Siamo tra i Paesi europei più legati ai combustibili fossili per il trasporto su strada e quindi esposti a shock e speculazione, più di Francia e Germania.
Continuano le tensioni su Hormuz e proseguono le polemiche per i rincari dei prezzi dei carburanti ai distributori.
Mentre il Brent torna a superare i cento dollari al barile e le forze armate iraniane avvertono che una crisi prolungata nello Stretto, da dove transita circa il 20% del petrolio mondiale, potrebbe portare i prezzi fino a 200 dollari, le ricadute per i trasporti sono molto rilevanti.
In Europa oltre il 90% dell’energia impiegata per il trasporto su strada deriva da prodotti petroliferi. Lo stesso discorso vale naturalmente anche per l’Italia, che risulta in effetti uno dei Paesi europei più dipendenti dal greggio. Solo una piccola parte dell’energia utilizzata per le auto e i mezzi pesanti proviene da fonti rinnovabili: siamo legati al petrolio più della media. Dai dati Eurostat risulta che nel 2023 (ultimo anno disponibile), il 63,7% del consumo finale nel trasporto su strada in Ue è stato rappresentato dal gasolio, il 26,2% dalla benzina, il 6,7% da rinnovabili e biocarburanti, il 2,1% dal GPL, lo 0,8% dal metano e appena lo 0,5% dall’elettricità. [...]
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