Giancarlo De Vivo: finché il debito pubblico sarà pagato dai poveri, l’Italia sarà sempre nei guai

Forexinfo intervista Giancarlo De Vivo, professore presso la Facoltà di Economia dell’Università di Napoli Federico II, dove è stato prima professore associato (1986-90), e poi professore ordinario di Economia politica.

Ad Agosto abbiamo pubblicato il suo contributo presente all’interno dell’ebook «Oltre l’austerità», dal titolo Oltre l’austerità: molto rigore per nulla.

A proposito dei temi trattati nel testo suddetto, abbiamo realizzato la seguente intervista con il professore di Napoli.

1) Nel suo contributo, si parla molto di politiche di austerità e di come sostenere la crescita. Dopo tutti questi anni di imposta austerità quindi, che paese è l’Italia? E per quanto tempo ancora Lei pensa, il nostro paese dovrà patire le conseguenze di questa «indesiderata» politica?

R. Gli economisti “pre-keynesiani” (forse meglio dire “a-keynesiani”) ragionano come se il reddito fosse “normalmente” ad un livello dato (in qualche senso di “piena occupazione”), e trascurano l’effetto che variazioni nelle decisioni di spesa (cioè di domanda) hanno sul livello del reddito. Il caso dell’austerità del governo Monti è quasi un caso di scuola: hanno varato nel dicembre 2011 (dopo che già il governo precedente aveva fatto una pesante manovra) un consistente pacchetto di restrizioni alla domanda, ed hanno continuato a ragionare come se esse non dovessero avere nessun impatto o quasi sul livello del prodotto e del reddito. I numeri hanno dato una smentita clamorosa. Il prodotto ed il reddito si sono ridotti di quasi il 3%, 4 o 5 volte di più di quello che prevedeva il governo – e parallelamente il gettito fiscale, nonostante i forti inasprimenti d’imposta (anzi, proprio per via di questi inasprimenti, che hanno ridotto la base imponibile) è andato maluccio: a metà 2012 si era addirittura ridotto. E invece è aumentato notevolmente il debito pubblico, sia in termini assoluti che in rapporto al PIL. Un risultato catastrofico, che Monti e i suoi sostenitori cercano di far accettare dichiarando che senza le loro misure le cose sarebbero andate ancora peggio. Naturalmente questa è un’affermazione che lascia il tempo che trova. (Per maggiori dettagli sui risultati del governo Monti vorrei rinviare ad un articolo di Aldo Barba e mio: http://www.economiaepolitica.it/index.php/primo-piano/un-governo-maledetto/#.USKsj459Uvo).

Una famiglia che contraesse la sua spesa per ripagare un debito non si impoverirebbe: starebbe destinando una parte del suo reddito a risparmio, cioè a costituire patrimonio (a eliminare debito, “patrimonio negativo”); non starebbe riducendo il suo reddito, anzi (se il debito comportava pagamento di interessi) in prospettiva lo starebbe aumentando; in questo senso il sacrificio darebbe frutto. I sacrifici imposti dal governo Monti hanno provocato invece una riduzione del nostro reddito e quindi del nostro risparmio, che non è stato destinato a nulla, ma semplicemente non si è creato. Il fatto che questi sacrifici abbiano anche provocato un aumento del debito è una dimostrazione quasi plastica dell’assurdità di quella politica.

2) Considerando tutte le conseguenze negative che ha provocato, Lei pensa che ci sarebbe potuta essere un’alternativa all’austerità? Un’altra politica con meno strazio sociale?

R. Un aspetto importante della manovra del governo Monti è stata la sua mancanza di progressività: l’IMU (che ha dato un enorme gettito: circa 24 miliardi) non ha alcun elemento di progressività; le patrimoniali su capitali “scudati” e su beni di lusso, che dovevano introdurre nella manovra un blando elemento di progressività (anomalo, ci si ricorre per via dell’enorme evasione e della bassissima imposizione sul reddito non da lavoro dipendente), sono state ridotte ai minimi termini, ed hanno dato un gettito irrisorio. La progressività, sancita anche dalla nostra Costituzione, non è solo un principio (sacrosanto) di giustizia, ma anche un importante principio economico. Una manovra più progressiva avrebbe fatto ridurre meno la domanda e quindi ridurre meno il prodotto e il reddito, e così tra l’altro il gettito sarebbe probabilmente stato maggiore. Ma intendiamoci, lo strazio sociale non è venuto per sbaglio, direi che era il vero scopo della manovra (che nei suoi scopi dichiarati è del tutto fallita).

3) Nel suo contributo si legge, «Un modo di ridurre l’indebitamento su cui il governo aveva messo la sordina, ma che sta per ritornare alla ribalta come fonte di “risorse” per ridurre l’indebitamento, è l’alienazione di patrimonio pubblico». Ma cosa si intende concretamente per alienazione di patrimonio pubblico?

R. Si intende la vendita di importanti fette del patrimonio immobiliare dello stato, e del suo patrimonio mobiliare (partecipazioni azionarie come la quota di ENEL, ENI, Finmeccanica ecc. ancora in mano allo stato). L’Italia ha già fatto una pessima esperienza con la vendita di una buona parte del sistema delle partecipazioni statali, che ha arricchito i vari Benetton che hanno comperato a prezzi stracciati autostrade e quant’altro, e i vari Goldman Sachs che hanno lucrato enormi commissioni su queste vendite. Quanto alla vendita del patrimonio immobiliare, anche questo è stato fatto nel passato, con pessimi risultati (lo stato non di rado ha dovuto poi prendere in affitto dall’acquirente l’immobile che gli aveva alienato). La situazione del mercato immobiliare è poi talmente depressa che una vendita sarebbe una vera pazzia.

4) Con l’avvento del 2013, molti economisti hanno iniziato a prevedere prospettive più rosee per il futuro e c’è chi parla di una ripresa nel corso di quest’anno. Stando all’attuale situazione di questo periodo, Lei quando pensa ci sarà la vera ripresa per l’Italia e l’Europa intera?

R. Non c’è dubbio che l’Italia sia oggi un paese più povero di quello che Monti ha preso in mano nel novembre 2011, e la luce all’uscita del tunnel non si vede affatto. Il PIL dell’ultimo trimestre 2012 si è ridotto (su base annua) del 3.6% : la contrazione quindi sembrerebbe aggravarsi. Come scrive il Financial Times oggi commentando questo dato, la caduta del PIL è chiaramente il risultato dell’austerità di Monti, per il quale infatti prevede un risultato elettorale pessimo come la sua politica. E il fatto che anche il PIL di importanti paesi europei adesso si stia contraendo rende il quadro per l’Italia ancora più fosco.

La ripresa nel corso di quest’anno, che Monti ha iniziato a sbandierare mesi fa per coprire il pessimo risultato della sua austerità, si rivela già una chimera. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2013 il PIL italiano continuerà a ridursi. La situazione in cui siamo non è dovuta ad un evento naturale, ma a misure di politica economica. Finché il segno della politica economica non cambierà, una ripresa seria non potrà esserci. Luigi Einaudi diceva che il problema del debito pubblico era quello di riuscire a farlo pagare da chi lo deteneva (cioè dai ricchi). L’Italia conduce da molti anni il singolare esperimento di far pagare il suo enorme debito pubblico dai poveri. Finché questo esperimento non cesserà saremo sempre nei guai.

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