Dichiarare il falso: cosa si rischia? Le sanzioni per il reato di falsa attestazione

Il reato di falsa attestazione, previsto dall’articolo 495 del Codice Penale, è punito con la reclusione; ecco quali sono i rischi per chi dichiara il falso ad un pubblico ufficiale.

Dichiarare il falso: cosa si rischia? Le sanzioni per il reato di falsa attestazione

Cosa rischia chi dichiara il falso?

L’articolo 495 del Codice Penale stabilisce che qualunque persona che dichiari il falso mentendo sull’identità, lo stato o le qualità della propria persona o di un soggetto terzo, è punito con una reclusione che va da uno ai sei anni.

Per questo motivo quando si compila una domanda per un concorso pubblico, si testimonia per un particolare evento, o semplicemente si comunicano le proprie generalità ad un pubblico ufficiale, bisogna fare molta attenzione a quello che si dichiara. In caso di informazioni non inerenti con la realtà, infatti, si rischiano fino a sei anni di carcere.

L’articolo 495 del Codice Penale che disciplina il reato di falsa attestazione ad un pubblico ufficiale è stato modificato nel 2008 con l’approvazione del “Pacchetto Sicurezza”. Ecco tutte le novità introdotte e quello che c’è da sapere sui rischi e sulle fattispecie punibili.

Falsa attestazione: quando è reato?

La dichiarazione del falso ad un pubblico ufficiale, come vi abbiamo anticipato, è una condotta punibile penalmente.

Con l’articolo 495 del Codice Penale, infatti, il legislatore ha voluto tutelare la pubblica fede, la quale può essere lesa tramite delle condotte idonee ad alterare il proprio contrassegno personale o quello di un’altra persona.

Il reato di falsa attestazione può essere commesso da qualsiasi persona che dà delle informazioni non reali. Nel dettaglio, per essere punibile penalmente una falsa dichiarazione deve:

  • essere resa ad un pubblico ufficiale;
  • avere come oggetto l’identità, lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona.

Come prima cosa, quindi, dobbiamo fare chiarezza su cosa si intende per “pubblico ufficiale” analizzando quanto stabilito nell’articolo 357 (comma I) del Codice Penale.

Qui si legge che “agli effetti della legge penale, sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa”; quindi il pubblico ufficiale è qualsiasi persona che ricopre un ruolo formale all’interno di una pubblica amministrazione, come ad esempio i militari delle Forze Armate, gli impiegati pubblici e gli insegnanti.

Anche i controllori dei mezzi pubblici, nell’esercizio delle loro funzioni, sono dei pubblici ufficiali; ecco perché anche chi mente sulle proprie generalità, ad esempio per evitare una multa, rischia di essere punito con la reclusione.

La seconda condizione necessaria affinché sussista il reato di falsa attestazione è quella per cui la dichiarazione deve avere come oggetto l’identità, lo stato o altre qualità della propria persona o di un soggetto terzo.

Nel dettaglio, con il termine “identità” si intendono tutti quei dati che contribuiscono ad individuare anagraficamente una persona, come il nome, il cognome o la data di nascita.

Lo “stato”, invece, è la condizione che la persona ricopre all’interno della comunità sociale. Costituisce reato quindi mentire sulla cittadinanza o sullo stato coniugale.

Infine, il termine “qualità personale” comprende tutte le informazioni valide per identificare una persona dal punto di vista “qualitativo”; rientrano in questo ambito i dati sulla propria professione e sulla residenza.

Mentire su questi dati, quindi, può essere molto pericoloso perché si rischia di doverne rispondere in un processo penale al quale può seguirne un periodo di reclusione.

Cosa si rischia a dichiarare il falso

Il reato di falsa attestazione è punibile con la reclusione che va da uno a sei anni; questo termine è stato aumentato con il “Pacchetto Sicurezza”, così come l’aspetto sanzionatorio previsto nel secondo comma dell’articolo 495.

Qui viene stabilito che la reclusione non può essere inferiore ai due anni quando la falsa attestazione riguarda delle dichiarazioni in “atti dello Stato Civile”. Il minimo di due anni vale anche per coloro che mentiscono sulla propria “identità, stato o qualità personali” nonostante siano sottoposte ad indagini.

Infine, con le modifiche del Pacchetto Sicurezza è stata introdotta la possibilità per gli organi giudiziali di disporre misure cautelari per le persone colpevoli di aver dichiarato il falso.

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1 commento

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Lolla • 19 febbraio

Buongiorno...io avrei una domanda...un mio amico, Italo Colombiano, qualche anno fa è venuto in Italia con moglie e figli per dare loro la possibilità di avere la cittadinanza. Tempo prima però,i coniugi avevano divorziato,poi si sono rimessi insieme,ma non legalmente ed hanno avuto anche un’altra figlia. Quando sono arrivati al momento della testimonianza per prendere la cittadinanza,hanno omesso di raccontare del loro divorzio in Colombia. Purtroppo ora non riescono a vivere sotto lo stesso tetto e vorrebbero separarsi anche qui in Italia,ma se si venisse a sapere della loro falsa testimonianza,in questo caso,cosa potrebbe accadere?

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