L’amministrazione Trump ha rilasciato, l’altro giorno, il documento sulla sua National Security Strategy, in cui dedica un paio di paginette all’Europa. Il succo è nella frase “Se le tendenze attuali continueranno, il continente sarà irriconoscibile tra 20 anni o meno” ovvero il declino sarà drammatico, irreversibile tanto da rendere gli europei alleati inutili. Ma su cosa basano questa terribile diagnosi?
Si tratta di un doppio registro. Al primo livello riferiscono una fotografia quantitativa di perdita di peso del Pil europeo (EU 27) dal 25% del 1990 al 14% attuale. Non si capisce bene che dati abbiamo usato in quanto dati World Bank (aggiornati 2024) dicono che la perdita di peso è del sistema occidentale nel suo complesso, quello europeo è oggi al 17% e non al 14% e sconta anche l’uscita dal computo della UK (2016-2020).
Tuttavia, anche con queste correzioni, c’è qualche punto percentuale di perdita rispetto US e molti di più sul totale mondo. Si poteva convocare l’austerity neoliberale, la mancanza di investimenti, l’assenza di politica economica, la riduzione dei poteri d’acquisto e la crescita verticale delle diseguaglianze; invece, l’ideologia del paper convoca l’eccesso di normatività.
Insomma, dannazione, gli europei sono ordo-neoliberali e non anarco-capitalisti. In più, sono terribilmente arretrati sul piano militare, relativi investimenti e cultura della forza.
Il secondo livello convoca la “crisi di civiltà” ovvero pochi figli, troppi immigrati, «wokismo», censura della libertà di parola e repressione dell’opposizione politica di estrema destra, sovranismi e populismi vari, perdita dei sentimenti nazionali e significato della propria civiltà.
Inoltre, gli europei si sono arenati nel “pasticcio ucraino” (ordito dall’amministrazione Biden) e toccherà agli US ristabilire le più eque condizioni che permetteranno la sopravvivenza Ucraina, altresì scongiurando un eventuale conflitto diretto da russi ed europei.
Le élite europee sono intrappolate in una strategia insensata “Un’ampia maggioranza europea desidera la pace, ma questo desiderio non si traduce in politica, in larga misura a causa del sovvertimento dei processi democratici da parte di quei governi”. Tuttavia, si auspica “la crescente influenza dei partiti patriottici europei” in una inedita combine di “pace e nazionalismo”. Quindi i governi europei dovrebbero spiegare ai propri cittadini che urge meno welfare e più warfare, ma senza inventarsi l’improbabile pericolo russo alle porte intralciando così i disegni strategici americani.
Insomma, il problema dell’Europa è che non è come noi, non la pensa come noi, è ancora attardata sulle linee ideologiche liberals (Obama-Biden).
Infine, visto che, se mostrano qualche confusione sul piano della teoria sono gente pratica, la ricetta strategica atterra a:
1) Spendere molto di più in armi (americane) non potendo più contare sulla benevola protezione americana;
2) aprirsi senza regole al potere commerciale americano deregolandosi del tutto (normativamente, fiscalmente, gas etc.);
3) dimenticarsi eventuali allargamenti NATO e farsi carico del pasticcio ucraino in toto (fornendo armi ovviamente comprate dagli americani, ricostruzione etc.);
4) mostrare maggiore severità verso la Cina;
5) rassegnarsi al fatto che Washington appoggerà le forze politiche sane (destre estreme, sovranismi, populismi, conservatorismi vari etc.) di modo da permettere una maggior convergenza struttural-ideologica.
Il panorama ideologico occidentale oggi oscilla tra l’ordo-neoliberismo europeo, confusamente europeista e questa miscela di suprematismo americano che prendendo atto dell’impossibilità di ripristinare il ruolo americano di “capo del mondo”, vuole rafforzare la sua posizione di polo più potente stringendo i legami ideologici e pratici con il giardino di casa (Sud America) e l’Europa. La Russia non è un problema, la Cina (e l’Asia più in generale) è il problema dell’egemonia-mondo per i prossimi trenta anni.
Se non vi sentite a casa e il cuore non vi batte né per gli ordo-neolib-europeisti, né per questa miscela di “Make America Great Again” (il che dovrebbe essere ovvio visto che qui nessuno è americano, a parte la più generale indigeribilità del trumpismo a vari livelli), forse val la pena di coltivare il né-né (e diffidare di chi «usa» la critica a gli uni per appoggiare gli altri).
L’ultimo girone dell’Inferno della Commedia europea tutt’altro che Divina, oltre alla VdL, la Kallas, Merz e Macron, ospita anche tutti i trumpisti europei (oltre a tutti gli americani in generale) e in questa selva oscura, ogni diritta via sembra smarrita. Urge un nuovo pensiero.