il 20% di ogni vendita: un logo venduto a 100 euro lascia al grafico 80 euro, prima delle tasse. Malt è invece la piattaforma europea orientata a missioni più lunghe con le aziende.
Quando le collaborazioni diventano stabili e ricorrenti, l’attività freelance richiede l’apertura della partita IVA.
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Tasse sui guadagni online: prestazione occasionale o partita IVA
Ogni euro guadagnato online, salvo la vendita dei propri beni personali usati, è reddito da dichiarare. Il regime non dipende dalla piattaforma utilizzata, ma da come l’attività viene svolta.
Prestazione occasionale. Chi lavora online in modo saltuario, senza organizzazione e senza continuità, produce «redditi diversi» ai sensi dell’articolo 67 del TUIR e può farsi pagare con una ricevuta di prestazione occasionale, senza partita IVA. Se il committente è un sostituto d’imposta italiano (impresa, professionista, ente) trattiene una ritenuta d’acconto del 20%: su 1.000 euro lordi se ne incassano 800. Se a pagare è una piattaforma estera, la ritenuta non c’è e l’imposta si versa con la dichiarazione dei redditi (quadro D del 730 o quadro RL del modello Redditi). Sulle ricevute di importo superiore a 77,47 euro va applicata la marca da bollo da 2 euro.
Oltre 5.000 euro annui di compensi occasionali complessivi scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, con contributi dovuti solo sulla parte eccedente, ripartiti per un terzo a carico del lavoratore e per due terzi del committente.
Attenzione a un falso mito molto diffuso: i 5.000 euro non sono la soglia oltre la quale diventa obbligatoria la partita IVA. Ciò che conta è l’abitualità: una collaborazione continuativa può richiederla anche con incassi bassi, mentre una prestazione davvero episodica resta occasionale anche se supera quella cifra.
Partita IVA. È necessaria per negozi online e dropshipping, blog e canali monetizzati in modo stabile, attività freelance con clienti ricorrenti. Il regime più scelto è il forfettario: nel 2026 si applica fino a 85.000 euro di ricavi annui (oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata), con imposta sostitutiva del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni delle nuove attività in presenza dei requisiti. Resta escluso chi nell’anno precedente ha percepito redditi da lavoro dipendente superiori a 35.000 euro. Tutti i dettagli sono nella guida al regime forfettario 2026.
Truffe online: come riconoscere i falsi lavori da casa
Accanto ai metodi legali prospera un’industria della truffa che prende di mira proprio chi cerca come guadagnare online. La più diffusa è la task scam, o «truffa dei like», segnalata più volte dalla Polizia Postale. Un finto reclutatore, spesso su WhatsApp o Telegram con un numero estero e il nome di un’azienda reale, propone di guadagnare mettendo «mi piace» a video, seguendo profili social o scrivendo recensioni. I primi compensi, di pochi euro per incarico, arrivano davvero e servono a conquistare la fiducia della vittima; poi viene chiesto di aprire un portafoglio di criptovalute o di versare denaro per sbloccare compiti più remunerativi. Quando le somme versate diventano consistenti, il conto sulla finta piattaforma viene congelato e i truffatori pretendono ulteriori pagamenti come tasse o commissioni di sblocco, prima di sparire.
Ad agosto 2026 un’indagine della Polizia Postale coordinata dalla Procura di Venezia ha portato a sette decreti di perquisizione in diverse regioni contro una rete che usava proprio questo schema, con compensi iniziali tra 2 e 5 euro per ogni «task».
I campanelli d’allarme sono sempre gli stessi: contatto non richiesto, prefisso estero, guadagni alti per compiti banali, richiesta di pagare per iniziare o di usare criptovalute. Nessun lavoro serio chiede soldi a chi lavora. In caso di dubbi o di truffa subita, ci si può rivolgere alla Polizia Postale, anche tramite il Commissariato di PS online (commissariatodips.it), che consente la denuncia via web dei reati telematici.
Domande frequenti su come guadagnare online
Quanto si può guadagnare online da casa?
- Dipende dal metodo. I sondaggi rendono pochi euro al mese, scrittura e foto stock generano piccole entrate che crescono con i volumi, mentre freelance, e-commerce e content creation possono diventare un reddito vero, ma richiedono mesi di lavoro e, una volta stabili, la partita IVA.
Quali sono i lavori online senza investire?
- Sondaggi, vendita dell’usato, scrittura sui content marketplace, vendita di foto e lavori freelance si avviano senza costi iniziali: bastano un pc o uno smartphone e una connessione. Dropshipping e negozi online richiedono invece almeno pubblicità, abbonamento alla piattaforma e partita IVA.
Si pagano le tasse sui guadagni online?
- Sì, con l’unica eccezione della vendita occasionale dei propri beni usati. I compensi saltuari si dichiarano come redditi diversi, con ritenuta del 20% se il committente è un sostituto d’imposta italiano; le attività abituali richiedono la partita IVA.
Come si riconosce un’offerta di lavoro online truffa?
- Diffidare di chi contatta senza preavviso, promette guadagni alti per like o recensioni e chiede di versare denaro o criptovalute per iniziare o per sbloccare i compensi.
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