Riforma pensioni bocciata dall’Unione Europea: più poveri in futuro

Ancora una bocciatura per il sistema previdenziale italiano: secondo la Commissione Europea nei prossimi anni la spesa per le pensioni aumenterà, ma gli importi degli assegni saranno sempre più bassi.

Riforma pensioni bocciata dall'Unione Europea: più poveri in futuro

Il Pension Adequacy Report 2018 pubblicato dalla Commissione Europea ha bocciato il sistema pensionistico italiano, nonché le ultime riforme delle pensioni approvate nel nostro Paese.

Secondo la Commissione UE in Italia si spende troppo per il mantenimento del sistema previdenziale, ma male: nel lungo periodo, infatti, c’è il rischio di un abbassamento notevole degli importi della pensione, specialmente per coloro che hanno una carriera discontinua.

Quindi mentre in Italia si continua a cercare una soluzione per uscire dall’impasse provocata dal risultato delle elezioni del 4 marzo scorso, l’Europa ci ricorda che c’è bisogno di una nuova riforma delle pensioni che abbia come obiettivo quello di abbassare la spesa previdenziale raggiungendo allo stesso tempo gli obiettivi prestabiliti.

Ad esempio bisognerà fare in modo di trovare una soluzione per il lungo periodo poiché - come stimato dal Rapporto pensionistico 2018 della Commissione Europea - nei prossimi anni l’incidenza della spesa previdenziale sul PIL aumenterà, ma allo stesso tempo gli importi subiranno un notevole calo; questo perché con il passaggio totale al calcolo contributivo rischiano di avere una pensione inadeguata tutti quei giovani che oggi faticano a trovare un lavoro e che si prevede possano avere una carriera lavorativa molto discontinua.

Le previsioni della Commissione Europea

Secondo il report sulle pensioni pubblicato dalla Commissione Europea la spesa previdenziale sarà stabile al 15,6% del PIL fino al 2020, merito dei requisiti restrittivi introdotti dalla Legge Fornero.

Nel lungo periodo però questa spesa subirà un notevole incremento, fino ad arrivare al 18,7% del PIL nel 2040. Nei prossimi vent’anni, quindi, ci sarà un incremento della spesa pensionistica, motivata da una bassa crescita della produttività e dalla composizione demografica del nostro Paese, dal momento che in futuro ci saranno meno giovani e più anziani.

Per vedere gli effetti delle riforme delle pensioni degli anni scorsi bisognerà attendere il 2041, quando la spesa previdenziale comincerà a scendere per poi arrivare - secondo quanto previsto dal Pension Adequacy Report 2018 - al 13,9% del PIL nel 2070.

Ciò dipenderà da diversi fattori, come ad esempio dalla crescita del tasso di occupazione tra gli anziani, dall’adeguamento progressivo con le aspettative di vita e dal già citato sistema contributivo.

Pensionati sempre più poveri

Nonostante un aumento progressivo della spesa previdenziale, le pensioni in futuro saranno sempre più basse. Pur costando tanto, quindi, il sistema previdenziale italiano non è adeguato per contrastare la povertà.

Questo perché il sistema contributivo penalizza particolarmente chi ha un lavoro precario, problema molto frequente tra i giovani. La Legge Fornero, infatti, introducendo dei requisiti più restrittivi per la pensione ha ritardato l’uscita dal lavoro per molti lavoratori anziani provocando una riduzione di giovani lavoratori.

Nel dettaglio, secondo il rapporto, circa 1 milione di giovani ha perso un’opportunità di lavoro a causa della riforma Fornero.

Non è un segreto d’altronde che oggi per i giovani italiani sia un’impresa trovare un lavoro stabile e ben pagato che permetta loro di avere una pensione adeguata in futuro.

Quale soluzione? Secondo la Commissione UE bisogna come prima cosa ridistribuire al meglio le pensioni pubbliche e in secondo luogo incentivare il ricorso alla previdenza integrativa, il secondo pilastro previdenziale che in Italia è ancora poco utilizzato.

Promosse (con riserva) le riforme Renzi

Secondo la Commissione Europea da una parte le ultime riforme delle pensioni hanno svolto efficacemente la funzione di mantenimento del reddito, tuttavia si sono rivelate inadatte per la protezione della povertà.

Da una parte quindi è stata promossa la riforma delle pensioni approvata da Renzi e Poletti che ha introdotto diversi strumenti per la pensione anticipata, come ad esempio l’Ape Sociale, dall’altra però la Commissione Europea ha bocciato l’Ape Volontaria perché ha dei costi troppo alti.

Senza contare poi che ci sono stati diversi ritardi per l’entrata in vigore delle novità introdotte e ciò ha provocato non pochi disagi, per colpa dei quali si prevede che solo pochi lavoratori smetteranno di lavorare anticipatamente ricorrendo all’Ape Volontaria.

Criticata anche l’estensione della quattordicesima per alcune categorie di pensionati; secondo la Commissione Europea, infatti, lo Stato avrebbe dovuto verificare che chi ne avrebbe usufruito fosse effettivamente povero.

Insomma, sulla carta la riforma delle pensioni approvata nell’ultima legislatura era adeguata per risolvere alcune delle lacune della Legge Fornero, ma all’atto pratico questa si è rivelata poco funzionale.

Ecco perché una nuova riforma delle pensioni è sempre più urgente, ma allo stesso tempo molto lontana: il rischio di nuove elezioni, infatti, è sempre più concreto e quindi almeno fino a settembre (data più probabile per una nuova tornata elettorale) dovrebbe restare in carica il Governo ad interim guidato da Gentiloni, il quale però non potrà assolutamente farsi carico del compito di riformare (di nuovo) il sistema previdenziale italiano.

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