Prezzi petrolio si infiammano a un passo da $120. L’indice Ftse Mib risale dai minimi nel finale.
Alla fine della prima giornata di contrattazioni della nuova ottava, l’indice Ftse Mib di Piazza Affari è riuscito ad arginare il forte danno sofferto nelle prime ore della seduta, a causa del boom dei prezzi del petrolio (fino a +30% per il contratto WTI scambiato sul Nymex di New York).
La fiammata delle quotazioni del crude oil è stata scatenata dalla decisione di altri Paesi produttori di petrolio del Golfo, oltre al Qatar, di interrompere la produzione e le esportazioni della materia prima.
Lo stesso ministro dell’Energia del Qatar aveva avvertito la scorsa settimana che le quotazioni del Brent sarebbero potute volare fino a $150, scatenando ansia sui mercati, in un contesto in cui non si esclude un rally fino a quota $200.
Il Ftse Mib ha ridotto le perdite anche grazie allo smorzarsi dei timori a Wall Street, dove il Dow Jones il Nasdaq Composite e l’S&P 500 sono risaliti dai minimi intraday. Market mover, sempre i prezzi del petrolio, che dopo il corposo scatto al rialzo, sono tornati al di sotto della soglia psicologica di $100 al barile. Il loro rally ha però affossato però oggi l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo crollato più del 5%, e il Kospi della borsa di Seoul, affondato di oltre il 6,6%.
In rosso, ma lontane dai minimi intraday, anche le altre borse europee.
Il Dax della borsa di Francoforte ha ceduto lo 0,83%, a quota 23.394,38, il Cac 40 della borsa di Parigi ha chiuso la sessione in ribasso dello 0,98%, a 7.915,36 punti, il Ftse 100 della Borsa di Londra è arretrato dello 0,34%, a 10.249,52 punti. L’indice di riferimento dell’azionario europeo, lo Stoxx 600, ha perso lo 0,67%, a 594,69 punti.
Occhio alle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha scritto su Truth Social che il trend “di breve termine dei prezzi del petrolio” è un “prezzo molto piccolo da pagare” per distruggere la minaccia nucleare dell’Iran. “Soltanto gli stupidi la vedrebbero diversamente”!
Israele ha intanto annunciato di avere iniziato una nuova ondata di attacchi al fine di colpire le infrastrastrutture “del regime del terrore” dell’Iran.
Petrolio schizza verso quota $120, poi rallenta. Piazza Affari limita i danni con Wall Street. La diretta di Money.it
Piazza Affari, indice Ftse Mib chiude in calo dello 0,29%. Le azioni migliori e peggiori
L’indice Ftse Mib di Piazza Affari ha chiuso la giornata di contrattazioni in ribasso, registrando una flessione dello 0,29%, a quota 44.024,96 punti, ben lontano dai minimi a cui era precipitato nelle prime ore della seduta, quando aveva perso più del 2,5%, scontando il boom dei prezzi del petrolio, arrivati stamattina a volare a un livello di poco inferiore ai $120 al barile.
Azioni peggiori si sono confermate quelle di Brunello Cucinelli (-3,81%), Stellantis (-3%), Hera (-2,90%), Ferrari (-2,19%).
Tra i titoli migliori Leonardo (+6,58%), maglia rosa in assoluto, seguita da Saipem (+4,78%), Nexi (+3,09%), ENI (+2,29%). Occhio agli approfondimenti su ENI guardando al trend dei prezzi del petrolio.
In evidenza le utility, mentre continuano a circolare indiscrezioni sulla possibilità che il governo Meloni imponi una tassa sugli extraprofitti del settore.
Prezzi petrolio frenano la corsa e scendono sotto $100. Azionario in ripresa dai minimi
I prezzi del petrolio rallentano la loro corsa, scendendo al di sotto della soglia di $100 al barile, consentendo così ai mercati azionari principali di risalire dai minimi intraday. A Wall Street il Dow Jones perde 470 punti circa, mentre il Nasdaq e lo S&P 500 riducono le perdite, calando rispettivamente dello 0,26% e dello 0,63%.
Sui mercati del petrolio, i contratti WTI avanzano ora di oltre il 5%, scendendo tuttavia sotto quota $100, a $95,75 al barile. I prezzi del Brent avanzano del 6,6%, a quota 98,79 dollari al barile.
