Ecco come stanno le banche italiane secondo la BCE

Salvatore Casolaro

21/11/2025

Secondo la BCE, il sistema bancario europeo risulta nel suo complesso «robusto», ma il settore bancario italiano continua a mostrare segnali di debolezza in borsa. Ecco perché.

Ecco come stanno le banche italiane secondo la BCE

La BCE ha pubblicato i risultati aggregati del processo SREP 2025 che sottopone le banche «significative» dell’eurozona a una revisione complessiva su capitale, liquidità, modello di business e rischi di governance (105 istituti di credito). Il verdetto è sostanzialmente positivo: il sistema bancario europeo risulta nel suo complesso «robusto», con buone riserve patrimoniali e condizioni di liquidità solide.

Gli istituti italiani si posizionano su buoni livelli di solidità patrimoniale e conseguente copertura dei rischi, con Credem che primeggia in questa speciale classifica.

Cos’è lo SREP della BCE e perché contano per le banche italiane

Ogni anno la Banca Centrale Europea sottopone gli istituti di credito dell’Eurozona ad un’analisi approfondita della loro solidità attraverso il Supervisory Review and Evaluation Process, meglio noto come SREP. Si tratta del principale processo con cui la Vigilanza BCE valuta la capacità delle banche di resistere agli shock economici e finanziari, verificando se dispongono di capitale adeguato, sufficiente liquidità, una governance efficace e un modello di business sostenibile nel medio periodo. Attraverso attività di vigilanza on site e off site, traccia alla fine un profilo della rischiosità delle banche sotto la sua supervisione diretta, una sorta di “pagella” prudenziale che stabilisce:

• i requisiti minimi di capitale che la banca deve rispettare l’anno successivo (in particolare il requisito di secondo pilastro, P2R),
• eventuali riserve aggiuntive da costituire
• una serie di misure qualitative obbligatorie per correggere vulnerabilità operative, tecnologiche o di governance.

In altre parole, lo SREP è il meccanismo che orienta — e in molti casi determina — le strategie delle banche europee. Un miglioramento degli indicatori può tradursi in maggiore capacità di erogare credito o distribuire dividendi; al contrario, un peggioramento può comportare più capitale immobilizzato, limitazioni operative e interventi correttivi imposti dalla vigilanza. Per questo ogni anno il risultato dello SREP è considerato dagli operatori un “termometro” della salute del settore bancario e una guida per anticiparne le evoluzioni future

Quali numeri emergono dai dati pubblicati da BCE nel 2025

Anche nel secondo trimestre del 2025 la redditività complessiva è stata elevata, consolidando le posizioni patrimoniali e la liquidità delle banche. Il rendimento annualizzato del capitale su base aggregata, al 9,5% nel quarto trimestre del 2024, è migliorato ulteriormente raggiungendo il 10,1% nel secondo trimestre del 2025. Il CET1 (Common Equity Tier 1) che rappresenta il capitale di qualità più elevata, si attesta al 16,1% delle attività ponderate per il rischio (era 15,3 nel 2023). Le riserve di liquidità a breve restano nettamente al di sopra del requisito minimo (158% rispetto al 100%), così come quelle strutturali (127%). Anche l’incidenza dei crediti deteriorati rimane su livelli molto bassi: all’1,9% nel secondo trimestre del 2025.
Questo non significa che non ci sono state eccezioni negative. E’ stata imposta infatti dalla BCE una maggiorazione per accantonamenti insufficienti a fronte delle esposizioni deteriorate nei confronti di 10 banche (il dato è comunque in calo rispetto alle 18 del precedente SREP). Per sei banche, il requisito prudenziale di secondo pilastro (P2R - capitale extra obbligatorio per coprire rischi specifici) è aumentato per effetto di un aggravio in relazione ai prestiti più rischiosi legati alla leveraged finance, (erano comunque nove lo scorso anno). E’ stata rilevata, inoltre, un’eccessiva leva finanziaria in 14 banche con la conseguente richiesta di un requisito vincolante sul leverage ratio, cioè il rapporto tra capitale primario e totale degli attivi (misura quanta leva utilizza una banca), che si aggiunge al minimo obbligatorio del 3% valido per tutti gli istituti. Altre cinque banche hanno ricevuto raccomandazioni non vincolanti sullo stesso indice (P2G _Pillar 2 Guidance), mentre quattro banche hanno ricevuto indicazioni quantitative per rafforzare la liquidità.
La BCE, pur riconoscendo la solidità del sistema, continua a monitorare attentamente rischi strategici e operativi come governance, tecnologia e shock esterni, confermando che il capitale aggiuntivo richiesto alle banche deve servire non solo a rispettare i requisiti minimi, ma anche a tutelare la stabilità finanziaria complessiva del Paese. Questi risultati rafforzano la percezione che il settore bancario italiano sia oggi tra i più solidi d’Europa, pur restando esposto a sfide strutturali e geoeconomiche che richiedono prudenza e visione a lungo termine.

