Stress da lavoro correlato: possibile il risarcimento del danno

Manuela Margilio

16 Maggio 2014 - 16:42

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Cosa fare se il vostro capo vi sottopone a carichi di lavoro eccessivi o a ritmi di lavoro ripetitivi

Lo stress da lavoro correlato è un concetto introdotto solo di recente nell’ambito della nostra legislazione; nonostante sia stato preso in esame da parte dei Giudici del Lavoro, è solo con il Decreto legislativo n.81 del 2008 che viene preso in considerazione nell’ambito dell’organizzazione aziendale che si occupa della tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

L’attuale quadro normativo in materia ha infatti individuato lo stress da lavoro-correlato come uno dei rischi oggetto di valutazione e di gestione da parte dell’azienda, secondo i contenuti fissati dall’Accordo europeo dell’8 ottobre 2004. Lo stress da lavoro correlato, descritto dal suddetto accordo, è definito come «condizione che può essere accompagnata da disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale ed è conseguenza del fatto che taluni individui non si sentono in grado di corrispondere alle richieste o aspettative riposte in loro».

Le indicazioni necessarie e i criteri per valutarlo nel contesto aziendale sono state emanate il 17/11/2010 con comunicato del Ministero del Lavoro.

Ai sensi della normativa sulla sicurezza sui luoghi di lavoro, la valutazione del rischio da stress da lavoro correlato rientra nella valutazione dei rischi redatta dal datore di lavoro con apposito documento, avvalendosi del Responsabile del Servizio di Prevenzione e protezione e del medico competente, previa consultazione del Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza.

Svariati studi effettuati in Italia e all’estero su operai e impiegati monitorati presso strutture sanitarie hanno dimostrato che sono più soggetti ad infarto o comunque a malattie dell’apparato cardiocircolatorio, gastrointestinale e neurologico quei lavoratori che:

  • hanno subito molestie sessuali e stalking
  • hanno subito licenziamenti illegittimi e senza giusta causa
  • sono stati oggetto di mobbing
  • non si sentono appagati e gratificati dal proprio capo
  • percepiscono il proprio superiore come non adatto al ruolo manageriale ricoperto
  • sono sottoposti a ritmi usuranti.

Lo stress da lavoro può essere dovuto infatti a svariati fattori (quali il contenuto e tipologia delle mansioni assegnate, la cattiva organizzazione aziendale, l’ambiente di lavoro circostante, il rapporto con i colleghi) che vengono trattati nel documento di valutazione dei rischi aziendali.

Le situazioni sopra indicate influenzano spesso lo stile di vita e le abitudini alimentari dell’individuo, favorendo così l’insorgere di gravi malattie o comunque aumentando il rischio del loro verificarsi.
Lo stato di stress si ripercuote negativamente a livello lavorativo e a livello personale.
Nel primo caso incide sulla produttività aziendale , nel secondo caso si riflette in modo negativo sulla vita personale e di relazione, nonchè sulle condizioni di salute dell’individuo, potendo addirittura essere causa di infortuni sul lavoro .

Anche mansioni non stimolanti e percepite come non adeguate alla propria professionalità possono essere fortemente stressanti.

Dal punto di vista giuridico è prevista la risarcibilità del danno , inteso come forma di danno esistenziale, al verificarsi di un pregiudizio che per poter essere quantificato deve essere osservabile e descrivibile. Potrà dunque essere risarcito ogni qual volta vengano accertati dei mutamenti organico funzionali di tipo patologico.
Al fine di ottenere il risarcimento del danno, nei casi in cui il superlavoro e il ritmo usurante compromettano l’integrità psico-fisica dell’individuo, fino al decesso per infarto, come ritenuto da una recente sentenza della Corte di Cassazione, sarà necessario provare il rapporto di causa-effetto tra l’attività svolta e l’evento lesivo (danno fisico psicologico) del lavoratore.
La Corte Supreme sostiene infatti che è in capo all’azienda la responsabilità dell’organizzazione e della distribuzione del lavoro, pertanto l’azienda non può sottrarsi agli addebiti che possono derivare dagli effetti lesivi di una inadeguata gestione delle sue risorse.

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