Petrolio, prezzi sopra quota $100 al barile il New Normal?
Paul Diggle, Chief Economist di Aberdeen Investments, ha commentato il trend dei prezzi del petrolio e dei mercati, mettendo in evidenza con la pubblicazione di una nota che “ il prezzo del Brent è pari a 105 dollari nel momento della stesura di questo commento, dopo aver raggiunto un picco di 116 dollari nelle prime ore della mattinata asiatica”, e aggiungendo che “oggi i mercati azionari e i future stanno registrando ribassi compresi tra lo 0,5% e il 6,5%, con Cina e Stati Uniti nella parte più bassa di questo intervallo ed Europa e Asia (Cina esclusa) nella parte più alta. Nel frattempo, il dollaro si rafforza, i rendimenti obbligazionari salgono e il prezzo dell’oro scende ”.
“Continuiamo a ritenere che il flusso di notizie indichi che potrebbe esserci ancora altro in arrivo ”, ha continuato Diggle, osservando che, “anche dopo l’ulteriore aumento dei prezzi del petrolio registrato oggi, continuiamo a sottolineare che l’impatto del conflitto sul prezzo del petrolio è una funzione non lineare della sua duration. Di conseguenza,potrebbero esserci ulteriori rialzi prima di una successiva discesa”.
“Riteniamo che i 120 dollari al barile siano facilmente raggiungibili. Se i prezzi dovessero poi tornare a scendere, il ciclo economico globale assumerebbe un carattere più stagflazionistico, ma non sarebbe compromesso in modo sostanziale. Stiamo tuttavia cominciando a considerare anche scenari di stagflazione più persistente, con picchi del petrolio a 150 dollari al barile e prezzi stabilmente sopra i 100 dollari per molti mesi”.
Algebris Investments: Iran, rischi in aumento, sell off sui tassi
Così commenta il trend dei mercati, in particolare dell’azionario e dei prezzi del petrolio, il Global Credit Team di Algebris Investments, nella nota “ Iran – Rischi in aumento, sell-off sui tassi ”:
“A una settimana dall’inizio del conflitto in Medio Oriente, il quadro resta altamente incerto. Dopo una reazione inizialmente contenuta lunedì, i mercati hanno registrato vendite marcate nel corso della settimana. Il movimento è stato particolarmente pronunciato sui tassi e sugli asset rischiosi caratterizzati da posizionamenti molto concentrati. Un elemento cruciale da monitorare resta la capacità operativa dell’Iran, in particolare sul fronte missilistico, poiché gli sviluppi più recenti suggeriscono che parte dell0infrastruttura militare del regime potrebbe essere stata indebolita.
Per il mercato petrolifero, nel breve termine saranno determinanti tre variabili:
- In primo luogo, l’operatività dello Stretto di Hormuz rimane un fattore centrale. Le immagini satellitari indicano che l’attività di trasporto di greggio è già diminuita bruscamente, con un traffico attualmente molto limitato attraverso lo stretto.
- In secondo luogo, l’attenzione si concentrerà sull’eventualità che i produttori del Golfo siano costretti a interrompere la produzione di petrolio e gas. La capacità di stoccaggio è già elevata e qualsiasi interruzione dei flussi di export costringerebbe rapidamente i produttori a ridurre l’output.
- In terzo luogo, eventuali attacchi diretti contro raffinerie o impianti di produzione rappresenterebbero una significativa escalation, con il potenziale di generare forti pressioni al rialzo sui prezzi del petrolio.
Al di là dell’impatto immediato sul petrolio, sviluppi di questo tipo rappresenterebbero anche una sfida rilevante per le prospettive economiche dei Paesi del GCC (Paesi del Golfo). Sebbene prezzi del petrolio più elevati possano sostenere nel breve periodo le entrate fiscali, il quadro macroeconomico complessivo potrebbe deteriorarsi. Il turismo, uno dei pilastri della strategia di diversificazione economica della regione, sta già affrontando rischi al ribasso con il deteriorarsi della percezione di sicurezza regionale.
Nel medio termine, i governi potrebbero trovarsi di fronte a un trade-off fiscale più complesso: maggiori spese per la difesa e minori entrate dal turismo potrebbero compensare parte dei benefici derivanti da prezzi del petrolio più elevati. Più in generale, il premio di stabilità e sicurezza storicamente associato alla regione del Golfo è ora messo alla prova e il ripristino di tale fiducia potrebbe richiedere tempo e un significativo impegno di policy.
