Salari ancora troppo alti in Italia: le famiglie sono ricche, poco indebitate e sotto-assicurate

Guido Salerno Aletta

19 Novembre 2025 - 16:21

Il mercato del lavoro e dei salari non può essere compreso senza considerare i vincoli imposti dagli equilibri finanziari globali, dai costi del debito e dalla ricchezza delle famiglie.

Salari ancora troppo alti in Italia: le famiglie sono ricche, poco indebitate e sotto-assicurate

E’ inutile citare stati statistici, come il numero crescente dei coloro che, forniti di laurea, emigrano alla ricerca di remunerazioni più elevate di quelle che vengono offerte loro. Lo stesso dibattito sul salario minimo orario non coglie che un aspetto molto marginale del mercato del lavoro.

Il ragionamento sui salari reali, che in Italia non crescono soprattutto nei confronti internazionali, deve tener conto di un parametro più ampio che riguarda gli equilibri del mercato finanziario internazionale: ogni Paese deve corrispondere, in termini di interessi passivi e di polizze assicurative complessivamente pagate, una quota del prodotto che la renda comparativamente appetibile. E la pressione esercitata al riguardo sul sistema politico è tanto violenta quanto poco percepita.
C’è un allineamento da rispettare nel computo del totale che tiene conto delle spese per interessi sostenute dalle famiglie per prestiti e mutui immobiliari, dalle imprese per finanziare gli investimenti e la pratica commerciale, e dallo Stato per il debito pubblico.

Lo stesso vale per il settore assicurativo, che contempla i rami danni, vita, sanità e previdenza.
Non bisogna considerare i salari solo dal punto di vista degli equilibri economici, di quelli interni in termini di consumi e di pressione sull’inflazione e di quelli internazionali in termini di importazioni, di competitività delle merci esportate e di posizione finanziaria netta, ma anche dal punto di vista finanziario: rappresentano una variabile fondamentale per valutare la appetibilità di un Paese.

I dati della Banca d’Italia sono inequivoci: alla fine del 2023, la ricchezza netta delle famiglie italiane misurata come somma delle attività non finanziarie (abitazioni, terreni) e delle attività finanziarie (depositi, titoli, azioni), al netto delle passività (prestiti a breve termine, a medio e lungo termine), è stata pari a 11.286 miliardi di euro (191 mila euro pro capite). Rispetto al 2022, la ricchezza netta a prezzi correnti è aumentata del 4,5% e ha raggiunto il valore più elevato dal 2005. Tuttavia, a causa della forte inflazione osservata nel 2022, la ricchezza netta a prezzi costanti è stata ancora inferiore a quella del 2021 di oltre sette punti percentuali. In rapporto al reddito lordo disponibile, la ricchezza netta è rimasta stabile rispetto al 2022 (8,2 volte), ma inferiore alla media del periodo considerato (8,6 volte).

Le attività non finanziarie (6.629 miliardi) sono aumentate dell’1,6% a prezzi correnti (+106 miliardi), trainate dalla componente delle abitazioni, il cui valore è salito a 5.547 miliardi di euro. La crescita delle abitazioni (+2,4% nel 2022 e +1,9% nel 2023) è stata generata principalmente dall’andamento positivo dei prezzi immobiliari. Nonostante l’aumento dell’ultimo biennio, il valore delle abitazioni risulta inferiore ancora di circa 3 punti percentuali rispetto al massimo raggiunto nel 2011 (5.701 miliardi). Il valore degli immobili non residenziali, invece, è rimasto sostanzialmente stabile.

Le attività finanziarie (5.692 miliardi) sono cresciute di 377 miliardi (+7,1%), trainate dal forte aumento delle detenzioni di titoli di debito (+168 miliardi, principalmente acquisti netti di titoli pubblici), azioni (+152 miliardi) e altri conti attivi (prevalentemente per effetto dei crediti fiscali, +23 miliardi). I depositi, in particolare per la componente a vista, hanno invece registrato la diminuzione più marcata dal 2005 (-3,2%, -53 miliardi), riflettendo l’incremento del costo opportunità di detenere attività liquide.
Le passività finanziarie, nel complesso stabili, hanno registrato una modesta riduzione dei prestiti (-7 miliardi), bilanciata dall’aumento degli altri conti passivi (soprattutto debiti commerciali).

