Mentre i mercati attendono con ansia quanto emergerà dal giorno X, i rendimenti dei BTP rischiano di tornare a una soglia che spaventa. E occhio a spread Italia-Francia.
BTP oggi ben comprati, così come il resto dei Titoli di Stato dell’area euro. A dimostrarlo il calo significativo dei rendimenti: sul mercato secondario, i rendimenti dei BTP decennali sono scesi fino a -9 punti base, al 3,70%, per poi ridurre i cali a -6 punti base, e scendere al 3,73%.
Hanno puntato verso il basso in modo deciso anche i rendimenti degli OAT francesi (-5 punti base), al 3,62%, e in misura inferiore, i rendimenti dei Bund tedeschi (-3 punti base), al 2,95%.
Detto questo, i rendimenti dei BTP non sono più così lontani dalla soglia psicologica del 4% - considerata da alcuni addetti ai lavori, una sorta di soglia pericolo, in attesa del giorno clou atteso con grande trepidazione da mercati, analisti e investitori: il BCE Day, in calendario tra tre giorni, giovedì 19 marzo 2026.
Occhio anche al trend degli OAT e dei Bund e, di conseguenza, alla dinamica dei due spread che rimangono attentamente monitorati dagli investitori: lo spread Italia-Germania a 10 anni, dunque spread BTP-Bund, e lo spread Italia-Francia, dunque BTP-OAT, sempre a 10 anni.
Con i rendimenti dei Bund a 10 anni che sono anch’essi vicini alla soglia psicologica chiave, ovvero a quella del 3%, lo spread BTP-Bund a 10 anni viaggia a livelli storicamente ancora contenuti, attorno ai 78 punti base: la crescita, tuttavia, è stata pari a ben 18 punti base nell’arco di appena due settimane, dopo l’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che si fa risalire al 28 febbraio scorso, con l’attacco contro l’Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele.
Motivo: in momenti di avversione al rischio, gli investitori vanno a caccia di safe asset e, sebbene la Germania con il suo bazooka fiscale abbia abdicato al principio del freno al debito, i suoi Bund sono considerati tuttora sicuramente più sicuri dei BTP.
A cambiare in questi ultimi giorni è stato però anche un altro spread: quello Italia-Francia a 10 anni che, dopo essersi azzerato ed essere diventato anche negativo, è tornato positivo.
Parigi è tornata a sorpassare, di fatto, Roma: i rendimenti dei BTP, che viaggiano oggi al 3,73%, sono superiori ai rendimenti degli OAT francesi, al 3,62%, ormai di 11 punti base.
In sintesi, per gli investitori, i Titoli di Stato italiani sono tornati a essere più rischiosi di quelli della Francia di Macron.
Agli osservatori di mercato non è sfuggito tra l’altro che, la scorsa settimana, i rendimenti dei BTP a 10 anni sono saliti anche verso il 3,8%, ai livelli record dall’aprile del 2025, sulla scia del timore di una BCE pronta a dire stop ai tagli dei tassi e a prepararsi addirittura ad alzarli, temendo una nuova fiammata dell’inflazione.
I rendimenti hanno fatto dunque un altro passo verso la soglia pericolo del 4%, che non si vede da un po’.
Tutta colpa del boom dei prezzi del petrolio, che ha portato i mercati a scommettere, nelle sessioni precedenti, su ben due rialzi dei tassi da parte della Banca centrale europea: una bella differenza se si considera che, fino allo scorso mese, i mercati avevano prezzato la conferma dello status quo nel corso del 2026. Tassi fermi, dunque.
Spread BTP-Bund e spread BTP-OAT, davvero ancora motivo di orgoglio per il governo Meloni?
La ragione per cui l’attenzione rimane puntata sul trend dello spread BTP-Bund e sullo spread BTP-OAT a 10 anni è che entrambi i differenziali si sono confermati per tanti mesi motivo di orgoglio per il governo Meloni.
Erroneamente, hanno commentato alcuni esperti, visto che l’appiattimento e in sostanza la convergenza degli spread sono stati dovuti più all’ascesa generale dei rendimenti dei Titoli di Stato dei Paesi (ex) virtuosi, che si sono avvicinati a quelli dei BTP, che non a meriti italiani.
I progressi dello spread BTP-Bund sono comunque innegabili. Il differenziale è capitolato ai minimi dal 2008, segnando cali continui fino all’inizio di quest’anno, e scivolando addirittura fino a quota 60 punti base, valore tra l’altro che forse neanche la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni avrebbe mai potuto immaginare, dopo aver trionfato per la discesa dello spread al di sotto della soglia psicologica di 100 punti fase, facendo anche una gaffe destinata a rimanere nella storia. Leggi Spread sotto 100 ergo BTP più sicuri dei Bund. La grande gaffe di Meloni. Era il mese di maggio del 2025.
Qualche mese dopo, arrivava un’altra notizia di cui il governo Meloni si prendeva il merito: l’azzeramento dello spread Italia-Francia a 10 anni.
In realtà, anche in quel caso, non tanto di merito dell’Italia si poteva parlare, ma di demerito della Francia, avvolta ancora nel caos dopo la caduta del governo Bayrou.
I mercati avevano comunque punito l’instabilità politica di Parigi tanto che, dopo essersi azzerato, lo spread BTP-OAT a 10 anni era diventato addirittura negativo agli inizi di ottobre del 2025, a conferma di come agli occhi degli investitori gli OAT apparissero ormai come più rischiosi dei Titoli di Stato italiani, a causa di una Francia piombata nell’ennesima crisi istituzionale e del tutto allo sbando.
Il fatto che i BTP fossero arrivati a battere i bond sovrani francesi era stato sottolineato anche dalla BCE. Si trattava di fatto di una importante pietra miliare raggiunta.