Riteniamo che il mercato mostri ancora una certa compiacenza, soprattutto nel credito, dove l’allargamento degli spread è rimasto finora limitato. L’aggiustamento si è infatti concentrato principalmente sulla duration e sul tratto a breve della curva europea. Al tempo stesso, il comparto obbligazionario sta iniziando a incorporare un premio per il rischio inflazionistico, in un contesto in cui l’inflazione dell’area euro è attesa raggiungere un picco intorno a maggio.
In questo contesto, gli asset rischiosi appaiono meno attraenti. La reazione dei mercati è stata finora relativamente contenuta, lasciando spazio a ulteriori ribassi qualora i prezzi del petrolio dovessero rimanere elevati o se il conflitto dovesse ampliarsi coinvolgendo altri attori del Medio Oriente, inclusi i Paesi del GCC”.
Wall Street: Dow Jones affonda di 700 punti. Ftse Mib -1,2%. Leonardo ancora tra le azioni migliori
Wall Street ha dato il via alla giornata di contrattazioni sotto pressione, con il Dow Jones Industrial Average che è caduto subito di quasi 700 punti circa, o dell’1,46%, dopo aver chiuso la settimana peggiore in quasi un anno. ù
Lo S&P 500 e il Nasdaq Composite stanno perdendo l’1,4% e l’1,35%%. Occhio al Cboe Volatility index o indice della paura, che ha superato la soglia di 30 punti per la prima volta in circa un anno, ovvero dagli inizi di aprile, quando Wall Street era collassata a seguito degli annunci decisi da Donald Trump.
Il panico si continua a spiegare con il rally dei prezzi del petrolio, che sono balzati oltre la soglia di $100 al barile per la prima volta dal 2022, anno in cui è scoppiata la guerra in Ucraina.
Nel corso delle ultime ore, i prezzi WTI sono schizzati fino a $119 al barile, dopo avere iniziato l’anno 2026 a un valore inferiore di $60 al barile.
In Europa l’indice Ftse Mib di Piazza Affari cede l’1,22% a quota 43.613,54 punti. Tra le azioni peggiori spiccano ora sempre Prysmian e Azimut, in calo rispettivamente di oltre il 5% e il 4%. Male anche Banca Mediolanum e Ferrari. Le azioni migliori sono Leonardo, Nexi, Saipem, ENI.
Wall Street, futures Dow Jones -450 punti, futures S&P 500 e Nasdaq in calo di oltre -1%
A un’ora circa dall’inizio della giornata di contrattazioni a Wall Street, i futures sui tre principali indici azionari USA rimangono in ribasso, risalendo tuttavia dai minimi intraday, che hanno visto i futures sul Dow Jones cedere fino a oltre 1000 punti. Ora i futures sul Dow Jones capitolano di più di 450 punti, mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq scendono rispettivamente dell’1,3% e dell’1,6% circa.
Prezzi petrolio WTI e Brent oltre +10%. il commento dell’analista
Così Ricardo Evangelista, Senior Analyst di ActivTrades commenta cosa sta accadendo ai mercati con il balzo dei prezzi del petrolio:
“I prezzi del petrolio Brent sono scambiati sopra i 106 dollari all’apertura della sessione europea. La guerra nel Golfo, che dura ormai da più di una settimana, sta rendendo i trader sempre più nervosi per l’impatto che un conflitto prolungato potrebbe avere sull’approvvigionamento energetico globale. La regione del Golfo Persico rappresenta circa un quarto della produzione mondiale di petrolio, la maggior parte della quale viene trasportata con petroliere attraverso lo Stretto di Hormuz. Questa rotta marittima è ora, in pratica, chiusa a causa della minaccia di attacchi, il che significa che il principale hub mondiale di esportazione di petrolio è di fatto congelato fuori dal mercato. Considerando che il conflitto è entrato nella sua seconda settimana e che non vi è alcuna via d’uscita o tempistica evidente per un cessate il fuoco, non sorprende che i trader petroliferi stiano scontando uno scenario futuro di riduzione dell’offerta, con conseguente aumento dei prezzi. Questa dinamica è destinata ad intensificarsi quanto più il conflitto proseguirà senza prospettive realistiche di distensione, creando margini per ulteriori aumenti del prezzo del barile”.
