Mutui e prestiti, la grande beffa tutta italiana. Ecco quanto le famiglie pagano di più rispetto al resto d’Europa

Laura Naka Antonelli

16 Marzo 2026 - 14:30

Impressionante il gap tra i tassi sui mutui applicati dalle banche in Italia e quelli della Spagna. La FABI parla di credito da lusso. Ma l’effetto dei tagli dei tassi BCE?

Mutui e prestiti, la grande beffa tutta italiana. Ecco quanto le famiglie pagano di più rispetto al resto d’Europa

La BCE ha tagliato i tassi dell’area euro per ben 8 volte nel 2024 e 2025. Ma in Italia i mutui e i prestiti restano tra i più cari d’Europa.

Una vera e propria beffa, che emerge dallo studio stilato dalla divisione Analisi & Ricerche della FABI (Federazione autonoma bancari italiani), il sindacato dei bancari numero uno in Italia.

Il paradosso, BCE taglia tassi ma in Italia tassi prestiti e mutui più alti della media europea

Il paradosso è evidente.

Il rapporto “ In Italia il credito è un lussoì: prestiti e mutui più alti della media europea ” indica come, a dispetto dei tagli di tassi annunciati ripetutamente dalla BCE nel periodo compreso tra il 6 giugno 2024 e il 5 giugno 2025, i mutui e i prestiti che le banche erogano alle famiglie italiane sono più cari rispetto ai principali Paesi dell’Eurozona.

Il quadro, di per sé già alquanto deprimente, risulta ancora più preoccupante se s considera che, “con il contesto internazionale tornato più instabile, tra tensioni geopolitiche, la guerra in Iran e nuovi segnali di pressione inflazionistica ” (occhio al panico per i prezzi del petrolio a $200 al barile) è “poco probabile un allentamento duraturo delle condizioni di finanziamento per famiglie e imprese”.

Tradotto: è poco probabile che le condizioni di finanziamento più generose che la BCE è riuscita a garantire negli ultimi anni alle famiglie di tutta l’Eurozona con i tagli dei tassi, (di cui però gli italiani hanno beneficiato a quanto pare in misura inferiore rispetto ad altri Paesi), permangano.

D’altronde, i mercati stessi stanno prezzando addirittura il ritorno delle strette monetarie, ovvero dei rialzi dei tassi.

FABI. In Italia il credito è un lusso. Il gap impressionante tra tassi mutui italiani ed europei

Tornando al rapporto della FABI, i mutui e prestiti in Italia da “lusso” sono tutti certificati dai numeri: “All’inizio del 2026 il tasso medio sui mutui in Italia si attesta al 3,55%, contro il 3,06% della Francia, il 2,49% della Spagna e una media europea del 3,23%. Il divario è ancora più marcato sul credito al consumo: i prestiti personali in Italia viaggiano all’8,11%, ben al di sopra della media europea del 7,51%”.

Riguardo ai tassi sui mutui, il differenziale con l’Italia varia dai 49 punti base rispetto alla Francia a 21 punti base rispetto al Portogallo (dove il tasso medio è pari al 3,34%), fino a 106 punti base nei confronti della Spagna.

Risultato: in Italia le rate sono più elevate e il costo complessivo è più alto.

Continuando a fare il paragone con quanto avviene in altri singoli Paesi europei, con tassi al 3,55%, i mutui italiani sono più cari anche rispetto a quelli del Belgio (3,32%), con il gap che è di 23 punti base.

Detto questo, c’è chi sta peggio: è il caso dell’Austria che, con il 3,52%, presenta tassi sui mutui superiori a quelli italiani di 3 punti base, così come, sempre in riferimento all’inizio del 2026, a pagare di più rispetto all’Italia sono la Germania (3,84%), il Lussemburgo (3,77%) e la Grecia (3,72%), “Paesi che continuano a presidiare la parte più alta della classifica insieme all’Italia”.

I tassi sui mutui applicati in Italia e in altri Paesi europei I tassi sui mutui applicati in Italia e in altri Paesi europei L'Italia 'batte' diversi Paesi europei sui tassi sui mutui. Il gap continua a confermarsi elevato, soprattutto nei confronti della Spagna. Agli inizi del 2026 i tassi sui mutui in Italia si sono attestati in media al 3,55%, rispetto al 2,49% in Spagna (Fonte: elaborazione dati FABI su numeri BCE).

Tutto, mentre la paura che la BCE imprima una grande svolta alla propria politica monetaria è tangibile, come rimarcano gli esperti della FABI: “Nuovi timori sorgono, alla luce delle attuali condizioni macroeconomiche, su ulteriori interventi al rialzo che la BCE potrebbe valutare nei prossimi mesi ”.

Non solo mutui, in Italia tassi più cari anche su prestiti personali

In attesa di capire come si muoverà la Banca centrale europea guidata da Christine Lagarde - tra l’altro il BCE Day è alle porte, visto che manca una manciata di giorni alla data X - il triste primato delle condizioni di finanziamento più rigide in Italia è confermato non solo dai mutui ma anche dal credito non garantito, che viene definito una vera e propria “ anomalia ”.

