Privatizzazioni: dove punta lo Stato e quali titoli osservare nei prossimi mesi

Salvatore Casolaro

25 Novembre 2025 - 07:12

Dalla cessione di quote di Poste ed ENI alla quotazione della Zecca: tutti i fronti aperti e le prospettive per i risparmiatori.

Privatizzazioni: dove punta lo Stato e quali titoli osservare nei prossimi mesi

Si riparla di privatizzazioni.

Il Documento Programmatico di Finanza Pubblica (DPFP), approvato il 17 settembre 2025 ha previsto un target per le privatizzazioni “vicino all’1% del PIL” per il triennio programmatico (2025-2027), pari complessivamente a circa 20 miliardi di euro. In tale documento non si citano esplicitamente enti e società coinvolte ma le ipotesi più accreditate fanno riferimento a “gioielli di famiglia” come Enav, MPS, SACE, Eni, Enel.

Notizie più recenti non ufficiali hanno integrato la lista delle società oggetto di dismissioni, individuando ulteriori asset, in taluni casi facenti parte di progetti di trasformazione sia societaria che operativa. Si fanno i nomi in particolare di Poste Italiane, dell’ Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, (IPZS), ma anche della Banca del Mezzogiorno e PagoPA SPA. Le privatizzazioni aprono sempre un dibattito intenso tra gli analisti e commentatori del settore. Da un lato si sostiene la necessità di ridurre il debito pubblico; dall’altro, si evidenzia il rischio di perdere il controllo su asset essenziali per lo Stato e sul futuro industriale del Paese. Le società coinvolte dalle indiscrezioni recenti sono meritevoli di qualche considerazione più approfondita, anche in chiave di concrete possibilità di investimento per i risparmiatori.

Le cessioni principali nei piani del governo

PagoPa, Zecca dello Stato (IPZS) e Poste italiane

E’ questa l’operazione che sembrerebbe più complessa ed ambiziosa, avente come obiettivo ridisegnare il ruolo strategico di queste tre società. Ma forse per questo anche più interessante. L’idea di fondo è questa: Poste dovrebbe svolgere un ruolo di anchor investor pubblico. In quest’ottica si ipotizza la vendita da parte dello Stato di una quota (tra il 10 % e il 20%) del capitale di Poste, mantenendo comunque una partecipazione di maggioranza. Le stime parlano di un incasso potenziale tra 1,3 e 2,6 miliardi di euro, liberando risorse anche per le operazioni successive. Il secondo passo è la vendita di PagoPa, valutata ca. 500 milioni (da un consulente del Tesoro citato come KPMG dalle cronache). L’acquisto sarebbe sostenuto da IPZS per il 51%, mentre Poste ne rileverebbe il 49%. E’ prevista anche l’eventuale quotazione parziale di IPZS. Questa IPO sarebbe mirata a: raccogliere capitale fresco da investire in PagoPA e nello sviluppo digitale di IPZS stessa; a valorizzare gli asset di IPZS sul mercato, prima di eventuali operazioni di crescita; a coinvolgere eventuali investitori privati. In chiave strategica IPZS dovrebbe essere convertita in un’azienda per il business digitale (firma elettronica, certificati, identità), con PagoPA che passerebbe da semplice piattaforma di pagamenti pubblici a un player tecnologico strategico, integrato nei servizi digitali statali. Va segnalato che l’operazione ha ricevuto rilievi dall’ Autorità Garante della Concorrenza, che ha segnalato rischi concorrenziali dato che Poste e Zecca diventerebbero azionisti forti di una piattaforma strategica.

La ex Popolare di Bari

La Banca Popolare di Bari è stata commissariata dalla Banca d’Italia nel dicembre 2019 (sono emersi crediti deteriorati, affidamenti “generosi” e operazioni “nascoste”). Il salvataggio pubblico successivo è costato circa 1 miliardo di euro a carico di Mediocredito Centrale e del Fondo Interbancario. Nel 2020 la banca è stata trasformata in società per azioni e, dal 2021, è entrata nel Gruppo Mediocredito Centrale (detenuto attraverso Invitalia dallo Stato), ricadendo sotto la sua direzione ed il controllo. Nel 2022 ha acquisito Banca del Sud, rilevando quattro filiali strategiche in Campania (Napoli, Caserta, Avellino, Salerno), in linea con la sua nuova mission di essere “banca retail di riferimento per il Sud”. Nel 2023 ha cambiato la ragione sociale in BdM Banca. Nel 2024 ha registrato un utile netto di 22,4 milioni di euro, più che raddoppiato rispetto al 2023. Parte di questo miglioramento deriva da una riduzione dei crediti deteriorati (NPL), con una cessione attiva (“offerte vincolanti”) di NPL per 183,4 milioni di euro. Il piano di privatizzazione della ex Popolare di Bari prevederebbe la vendita di quote di BdM che ha un ruolo strategico nell’economia del Sud Italia. L’istituto è stato peraltro al centro anche di un emendamento alla manovra 2026 con l’istituzione di un fondo ristori pubblico da 350 milioni per i soci della ex Popolare di Bari.