Intanto, verso la fine della mattinata delle contrattazioni delle borse europee, i prezzi del WTI scambiati sul Nymex di New York volano di più del 13,5%, attorno a $103 al barile mentre il Brent scatta del 13% circa, a quota $104,87 al barile.
Piazza Affari, Ftse Mib -1,89%. Azioni peggiori Prysmian, UniCredit, Stellantis, Azimut
Verso la tarda mattinata l’indice Ftse Mib della borsa di Milano perde l’1,89%, a quota 43.317,80 punti. Titoli peggiori sono ancora Prysmian, UniCredit, Stellantis e Azimut..
In cima al listino benchmark della borsa di Milano balzano Nexi e Leonardo, le prime della classe con scatti compresi tra il 4,5% e il 4,75%. Acquisti anche su Saipem ed ENI.
Prezzi del gas schizzano di oltre +15%, verso 62 euro al megawattora
I prezzi del gas scambiati ad Amsterdam con il contratto TTF balzano di oltre il 15%, a quota 61,595 euro al megawattora.
Il grafico della settimana da monitorare. Ovvero il trend del traffico marittimo nello Stretto di Hormuz
Così Economic Team di Payden & Rygel, che analizza il flusso di petroliere e navi per il trasporto di gas attraverso lo Stretto di Hormuz, presentando la Chart of the Week, ovvero il Grafico della settimana:
“Per i mercati finanziari, la questione più urgente legata alla crisi in Medio Oriente riguarda il flusso e l’eventuale interruzione delle forniture energetiche attraverso lo Stretto di Hormuz. Nella settimana precedente allo scoppio delle ostilità, circa 735 navi commerciali, tra cui 210 petroliere e navi per il trasporto di gas, hanno attraversato lo Stretto.
Nei cinque giorni successivi all’inizio del conflitto, invece, il traffico marittimo è sceso ai livelli più bassi dal 2020. Oltre 150 petroliere sono attualmente in attesa di attraversare lo Stretto, una nave portacontainer è già stata colpita e due imbarcazioni hanno invertito la rotta.
Non sorprende quindi che il prezzo del Brent sia aumentato del 17% rispetto alla chiusura di giovedì, mentre i Future sul gas europeo hanno registrato un rialzo del 59%, dopo che gli attacchi agli impianti di gas naturale liquefatto del Qatar hanno causato una sospensione della produzione.
L’impatto macroeconomico finale dipenderà dalla durata delle interruzioni, se sarà di settimane, mesi o trimestri.
La nostra ipotesi di base è che più a lungo verrà limitato il flusso di energia, maggiore sarà il rischio di un rallentamento della crescita economica globale, più che di un aumento dell’inflazione. In particolare, Asia ed Europa sarebbero le aree più esposte, mentre gli Stati Uniti risulterebbero relativamente meno vulnerabili, dato che attraverso lo Stretto di Hormuz transita solo circa il 2% delle loro importazioni energetiche”.
ll grafico della settimana da monitorare secondo Payden&Rygel
Il trend giornaliero del traffico dei tankers e delle navi che trasportano gas nello Stretto di Hormuz. Per Payden&Rygel è questo il grafico da tenere sott'occhio (Fonte AIS, Bloomberg).
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Rendimenti BTP & Co. schizzano, spread torna a infiammarsi. Oltre quota 80
Non solo l’azionario mondiale. Oggi sono sotto attacco anche i bond, che pagano la prospettiva di banche centrali pronte a intervenire con rialzi dei tassi di interessi per scongiurare l’inflazione da guerra. I rendimenti dei BTP a 10 anni schizzano di 11 punti al 3,73%. Volano di 11 punti anche i rendimenti dei Titoli di Stato della Grecia, balzando al 3,70%. Al 3,70% sono anche i rendimenti degli OAT francesi, che avanzano di 9 punti base al 3,60%, mentre i rendimenti dei Bund tedeschi mettono a segno un rialzo più limitato, di 4 punti base, al 2,89%. Il risultato è che lo spread BTP-Bund a 10 anni continua a salire, e ora supera gli 80 punti base.