Il “sovrapprezzo che le famiglie italiane pagano è “strutturale rispetto al resto d’Europa, con tassi sui prestiti personali che restano elevati e alimentano un divario che nel tempo resta importante anche nel 2026”.

Anche qui la tabella verità stilata dalla FABI parla chiaro e la beffa è ancora più grande se si considera che il gap tra i costi che gli italiani sostengono per ricevere un prestito personale dalla banca, rispetto a quelli pagati dalle famiglie europee, è stato notevole a partire dal 2023 al 2025, andando avanti anche nel 2026, a conferma di un “disallineamento strutturale”.

A fronte di un costo medio del credito al consumo che, nel mese di dicembre 2023 in Europa era pari al 7,69% (a seguito dell’ultimo rialzo dei tassi annunciato dalla BCE il 20 settembre di quell’anno), in Italia le famiglie erano costrette a pagare 82 punti base in più.

Il divario è aumentato anche nel corso del 2024 (proprio nell’anno in cui la BCE ha iniziato a tagliare i tassi), per balzare poi fino a 117 punti base nel 2025, quando il tasso medio italiano, ha reso noto ancora la FABI, è salito all’8,33%, rispetto alla media europea del 7,16%.

Sebbene in misura inferiore, la differenza si è poi confermata elevata anche agli inizi di quest’anno, con il tasso medio sui prestiti personali in Italia rimasto superiore alla media europea di oltre 50 punti base: pari a “ un valore dell’8,11%,
rispetto al 7,51% in media nel Continente
”.

Occhio anche in questo caso ai valori che interessano i singoli altri Paesi:

In Francia il tasso resta ad una soglia più contenuta e pari al 6,39%, così come in Spagna (6,89%) e in Belgio (5,80%). Completano la rosa dei Paesi con condizioni di prestiti al consumo più vantaggiose rispetto a quelle italiane la Germania, con un tasso medio dell’8,09%, Finlandia (5,23%), Belgio (5,80%) e il Lussemburgo al 3,89%. Gli unici Paesi con i tassi più elevati rispetto all’Italia restano Grecia e Portogallo, rispettivamente al 10,44% e al 9,15%, seguiti dall’Austria con l’8,26%”.

I tassi applicati sui prestiti al consumo in Europa. Anche qui l'Italia fa parte dei Paesi dove il conto è più salato I tassi applicati sui prestiti al consumo in Europa. Anche qui l’Italia fa parte dei Paesi dove il conto è più salato FABI: «Il tasso medio applicato ai prestiti personali risulta sistematicamente superiore alla media europea, segnalando fin dall’inizio del periodo un disallineamento strutturale». (Elaborazioni FABI sui dati della BCE)

Il commento del segretario generale della FABI Sileoni. “Il credito sta sostituendo il reddito”

I risultati del rapporto stilato dalla divisione Analisi & Ricerche della FABI sono stati commentati dal segretario generale del sindacato, Lando Maria Sileoni, che ha fatto notare come la situazione rischi anche di peggiorare, visto lo spettro del ritorno delle strette monetarie, ovvero rialzi dei tassi, da parte della BCE:

“I dati dello studio confermano che, nonostante il taglio dei tassi deciso dalla Banca Centrale Europea, in Italia il credito continua a costare più che nel resto d’Europa. Il divario resta evidente sia sui mutui sia, soprattutto, sul credito al
consumo, dove non si riduce ma tende ad ampliarsi. È il segnale che la trasmissione della politica monetaria è ancora
incompleta e che i benefici per famiglie e imprese arrivano con lentezza e in modo diseguale. In un contesto internazionale tornato più instabile, questo ritardo diventa ancora più preoccupante. Le tensioni geopolitiche e il nuovo shock energetico rischiano infatti di riaccendere l’inflazione, proprio in Europa, particolarmente sensibile alle dinamiche dei prezzi dell’energia. Se l’inflazione dovesse tornare a salire, non si potrebbe escludere che la BCE sia costretta a valutare nuovi interventi sui tassi”.

E allora, sarebbero davvero dolori, soprattutto per un Paese che non riesce a trarre vantaggio, non a pieno in ogni caso, neanche dell’allentamento della politica monetaria della BCE.

Attenti anche al pericolo che il reddito venga sostituito dal credito:

“I prestiti personali sono diventati per molte famiglie una voce ordinaria e quando il ricorso al prestito serve per ottenere liquidità, accorpare debiti o acquistare un’auto usata, significa che il credito sta sostituendo il reddito”.

Oltre alla piaga del debito pubblico, l’Italia dovrà affrontare sempre di più anche quella del debito privato delle famiglie, noto nella storia per essere stato sempre contenuto? Sicuramente, la notizia del salasso del credito non è affatto di buon auspicio.

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