Reddito minimo garantito per i più poveri: ecco l’idea di Boeri

Stefania Manservigi

5 Marzo 2015 - 09:07

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Reddito minimo garantito per sconfiggere la povertà. E’ questa l’idea del neo presidente dell’Inps Tito Boeri. Ma in cosa consiste la proposta e quali sono le differenze con il Sia?

Un reddito minimo destinato ai cittadini più poveri è l’idea lanciata da Tito Boeri, economista della Bocconi, da poco nominato presidente dell’Inps.

E se la creazione di un nuovo sussidio a carico dello Stato è per ora soltanto una proposta, è anche vero che qualcosa di simile al reddito minimo garantito già esiste.

Alla fine del 2013, infatti, una commissione di studiosi presieduta dall’ex Ministro del Welfare nel governo Letta, Maria Cecilia Guerra, alla quale ha partecipato anche lo stesso Boeri ha elaborato un progetto chiamato Sia (Sostegno per l’inclusione attiva), ovvero un nuovo sussidio contro la povertà introdotto in via sperimentale nelle città italiane con più di 250mila abitanti.

Chi beneficia del Sia?
Attualmente a beneficiare del Sia e, più precisamente, del sussidio che viene erogato dall’Inps, sono i cittadini che si trovano al di sotto del livello di povertà.
La soglia di povertà assoluta, necessaria per determinare i requisiti di reddito degli interessati, viene stabilita ogni anno dall’Istat sulla base di diversi elementi quali il numero di componenti del nucleo familiare e la zona di residenza.

I beneficiari sono inoltre tenuti a partecipare a programmi di inclusione sociale volti al reinserimento nel mondo del lavoro e al miglioramento della condizione economica.

La proposta di Boeri
Tuttavia la realtà in cui opera il Sia è decisamente ristretta: finora a essere coinvolte sono state 27mila persone, permettendo quindi al sussidio di non incidere troppo sulle casse pubbliche.

Diverso, ovviamente, sarebbe lo scenario a livello nazionale ipotizzato da Boeri.Il neo Presidente dell’Inps, infatti, dopo aver affermato che

«bisognerebbe spendere meglio le risorse pubbliche, prevedendo per esempio un reddito minimo per contrastare le situazioni di povertà, finanziato dalla fiscalità generale»

ha anche aggiunto che la soluzione ai 6 milioni di persone che non hanno i mezzi per condurre una vita dignitosa sarebbe l’istituzione di un assegno assicurato a tutti coloro che non arrivano a un introito mensile minimo.

La questione per Boeri è urgente:

«La rete di protezione sociale in Italia ha ancora maglie troppo larghe. Il forte incremento dell’incidenza della povertà negli ultimi sette anni soprattutto fra i più giovani ne è la testimonianza.
L’Italia ha bisogno non solo di un grande ente previdenziale pubblico, ma anche di un istituto di sicurezza sociale, intesa prioritariamente come un argine contro la povertà. L’Inps ha già in questi anni ampliato notevolmente il proprio raggio d’azione e dovrà farlo ancora di più negli anni a venire.»

Ma qual è, dunque, la proposta di Boeri?
Per l’economista la soluzione per trovare le risorse per garantire le coperture è il ricalcolo con l’attuale metodo contributivo dei trattamenti pensionistici pagati sulla base del vecchio e generoso sistema retributivo.
In sostanza, per Boeri, chi prende più di quanto abbia versato dovrebbe pagare una tassa con aliquota progressiva crescente

«Faremo un’operazione trasparenza. Uno studio per categorie mettendo a confronto l’importo delle pensioni in pagamento con quello che si ottiene dal ricalcolo col contributivo. Sulla base di questi dati potremo formulare proposte di intervento in linea con quel ruolo propositivo dell’Inps che rivendico»

ha quindi promesso il Presidente dell’istituto previdenziale.

Argomenti

# Italia
# INPS

Iscriviti alla newsletter