Borse europee, Francoforte e Parigi in calo di più del 2,5%
Si intensificano i ribassi per le borse europee, che arretrano tutte del 2% circa. Oltre al Ftse Mib di Piazza Affari che cede il 2,4% circa, la borsa di Francoforte perde il 2,7%, la borsa di Parigi scivola del 2,6%, la borsa di Londra arretra dell’1,87%. L’indice azionario di riferimento delle europee, lo Stoxx 600 Europe, perde il 2,3%
Piazza Affari, Ftse Mib -2,4%, Azioni peggiori Prysmian e banche. Tra le azioni migliori Nexi e Lottomatica
Dopo pochi minuti dall’inizio della giornata di contrattazioni a Piazza Affari, l’indice Ftse Mib rimane in forte calo, arretrando del 2,4%, a quota 43.085,38 punti.
Tra le azioni peggiori si mettono ora in evidenza oltre a Prysmian, i titoli delle banche italiane UniCredit, Popolare di Sondrio, Mediobanca, che arretrano del 4% circa. Molto male anche le azioni di MPS, che perdono il 3,6% circa.
Tra le azioni migliori, in evidenza ora Nexi, a seguito del forte tonfo successivo alla pubblicazione dei conti e alla presentazione del nuovo piano nel Capital Markets Day, Lottomatica, ENI e Leonardo.
Borse europee sotto pressione, Francoforte sconta pubblicazione dati macro negativi
I sell non risparmiano le altre borse europee, oltre a Piazza Affari. L’indice Dax della borsa di Francoforte perde lo 0,94%, a 23.591,03 punti, mentre il Cac 40 della borsa di Parigi arretra dello 0,65% a 7.993,49 punti. Il Ftse 100 della borsa di Londra scende dell’1,24% a 10.284 punti circa. In particolare la borsa di Francoforte accusa tra le altre cose la pubblicazione del dato relativo agli ordinativi all’industria, che sono crollati dell’11,1% su base mensile nel mese di gennaio, decisamente oltre la flessione del 4,5% attesa dal consensus degli analisti. Nel mese di dicembre, gli ordinativi all’industria della Germania sono saliti del 6,4% (dato rivisto al ribasso rispetto al +7,8% inizialmente reso noto). Annunciato anche il dato relativo alla produzione industriale tedesca, scesa a gennaio dello 0,5% su base mensile, rispetto al +1% atteso.
Piazza Affari va subito al tappeto, le azioni peggiori e migliori
Piazza Affari, così come l’intero azionario globale, paga il panico per i prezzi del petrolio, che si infiammano scattando fino a +30% e puntando dritto verso quota - L’indice Ftse Mib apre la giornata di contrattazioni scivolando subito del 2,5% circa a quota 43.060,98 punti. Occhio alle azioni peggiori che, nei primi minuti di contrattazioni, sono Prysmian, che crolla di oltre il 7%, STM -4,4%, Telecom Italia e Stellantis, che cedono il 3% circa. Si salvano per ora solo Leonardo, in rialzo dell’1% circa, e Lottomatica.
Buy sul dollaro, occhio all’impatto della guerra in Iran sull’Asia
Sul mercato del forex gli acquisti si riversano sul dollaro USA. Il rapporto euro-dollaro EUR-USD cede più dello 0,55%, a quota $1,1557.
Il dollaro USA scatta anche sullo yen, con il rapporto USD-JPY che avanza dello 0,42% a JPY 158,46, e nei confronti della sterlina, con il rapporto sterlina-dollaro, GBP-USD che perde lo 0,56%, a quota $1,3335. Occhio anche al cambio USD-CHF, in rialzo dello 0,37% circa, a quota 0,7786. Così Vishnu Varathan, responsabile della ricerca macro per l’Asia (escluso il Giappone) presso Mizuho a Singapore:
“L’Asia subisce il peso maggiore della forte escalation dei prezzi del petrolio e ci sono pochi asset dove correre a nascondersi. Il dollaro si conferma la valuta che sovraperforma, considerando l’esposizione del Giappone e della Corea e il forte impatto negativo che ci si può aspettare”.
