Perché la Campania cresce più dell’Italia?

Salvatore Casolaro

15/11/2025

L’economia della Campania accelera più del Paese, trainata da terziario, pharma e agroalimentare, ma resta frenata da credito caro, edilizia debole e ritardi strutturali.

Perché la Campania cresce più dell’Italia?

“L’attività economica in Campania, nel primo semestre 2025, è cresciuta più della media italiana (+1%, rispetto a +0,6%). E’ un timido segnale di ripresa ma con ancora numerose incognite”. È questo il messaggio chiave emerso dalla presentazione alla stampa della Relazione semestrale sull’economia della Campania della Banca d’Italia, illustrata a Napoli dalla direttrice Daniela Palumbo.

La fotografia restituisce una Regione che comincia a correre, ma senza accelerare. E’ in molti sensi una micro-fotografia dell’ intera economia nazionale: modesta ripresa, settore produttivo con alcune eccellenze che trainano, sia pur a fatica, altri segmenti in crisi, occupazione che migliora ma è strutturalmente debole, infrastrutture che attendono.

La struttura complessiva dell’economia Campana un quadro sintetico

L’economia regionale campana si basa principalmente sul settore terziario che conta oltre 320mila imprese attive che occupano l’85 per cento dei lavoratori del settore privato e vale il 55 per cento del Pil regionale, a fronte del 19,8 dell’industria. Il settore Primario e quello delle Costruzioni rappresentano rispettivamente il 7 e l’8%
In questo quadro il comparto turistico resta quindi un settore chiave: dalle rilevazioni di Unioncamere nel 2024 l’occupazione media delle strutture ricettive si è attestata intorno al 67,7%, con una spesa per visita stimata intorno ai 215 € e circa 75 €/notte per l’alloggio.
L’industria campana nel 2025 mostra un volto articolato: accanto a una filiera agroalimentare di eccellenza, si è consolidato un vero ecosistema del «lifescience», guidato da aziende farmaceutiche e biotecnologiche (Dompé, Kedrion Biopharma, Farmaceutici Damor, Altergon Italia ed Euromed costituiscono la “costellazione” del pharma regionale) che hanno fissato le sedi produttive nel territorio. In parallelo, il comparto aerospaziale rappresenta il vertice tecnologico della manifattura campana: un polo riconosciuto a livello internazionale, con Leonardo e il distretto aerospaziale regionale al centro di collaborazioni che vanno da Boeing all’ESA.

Cosa emerge dalla Relazione Banca d’Italia

I piani di investimento delle imprese vengono confermati, i fatturati sono previsti in moderata crescita e il reddito disponibile sale grazie a più occupati e ad un’inflazione che finalmente smette di mordere. I settori che tirano maggiormente sono quello chimico e farmaceutico e dell’ agroalimentare. Poi però ci sono anche le note stonate: l’edilizia arranca per effetto della fine del Superbonus , un po’ come un atleta che corre forte finché qualcuno gli tiene il cartellone motivazionale, poi rallenta; così come nell’automotive. La disoccupazione scende (il numero di occupati è aumentato del 3%), è vero, ma resta ancora il doppio rispetto alla media italiana: una statistica che fa sembrare ogni miglioramento un mezzo miracolo. In tale contesto la domanda di credito ha ripreso a crescere sia da parte delle imprese che delle famiglie, non del tutto assecondata dall’offerta che resta condizionata dalla prudenza e con tassi più svantaggiosi per la clientela ritenuta più rischiosa.

Il calo del costo del credito alle imprese è proseguito ma i livelli sono anche questi più elevati rispetto alle altre Regioni italiane: il breve termine è passato al 5,9 per cento a giugno, dal 7,3 dello stesso mese dell’anno precedente; i tassi sui finanziamenti a lungo termine sono scesi al 4,5 a fronte del 6,5 dell’analogo periodo del 2024. Insomma, più che ripartenza sembra un “parto podalico”: qualche passo avanti, un passo indietro e molti chiaroscuri. Si avverte ancora la mancanza di quelle condizioni strutturali — tra cui infrastrutture, burocrazia snella e con tempi certi, risorse finanziarie adeguate e mirate — che possono trasformare segni congiunturali di miglioramenti in crescita reale. In Campania, come nel resto del Paese.
E le ZES (Zone Economiche Speciali)? Sulla carta i numeri sono incoraggianti: 120 autorizzazioni in Campania, un terzo di tutto il Mezzogiorno. Peccato che la carta non si traduce sempre in cantieri, e che molti progetti siano ancora allo stadio “ci stiamo pensando”.

Il confronto con altre regioni

Una comparazione con il territorio più economicamente sviluppato e dinamico del nostro Paese può essere utile ad interpretare i dati sull’andamento economico regionale dei primi 6 mesi del 2025.
La Lombardia, cuore produttivo nazionale, è cresciuta dello 0,5% nel primo semestre. La produzione dell’industria manifatturiera è rimasta invariata. Secondo i dati di Unioncamere Lombardia, la variazione della produzione manifatturiera è stata del +0,1 per cento su base annua. Gli aumenti maggiori hanno riguardato i comparti dei minerali non metalliferi, degli alimentari, della chimica e farmaceutica, e dell’abbigliamento. L’attività nel settore delle costruzioni ha rallentato e la spesa per lavori pubblici degli enti territoriali si è stabilizzata comunque su livelli storicamente elevati. Gli investimenti collegati al PNRR e alle Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 hanno continuato a fornire un contributo positivo al comparto delle opere pubbliche. Gli occupati sono aumentati dell’1,1 per cento, facendo attestare il tasso di occupazione al 69,7 per cento. La riduzione dei tassi ufficiali ha continuato a trasmettersi al costo del credito. Il tasso medio a lungo termine è diminuito di un punto percentuale, attestandosi al 4,1 per cento. I tassi a breve termine, sono scesi al 4,9 (5,7 alla fine del 2024). Il calo è stato più marcato per i finanziamenti concessi alle imprese di medie e grandi dimensioni.

In Piemonte l’attività economica è aumentata dello 0,5 per cento. Nella prima parte del 2025 la congiuntura nell’industria è rimasta debole, soprattutto nel settore automotive; i livelli produttivi si sono ridotti anche in altri settori rilevanti, come quello dei prodotti in metallo e il tessile, mentre sono cresciuti nell’industria alimentare. Nella prima metà del 2025 la congiuntura nel comparto delle costruzioni è stata positiva. I prestiti al sistema produttivo sono cresciuti dell’1,9 per cento su base annua. Il tasso a lungo termine è passato dal 4,8 del 2024 al 4,2 del secondo trimestre dell’anno in corso; anche il tasso applicato a breve termine è sceso nello stesso periodo, dal 6,2 al 5,3 per cento. Il numero di occupati è cresciuto dello 0,8 per cento.