La crescita del valore della ricchezza finanziaria netta nel 2023 è riconducibile in larga misura all’andamento positivo dei mercati finanziari, che ha determinato oltre 300 miliardi di guadagni in conto capitale principalmente su azioni, quote di fondi comuni e riserve assicurative, più che compensando le perdite osservate nel 2022. I nuovi flussi di risparmio finanziario, per 61 miliardi di euro, hanno contribuito all’aumento del valore della ricchezza finanziaria, seppure in maniera più contenuta rispetto al periodo pandemico.
Tra il 2022 e il 2023, la ricchezza netta delle famiglie in rapporto al reddito lordo disponibile è rimasta pressoché stabile in Italia, Canada e Germania, mentre è fortemente diminuita per il secondo anno consecutivo in Francia e nel Regno Unito. In Francia il calo ha riflesso la forte contrazione delle attività non finanziarie. Nel Regno Unito, dove il rapporto tra ricchezza netta e reddito lordo disponibile ha registrato il valore più basso dal 2009, la flessione è stata determinata dal deciso calo delle attività, sia finanziarie sia reali, e dalla contemporanea espansione delle passività.
Fin qui l’analisi della Banca d’Italia.

Inutile sottolineare il fatto che la forte dinamica della ricchezza finanziaria delle famiglie americane è sostanzialmente legata alla positiva performance azionaria dei titoli quotati a Wall Street, e che non c’è una corrispondenza piena tra l’andamento crescente dei valori azionari e quello dei dividendi (P/E), con una conseguenza negativa in termini di accumulazione a fini previdenziali: per ottenere un’identica rendita pensionistica, occorre investire quote maggiori di salario.
Per quanto riguarda l’Italia, mentre le famiglie si collocano ancora molto in alto nella comparazione internazionale in termini di ricchezza netta, il dato del settore privato non finanziario è sostanzialmente allineato. Lo Stato, invece, compensa da decenni il minor indebitamento delle famiglie con un più elevato livello di debito pubblico.
C’è un’ulteriore correlazione da porre in evidenza: a mano a mano che si riducono le spese per gli interessi sul debito pubblico, per via del risanamento del bilancio che viene ottenuto attraverso il saldo primario portato in attivo, si crea nel sistema finanziario l’esigenza di trovare nuovi debitori, soprattutto tra le famiglie.

Il fatto è che le famiglie italiane “più anziane” sono molto spesso pienamente proprietarie dell’abitazione, anche in virtù dei consistenti lasciti ereditari sostanzialmente esentasse che hanno ricevuto negli ultimi venti anni, e dunque non pagano mensilmente né una rata di affitto né una di mutuo: questa condizione determina un reddito reale più elevato, in quanto comprende il fitto imputato. Il fatto di non pagare né l’Irpef né l’IMU sulla prima casa privilegia le famiglie italiane rispetto a quelle francesi, visto che i proprietari pagano comunque la Tax Fonciere.
In Italia occorre ampliare il mercato assicurativo: al di là delle polizze sanitarie complementari, a mano a mano che la copertura del SSN verrà ridotta, ci sono già stati interventi normativi in materia di rischi catastrofali, monopattini e assicurazione obbligatoria per lo sciatore. Nicchie, certo, ma la direzione è chiara.

Lo stesso vale per la previdenza complementare: vista la scarsa adesione volontaria, sono sempre più numerose le ipotesi per attivarla in modo semi-automatico con il meccanismo del silenzio-assenso utilizzando il TFR.
Lo stesso accade con la normativa sulle vetture elettriche e sugli immobili: da un lato si accelera il ricambio del parco auto, dall’altro si obbligano i proprietari ad adeguare gli edifici agli standard energetici. Come già accade in Francia, sarà progressivamente vietato affittare immobili non a norma e, in prospettiva, le banche non erogheranno mutui per quelli non conformi.

I sistemi politici si dimostrano ormai estremamente sensibili alle esigenze del sistema bancario e assicurativo: quando i salari sono alti, si impongono nuovi oneri alle famiglie; quando i salari sono bassi, l’indebitamento diventa l’unica strada per andare avanti.