Eni, Ferrovie dello Stato (FS) ed Enav
Le operazioni che hanno ad oggetto questi asset sono simili nella loro configurazione. Per Eni è in studio una cessione fino al 4% delle quote statali. Le entrate previste da questa operazione sono stimate in circa 2 miliardi di euro. Il progetto per Ferrovie dello Stato si basa su uno spin-off della rete infrastrutturale. Il CEO di FS ha affermato che l’azienda manterrebbe il controllo, pur aprendo a investitori esterni su alcuni asset. Questo modello ricorda quello di Terna, con una “società rete” regolata da tariffe e investitori istituzionali. Per Enav il Tesoro detiene oggi una partecipazione rilevante nella società, che però è già quotata in Borsa. L’idea è di ridurre la presenza statale, per “monetizzare” parte dell’investimento, anche in questo caso senza perdere completamente il controllo. L’ operazione potrebbe essere “più semplice” essendo Enav già sul mercato.

Le occasioni per i risparmiatori

In termini generali le privatizzazioni offrono strade concrete per i risparmiatori (IPO, collocamenti secondari, acquisto post-offerta sul mercato) verso asset strategici a potenziale rendimento strutturale, ma richiedono particolari attenzioni nella valutazione dei multipli (EV/RIACVI, EV/EBITDA), nel cogliere i rischi derivanti da interventi regolatori da parte delle Authority (antitrust), nella lettura delle clausole di governance (diritti di voto, patti di consultazione), e nella gestione del rischio di liquidità e delle politiche pubbliche. Le regole pratiche possono essere: studiare il prospetto/term sheet dell’offerta, stressare i numeri su scenari conservativi, considerare l’orizzonte long-term e la diversificazione e tenere monitorati i rischi politici e regolatori che spesso sono i principali driver di riallineamento del prezzo dopo l’IPO o il collocamento.

Nei casi specifici: per l’operazione Poste/PagoPA/Zecca la sua concretizzazione è complessa e non immediata; l’opportunità è quella di prendere posizione su un gruppo con larga base retail e ricavi ricorrenti, il rischio è che il prezzo sconti già le sinergie attese e che revisioni regolatorie o scelte di governance riducano i margini futuri.
Per BdM (ex Popolare di Bari) è necessario attendere la normalizzazione degli oneri derivanti dal commissariamento della ex Popolare di Bari, la stabilizzazione dei ricavi e la chiarificazione del perimetro derivante dalla privatizzazione. E’ un titolo che si basa essenzialmente su rendimenti da interessi sui prestiti, con tutte le conseguenze relative.

Su ENI (e le sue controllate come Plenitude) l’investimento per i privati può essere attraente se i collocamenti saranno effettuati a prezzi incentivanti o in aumento di flottante, considerando che il gruppo ha flussi di cassa significativi e potenziali dividendi (potrebbe anche beneficiare degli effetti del Piano Mattei); le implicazioni geopolitiche impongono prudenza: gli investitori retail dovrebbero valutare l’orizzonte d’investimento (più adatto a medium-long term) e l’impatto sulla politica dei dividendi in caso di cambio dell’azionariato.

Per Ferrovie dello Stato (FS) le ipotesi più realistiche non sono di una cessione totale ma di spin-off di asset (es. rete ad alta velocità) o di schemi di finanziamento tramite RAB: questo genera opportunità indirette — partecipare a società quotate nate dallo scorporo o investire in titoli collegati a progetti infrastrutturali regolati che offrono rendimenti stabili — ma comporta grandi complessità regolatorie e un rischio politico (la proprietà resterà presumibilmente pubblica e le tariffe/ricavi saranno soggetti a regolazione, riducendo potenziali upside speculativi).

Infine ENAV, già quotata, rappresenta forse l’opportunità più “pulita” per i risparmiatori interessati a un’operazione di privatizzazione temperata: una vendita parziale della partecipazione statale potrebbe aumentare il flottante senza stravolgere governance o modello di business, offrendo ai privati un titolo su un monopolio naturale con profili di utili stabili ma esposti a cicli del traffico aereo e a possibili vincoli regolatori.