Stipendi parlamentari: quanto guadagnano deputati e senatori?

Gli stipendi dei parlamentari continuano a far discutere: ecco nel dettaglio quanto guadagnano al momento i nostri deputati e senatori.

Stipendi parlamentari: quanto guadagnano deputati e senatori?

Quanto guadagnano i nostri deputati e senatori? La domanda è lecita e non si tratta di antipolitica o di spirito giacobino visto che, in questi anni e sotto la pressione dell’opinione pubblica, sono state avanzate numerose ipotesi sulla riduzione dello stipendio dei parlamentari.

Vediamo allora quanto incassa mensilmente in Italia chi siede alla Camera o al Senato, dando uno sguardo anche a tutti quei tentativi, spesso molto fumosi, che sono stati intrapresi in Parlamento per tagliare l’entità degli stipendi.

Quanto guadagnano deputati e senatori?

Attualmente i deputati hanno diritto a un’indennità lorda di 11.703 euro. Al netto sono 5.346,54 euro mensili più una diaria di 3.503,11 e un rimborso per spese di mandato pari a 3.690 euro. Ad essi si aggiungono 1.200 euro annui di rimborsi telefonici e da 3.323,70 fino a 3.995,10 euro ogni tre mesi per i trasporti.

I senatori invece ricevono un’indennità mensile lorda di 11.555 euro. Al netto la cifra è di 5.304,89 euro, più una diaria di 3.500 euro cui si aggiungono un rimborso per le spese di mandato pari a 4.180 euro e 1.650 euro al mese come rimborsi forfettari fra telefoni e trasporti.

Facendo un rapido calcolo e senza considerare le eventuali indennità di funzione i componenti del Senato guadagnano ogni mese 14.634,89 euro contro i 13.971,35 euro percepiti dai deputati.

Uno studio inglese sugli stipendi dei parlamentari in Europa ha calcolato che il costo di un parlamentare italiano è di circa 120.500 sterline all’anno. Praticamente il doppio dei colleghi inglesi che percepiscono 66.000 sterline, molto di più di quelli dei politici tedeschi e francesi e addirittura sei volte tanto di quelli spagnoli.

I tentativi di diminuire gli stipendi

Nella scorsa legislatura il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge per dimezzare almeno le indennità, che sono una delle voci di spesa che alla fine dei conti pesano più di tutte al bilancio finale.

Un tentativo di taglio degli stipendi di deputati e senatori venne intrapreso anche nel 2011, quando l’allora presidente del Consiglio Mario Monti incaricò una Commissione di livellare le retribuzioni delle cariche pubbliche alla media europea: dopo qualche mese l’iniziativa si concluse con un nulla di fatto.

La riforma costituzionale del governo Renzi avrebbe invece eliminato le indennità dei senatori, tuttavia un documento che sta circolando in questi giorni in Parlamento sulla necessità di concludere “il processo di armonizzazione delle discipline relative al trattamento giuridico ed economico dei senatori e dei deputati in vista della creazione dello status unico dei parlamentari” sembrerebbe voler salvare stipendi e rimborsi.

Gli stipendi dei parlamentari e quanto in concreto guadagnano deputati e senatori rimane quindi una questione, ma lo è da sempre, sulla quale è alta l’attenzione dell’opinione pubblica.

Stipendi parlamentari: la proposta del Pd

Sulla questione degli stipendi dei parlamentari anche il Partito Democratico intende fare qualcosa, tornando a proporre per bocca del senatore Vannino Chiti una riforma già ipotizzata durante la campagna elettorale del 2013.

Sostanzialmente spiega Chiti si tratterebbe di equiparare l’indennità parlamentare a quella del sindaco di Roma, ovvero 9.762 euro lordi al mese. Netti quindi sarebbero poco più di 5.000 euro a ogni mensilità.

Oltre a questa parte fissa, il Pd pensa ad una diaria per le spese di alloggio di 2.000 euro per i parlamentari non residenti a Roma e di 1.000 invece per quelli che risiedono nella capitale.

Queste sarebbero dunque le uniche due voci di stipendio, con l’eliminazione quindi dei rimborsi spese generali e del vincolo di mandato oltre che per quelli delle missioni.

La riforma dei vitalizi dei parlamentari

A luglio la Camera ha approvato legge taglia vitalizi firmata Matteo Richetti, deputato del Partito Democratico, che ha potuto contare anche sul sostegno del Movimento 5 Stelle. Diverse sono le novità presenti nel testo.

Per prima cosa verrebbero cancellati i vitalizi, con la pensione dei parlamentari che sarebbe notevolmente decurtata passando infatti dal sistema di calcolo retributivo a quello contributivo.

Una riforma che secondo l’Inps porterebbe lo Stato a risparmiare 760 milioni di euro nei prossimo dieci anni. Cifre da capogiro che fanno aumentare la curiosità su quanto guadagnano i nostri parlamentari.

Per diventare legge però la riforma Richetti doveva essere anche approvata in maniera definitiva al Senato. Lo scioglimento anticipato delle Camere ha però di fatto affossato la legge.

La riforma degli stipendi dei parlamentari quindi è rimasta chiusa in un cassetto del Senato, con tutti i discorsi a riguardo che di conseguenza devono essere rimandati alla prossima legislatura.

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