La correlazione è semplice e inesorabilmente a doppio taglio: se la moda italiana va bene, è l’intero export nazionale a beneficiarne.
Se invece va male, le esportazioni nel loro complesso si riducono in misura significativa. Non potrebbe essere altrimenti, considerando che il settore rappresenta circa l’11% del valore delle merci che l’Italia vende all’estero.
Cosa dicono i dati
Parlando, invece, di volumi (ossia la quantità fisica), basti pensare che tra 2022 e 2024 le esportazioni totali italiane sono diminuite di circa l’1,8% e quasi metà di questo calo è da attribuire proprio alla flessione del settore della moda. Nonostante l’alta reputazione del Made in Italy, nulla lascia pensare a una ripresa della domanda per l’export nel breve termine, complici anche i dazi americani e la crescita del mercato cinese. Ad analizzare pregi e limiti del settore è la Banca d’Italia, che ha tracciato l’andamento pre e post pandemia, mettendo in evidenza le difficoltà arrivate soprattutto negli ultimi anni.
Bisogna premettere che l’Italia continua a essere il primo esportatore europeo, nonché uno dei primi al mondo. E c’è da aggiungere che la domanda risulta debole a livello globale. Detto questo, le vendite estere degli articoli della moda italiana stanno diminuendo in maniera più evidente rispetto agli altri mercati europei concorrenti, in primis Francia e Spagna. La crisi Covid ha naturalmente avuto ripercussioni negative su numerosi settori. Eppure, ce ne sono alcuni, come per esempio il turismo, per i quali i numeri sono tornati a essere perfino più alti. Per altri, ed è il caso della moda, c’è “un prima e un dopo” molto evidente.
Tra 2015 e 2019 la quota di mercato dell’Italia per le esportazioni globali di articoli di moda è cresciuta di 0,4 punti percentuali, arrivando a livelli simili a quella del Vietnam, che nello stesso periodo ha incrementato però la propria quota di 1,7 punti. Il primato è stato della Cina, anche se con una quota in notevole contrazione: -7,4 punti percentuali. Prima della pandemia, quindi, la moda italiana aveva continuato a crescere, nonostante una flessione del comparto tessile.
Lo scenario internazionale
In seguito, lo scenario è totalmente cambiato. Tra 2019 e 2024, infatti, la quota di mercato dell’Italia per le esportazioni è rimasta ferma, mentre tutti gli altri mercati principali hanno fatto segnare risultati positivi. La Cina ha incrementato la propria quota di 3,3 punti percentuali e il Vietnam di 0,4, mentre anche i concorrenti europei si sono rafforzati: nel periodo la Francia è cresciuta di 0,9 punti, la Germania di 0,4 e la Spagna di 0,2.
Il bilancio “neutro” del periodo 2019-2024 per l’Italia è stato possibile solo grazie a un 2019 di crescita eccezionale. Dopo un rimbalzo nel 2022, infatti, le cose sono andate molto male tra 2023 e 2024, con una chiara contrazione dell’export, che ha trascinato verso il basso il volume delle esportazioni italiane complessive (l’1,8% in meno di cui parlavamo all’inizio).
Per l’Italia si sono ridotte soprattutto le esportazioni di pelle e, in generale, dei prodotti di moda di lusso. Sulla base dei dati attualmente disponibili, la Banca d’Italia segnala che nel primo semestre del 2025 le esportazioni italiane di moda hanno continuato a diminuire rispetto alla media del 2024, soprattutto per la pelletteria. A rendere più difficile una ripresa delle esportazioni, oltre all’espansione del mercato cinese, ci sono i dazi americani, previsti al 15% per la moda europea. Sono circa 11 mila gli esportatori italiani di moda verso gli Stati Uniti, di cui oltre 2.100 rivolti esclusivamente al mercato americano.