Le performance italiane

Nel SREP 2025, le banche italiane hanno confermato un quadro di solida patrimonializzazione, con Credem, Mediolanum e Intesa Sanpaolo tra i migliori performer. Credem emerge per il suo P2R contenuto all’1,25%, uno dei più bassi in Italia, che riflette una bassa esposizione a rischi specifici e un modello di business prudente (il CET1 è al 16,23). Mediolanum si distingue per un CET1 ratio molto elevato (23,2 contro un requisito di 8,17) e un P2R dell’1,50%, segnale di una forte capacità di assorbire shock pur mantenendo margini di crescita e redditività stabili. Intesa Sanpaolo, pur con un P2R leggermente più alto (1,65%), soddisfa agevolmente i requisiti richiesti grazie a un patrimonio solido e una gestione prudente del rischio (CET1 a 13,9). Complessivamente, le banche italiane mostrano un CET1 ratio medio superiore al 16%, con margini di capitale che garantiscono resilienza anche in scenari di stress.

Perché, nonostante la solidità patrimoniale, il settore non sta brillando in borsa

Il settore bancario italiano continua a mostrare segnali di debolezza in borsa, nonostante la solida patrimonializzazione. L’indice FTSE Italia All Share Banks sta registrando oscillazioni negative negli ultimi giorni. Le motivazioni possono essere diverse. Il mercato sembra scontare timori regolamentari e normativi: il nuovo regolamento bancario europeo (CRR III) potrebbe far salire gli RWA (attivi ponderati per il rischio), erodendo i profitti; è ancora vivo il dibattito sui prelievi fiscali ipotizzati dalla finanziaria 2026. Nonostante i buffer patrimoniali elevati, gli analisti evidenziano la possibile compressione dei margini di interesse e una redditività futura sotto pressione, anche in relazione al calo dei tassi. A pesare sul sentiment degli investitori sono anche i rischi legati a un rallentamento dell’attività economica: la Banca d’Italia segnala che condizioni macro meno favorevoli potrebbero pesare sulla capacità delle imprese di rimborsare i prestiti, specialmente nei settori più vulnerabili come quello delle costruzioni. Sotto la lente di ingrandimento sono anche i rischi operativi e tecnologici, imposti dalle trasformazioni dai modelli di business e dai nuovi operatori sul mercato. Infine gli investitori sono in attesa degli esiti e degli scenari che le OPA in corso produrranno sia nel mercato bancario che in quello parallelo assicurativo. Delle 3 banche italiane che hanno avuto i migliori risultati dallo SREP, Mediolanum è quella che sta performando meglio in Borsa nel 2025: la sua struttura legata al risparmio gestito e la forte raccolta hanno probabilmente alimentato l’ottimismo degli investitori. Intesa Sanpaolo, pur con una solida crescita su base annua, mostra nell’ultimo periodo una certa volatilità legata all’ultimo report trimestrale che ha mostrato qualche debolezza dal lato della redditività. Credem mantiene una performance stabile, e i buy-back in programma suggeriscono che la banca punta a valorizzare il titolo nel medio termine.