Citando l’altro spread che di colpo faceva la gioia del governo Meloni, qualcuno però aveva ricordato come l’Italia non fosse messa poi tanto meglio della Francia. E, verso la fine del 2025, non era mancato un avvertimento su un orizzonte non proprio sgombro di nubi per tutti i bond dell’area euro.
Il governo Meloni aveva continuato però a gongolare per la flessione continua dello spread BTP-Bund, e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti aveva tessuto le lodi della carta italiana fino all’inizio di quest’anno, prima che il differenziale toccasse nuovi minimi, scendendo nelle sedute successive anche a 60 punti base.
Così, nella nota “Benefici per imprese, famiglie, finanza: lo spread che racconta l’Italia degli ultimi 3 anni” pubblicata dal MEF:
“Lo spread, che a settembre 2022 – poco prima dell’insediamento del ministro dell’economia e delle finanze Giancarlo Giorgetti – aveva raggiunto i 251 punti base, ha toccato i 59 punti base a gennaio 2026. Il differenziale tra i titoli di stato francesi (OAT) e i Btp italiani che già ad agosto aveva iniziato ad assottigliarsi, si è azzerato. Un effetto visibile e misurabile del lavoro responsabile svolto dall’esecutivo in questi primi 3 anni. Se all’inizio della legislatura le tensioni internazionali e le preoccupazioni legate alla crisi energetica e alla guerra in Ucraina, insieme alla politica monetaria con gli aumenti dei tassi di interesse da parte della BCE, hanno tenuto lo spread su livelli relativamente alti, le politiche di bilancio prudenti e il rispetto degli impegni con l’UE hanno contribuito a rassicurare i mercati”.
Eppure diversi erano stati gli analisti ad avvertire prima di tutto come lo spread BTP-Bund a 10 anni non fosse più il parametro-verità per monitorare il rischio dell’Italia. Ma il governo Meloni aveva continuato a tessere le lodi dei suoi BTP.
Ora, la paura -non solo per il destino dei BTP ma di tutti i bond dell’area euro - è che nell’imminente giorno X di giovedì, 19 marzo 2026, la BCE di Christine Lagarde apra alla prospettiva di uno o più rialzi dei tassi, per prevenire una possibile impennata dei prezzi nell’area euro, dunque dell’inflazione. Per i Titoli di Stato dell’intera area euro, la notizia sarebbe ovviamente un duro colpo da incassare.
Lagarde ha già preso la parola la scorsa settimana, quando ha tenuto a sottolineare che la BCE è pronta ad agire per prevenire che si ripresenti lo shock dell’inflazione che è piombato in Europa e nel mondo nel 2022, a seguito dello scoppio della guerra tra l’Ucraina e la Russia.
Nel frattempo, oggi è arrivato anche un report di Goldman Sachs, che non promette bene per i BTP e per i bond sovrani dell’area euro.
Gli analisti del gigante USA hanno diffuso di fatto quelle che saranno a loro avviso le prossime previsioni sul trend del PIL e dell’inflazione dell’Eurozona che la BCE annuncerà tra tre giorni, dopo la riunione del suo Consiglio direttivo. Quanto emerge dall’outlook non depone a favore dei BTP & Co.ù
Secondo gli esperti del colosso di Wall Street, lo staff della Banca centrale europea taglierà infatti l’outlook di crescita del PIL dell’Eurozona di 0,1 punti percentuali, portandolo a +1,1% per il 2026 e a +1,3% per il 2027.
Contestualmente, la BCE avallerà i timori per l’arrivo di una stagflazione in Eurozona, rivedendo al rialzo le stime elaborate sull’inflazione.
Secondo Goldman Sachs, le previsioni sull’inflazione del 2026 saranno alzate per la precisione di 0,3 pp al 2,2%, oltre il target del 2%, dunque, a cui la BCE punta.
Le stime sull’inflazione del 2027 saranno invece riviste al rialzo di 0,1 punti percentuali all’1,9% (livello che tornerà dunque al di sotto del target dell’Eurotower pari al 2%). Saranno riviste infine al ribasso di 0,2 punti percentuali, sempre in base a quanto calcolato da Goldman Sachs, le previsioni per il tasso di inflazione per il 2028, atteso all’1,8%.
Determinanti, per tutti i mercati e nel caso specifico dei Titoli di Stato dell’Eurozona, saranno eventuali dichiarazioni (o gaffe) di Christine Lagarde nella conferenza stampa successiva all’annuncio sui tassi.
Il rischio di sbandate, in un momento tanto critico con la guerra tra USA-Israele contro l’Iran, esiste, in un contesto in cui l’incertezza sembra replicare quella dei giorni successivi all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Un segnale di fiducia nei confronti dei BTP così come dei Bund tedeschi è arrivato con la pubblicazione di una nota firmata da Filippo Di Naro, Direttore Investimenti di Anima SGR.
Di Naro ha detto che gli analisti rimangono “ cautamente positivi su Bund e BTP ”, segnalando, in generale, che “le valutazioni sul comparto obbligazionario restano invariate”.
L’esperto ha confermato anche “ la preferenza per i governativi dell’Area Euro rispetto ai Treasury, sulla base di una combinazione di fattori macroeconomici, geopolitici e valutativi che delineano un profilo di rischio complessivamente più contenuto, più che un contesto di reali opportunità”.
Se sui Treasury “l’indicazione resta neutrale, in attesa di un’eventuale estensione del rally per ridurre l’esposizione. Sui governativi core dell’area euro manteniamo invece un orientamento più costruttivo: i BTP hanno mantenuto un’elevata correlazione con i Bund tedeschi e lo spread decennale è in fase di consolidamento a ridosso dei minimi di periodo”.
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