Riforma delle pensioni, ultime notizie: la Catalfo promette che si farà

Pensioni, riprendono i dialoghi sulla riforma: il Ministro Catalfo ha incontrato i sindacati fissando i prossimi appuntamenti per discutere del post Quota 100.

Riforma delle pensioni, ultime notizie: la Catalfo promette che si farà

Riforma delle pensioni: dopo lo stop dei mesi scorsi causato dal lockdown, ecco che il Ministero del Lavoro e sindacati sono tornati a discutere su cosa succederà dopo Quota 100.

Nella giornata di ieri c’è stato un nuovo incontro tra il Ministro del Lavoro, Nunzia Catalfo, e i sindacati - CGIL, CISL e UIL - per definire un calendario di incontri dove discutere della prossima riforma delle pensioni. Nonostante la crisi economica e le indicazioni che giungono dall’Europa (e che potrebbero essere vincolanti ai fini dell’accesso alle risorse stanziate con il Recovery Fund), quindi, sembra che il Governo voglia comunque attuare una riforma delle pensioni.

Nel dettaglio, si andrà a lavorare su più fronti: il primo è quello per cui già nella Legge di Bilancio 2021 saranno stanziate le risorse per l’approvazione di alcuni provvedimenti urgenti sui quali si comincerà a discutere il prossimo 8 settembre, quando è in programma il primo incontro post lockdown sulla riforma delle pensioni.

Parallelamente, poi, si lavorerà per definire il futuro delle pensioni dopo Quota 100 che cesserà di esistere dal 1° gennaio del 2022; bisognerà evitare che si venga a creare uno scalone di cinque anni, ed è per questo che Ministero del Lavoro e sindacati si ritroveranno anche nella giornata del 16 settembre per discutere delle possibili soluzioni.

Riforma delle pensioni: i provvedimenti più urgenti

Una delle proposte dei sindacati, alla luce della crisi economica che sta attraversando il Paese, è quella di introdurre un contratto di solidarietà per traghettare dal lavoro alla pensione i lavoratori più avanti con l’età, ma allo stesso tempo obbligando le aziende ad assumere nuovo personale.

Uno strumento che sarebbe utile per favorire il ricambio generazionale in un momento in cui il mercato del lavoro appare piuttosto bloccato. In realtà uno strumento del genere già esiste: si chiama contratto di espansione, ma oggi è riservato alle sole aziende con più di 1.000 dipendenti. Uno strumento che ha come obiettivo la crescita dell’azienda: nel favorire l’accesso alla pensione per il personale più avanti nell’età, infatti, l’azienda deve anche rendersi disponibile ad assumere nuovo personale, con un programma che dovrà essere coerente con il piano industriale.

A tal proposito, i sindacati hanno chiesto che il contratto di espansione per la pensione venga esteso a tutte le aziende, non solo a quelle di grandi dimensioni. Il Ministro del Lavoro si è detto pronto a valutare questa possibilità, la quale potrebbe essere finanziata già con la prossima manovra finanziaria.

Nella stessa Legge di Bilancio 2021 dovrebbero esserci le risorse anche per l’estensione della platea dei beneficiari della quattordicesima mensilità, come pure per la proroga dell’Ape Sociale e per l’estensione per un altro anno di Opzione Donna. Si discuterà anche dell’aumento delle pensioni d’invalidità, per il quale sono state stanziate le risorse con la legge di conversione del Decreto Rilancio.

Riforma delle pensioni: va deciso il dopo Quota 100

Più complicato, invece, sarà decidere in merito alla riforma strutturale del sistema pensionistico che dovrà essere attuata dopo la fine di Quota 100.

Bisognerà prevedere una nuova misura di flessibilità per evitare l’effetto scalone, ma non sarà semplice visto che dall’Unione Europea si sono detti contrari alla possibilità che l’Italia possa innalzare la spesa pensionistica.

A tal proposito, un ruolo importante lo ricopriranno le commissioni istituite alla vigilia del lockdown ma che nei fatti non hanno ancora cominciato a lavorare: la prima è quella che punta alla separazione tra previdenza e assistenza, mentre la seconda è sul possibile ampliamento dell’elenco dei lavori usuranti.

In ogni caso appare ovvio che una riforma delle pensioni non potrà prescindere da provvedimenti a costo zero, o quasi, per lo Stato: per questo motivo si fa sempre più strada l’ipotesi di un pensionamento anticipato ma con tagli dell’assegno, così che sarà il lavoratore a farsi carico dei costi previsti.

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