Telecom: la presidenza va a Giuseppe Recchi, dopo un’assemblea travagliata

L’Ad Patuano cerca di ricucire gli strappi tra gli azionisti, anche se i soci di minoranza hanno tentato, invano, di ribaltare il potere di Telco

Dopo dodici ore di seduta si è chiusa ieri l’Assemblea dei soci di Telecom che ha approvato il bilancio del 2013 e ha rinnovato i vertici aziendali. L’esito di questa seduta fiume che ha registrato un’affluenza record, con il 56% degli azionisti presenti, è stato un bilancio approvato con 674 milioni di perdite e la nomina di Giuseppe Recchi alla Presidenza del colosso telefonico, con Marco Patuano riconfermato nell’incarico di Amministratore Delegato e molte difficoltà nella nomina dei 13 Consiglieri del CdA che, in gran parte, rispecchiano la ripartizione della proprietà di Telecom.

L’esito finale dell’Assembla assegna a Telco, la holding controllata dalla società spagnola Telefonica che controlla il 22% di Telecom, 10 dei 13 posti del CdA. Ad Assogestioni, la società di gestione delle banche, vanno gli altri 3 posti mentre, nonostante varie manovre, resta fuori dal Consiglio di Amministrazione Marco Fossati, leader di Findim che detiene il 5% dei capitali Telecom.

L’esclusione degli appartenenti alla lista di Findim sarebbe legato al pesante conflitto di interessi in cui si è ritrovato Vito Gamberale, capolista di Findim, che è presidente del Fondo F2i che, assieme alla Cassa Depositi e Prestiti, controlla la società Metroweb che, avendo l’incarico di sviluppare la banda larga in Italia, potrebbe ricevere, in ogni momento, le commesse della stessa Telecom.

Il risultato delle votazioni assembleari non è stato piano e lineare come ci si potrebbe aspettare. In 12 ore di concilio, infatti, Fossati ha tentato il tutto per tutto, pur di entrare in CdA. Nella prima tornata di voti, quella che utilizza il voto di lista, per garantire un’equa rappresentanza in CdA, anche ai soci di minoranza, la strategia di Findim e di Fossati è stata quella di votare per la lista dei fondi bancari (Assogestioni), facendo ottenere a quest’ultima più del 50% dei voti e mettendo Telco in una posizione di minoranza e facendogli ottenere solo 3 voti, come la lista dei fondi.

A questo punto Fossati ha proposto di integrare il CdA con nomi, come quello di Vito Gambarale, provenienti dalla sua lista, in cambio del sostegno a Giuseppe Recchi per la presidenza ma Telco non ha accettato e i soci di Findim e di Assogestioni sono usciti dall’aula per protesta. La seduta è proseguita con i soci rimasti in assemblea (22,39% del capitale) che hanno utilizzato il voto di maggioranza determinando così, la composizione del CdA di cui sopra e la nomina di Recchi a Presidente.

L’Ad Patuano ha comunque cercato di riportare l’accordo tra le varie anime di Telecom affermando che l’azienda, a un punto di svolta, ha necessariamente bisogno dell’armonia tra i soci, per rischiarare il futuro dell’azienda. Al di là della cessione di Telecom Brasile e di TiMedia, da cui dovrebbero arrivare due miliardi di euro da destinare a ricerca e sviluppo, il nodo più delicato, nel prossimo futuro di Telecom, è lo sviluppo della banda larga e i possibili investimenti su Metroweb. Altro fronte caldo è quello delle dismissioni a cui si legano strettamente i contratti di solidarietà che riguardano circa 30.000 dipendenti Telecom (la metà del personale) e che porteranno alle Casse dell’INPS un aggravio di circa 600 milioni di euro.

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Telecom Italia

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