Forti sell sulle borse asiatiche. Borsa Tokyo (-5,29%) e borsa Seoul (-6%) crollano
Pessima la performance delle borse asiatiche: l’indice Nikkei 225 della borsa di Tokyo ha chiuso la giornata di contrattazioni affondando di 2.892,12 punti (-5,20%), a quota 52.728,72 punti, scendendo sotto la soglia psicologica di 53.000 punti per la prima volta dal 6 febbraio scorso. A essere travolte dai sell soprattutto le azioni della conglomerata del Giappone Softbank Group, precipitate di quasi -10%.
Male alla borsa di Tokyo anche i titoli dei produttori di chip Advantest e Lasertec, scivolati rispettivamente di oltre l’11% e l’8%.
L’indice Kospi della borsa di Seoul è scivolato del 6% a quota 5.25187 punti, dopo essere capitolato di oltre l’8%, scatenando la sospensione del trading per 20 minuti a partire dalle 10.31 ora locale. A soffrire soprattutto i pesi massimi Samsung Electronics (7.81%) e SK Hynix (-9.52%). La borsa di Shanghai limita i danni (-0,67% a 4.096,602), mentre l’indice Hang Seng della borsa di Hong Kong arretra dell’1,66% a 25,329.97 punti. Male anche la borsa di Sidney, con il listino S&P/ASX 200 in ribasso del 2,85% a quota 8,599 punti.
Paura per Piazza Affari e borse europee. Attenti ai futures
I futures sui principali indici azionari europei anticipano un avvio di seduta in forte ribasso. I contratti sul Ftse 100 di Londra sono attesi aprire la giornata di contrattazioni in calo dello 0,9%, mentre peggio è il trend atteso per le borse di Francoforte, di Parigi e di Piazza Affari. Il DAX tedesco è previsto capitolare del 2,67%, mentre per il CAC 40 di Parigi e il Ftse Mib di Piazza Affari i futures anticipano flessioni rispettivamente del 2,3% e del 2,7%.
Wall Street, futures Dow Jones crollano fino a -1.000 punti dopo settimana peggiore da inizi aprile 2025
A Wall Street i futures sul Dow Jones sono affondati nelle ultime ore fino a - 1.026 punti o di oltre il 2%. A perdere più del 2% anche i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq 100.
La scorsa settimana il Dow Jones è crollato del 3% circa, riportando la performance settimanale peggiore da quando il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato il 2 aprile 2025 i dazi contro la maggior parte dei Paesi con cui gli USA hanno rapporti commerciali.
Lo S&P 500 ha perso la scorsa settimana il 2%, mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,2%. Al momento i futures sul Dow Jones segnano un tonfo di 892 punti (-1,88%), a quota 46,625 punti, mentre i futures sullo S&P 500 e sul Nasdaq arretrano rispettivamente dell’1,65% e dell’1,71%.
Petrolio, WTI fino a +30%, Brent +25%. Prezzi puntano dritto a $120 al barile
I prezzi del contratto WTI sul petrolio scambiato sul Nymex di New York sono balzati di circa il 30%, o di $27, a $117 al barile, mentre il Brent è schizzato di oltre il 25% a $118.
L’ultima volta che i prezzi del petrolio hanno superato la soglia di $110 al barile è stata a seguito dell’invasione dell’Ucraina, il 24 febbraio 2022, dalla Russia.
Con le consegne di petrolio ferme, a causa della decisione di diversi Paesi di non fare transitare le navi nello Stretto di Hormuz per timore che vengano colpite dall’Iran, gli Emirati Arabi Uniti, il Kuwair e l’Iraq hanno annunciato che taglieranno la produzione.
Nel frattempo, il segretario all’Energia USA Chris Wright ha riferito nella giornata di ieri, domenica 8 marzo 2026, che il traffico nello stretto di Hormuz sarà ripristinato, una volta che Washington stroncherà le minacce dell’Iran contro chi transiti nel corridoio cruciale per il transito del crude oil e del gas.
Così intanto Clayton Seigle, presidente della divisione di energia e geopolitica presso CSIS, nel commentare la fiammata delle quotazioni di petrolio:
“Il periodo di grazia che ha caratterizzato i mercati per la maggior parte della scorsa settimana, sulla base del presupposto che (la guerra) non sarebbe andata fuori controllo e non avrebbe iniziato a contagiare altre parti dell’economia, è arrivato chiaramente alla sua fine. E’ probabile che ci stiamo dirigendo verso una crisi che durerà per più tempo...e il mercato si sta un po’ affannando per rimettersi al passo”.
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