Tassi BCE, Lagarde ha appena minacciato i governi europei

Laura Naka Antonelli

21 Aprile 2026 - 11:08

La Presidente della BCE ha avvisato i governi dell’area euro. Non esagerino, altrimenti la reazione sarà chiara: tassi più alti.

Tassi BCE, Lagarde ha appena minacciato i governi europei

A poco più di una settimana dalla riunione della BCE e dunque dall’annuncio sui tassi, la Presidente dell’istituzione Christine Lagarde ha lanciato un messaggio ben preciso, che sa di minaccia: i governi europei non varino stimoli fiscali eccessivi per aiutare cittadini e aziende a far fronte al caro energia da guerra.

Nel caso in cui infatti lo facessero, finirebbero infatti per forzare la mano alla Banca centrale europea, che si troverebbe costretta a intervenire.

Come? La risposta è ovvia: alzando i tassi.

Lagarde lancia l’attenti ai governi europei sull’effetto degli stimoli fiscali sull’inflazione

Aiuti troppo imponenti per blindare i cittadini e imprese dal caro energia potrebbero di fatto far salire ulteriormente l’inflazione, che già la BCE prevede in rialzo a causa degli scatti ripetuti dei prezzi del petrolio e del gas, scatenati dalla guerra USA-Iran.

Con Lagarde già sull’attenti per evitare che il tasso di inflazione dell’area euro si impenni come accadde dopo l’inizio della guerra tra la Russia e l’Ucraina, eventuali bazooka potrebbero rendere il suo lavoro ancora più arduo, in quanto, drogando l’economia, finirebbero per far alzare anche i prezzi.

L’avvertimento di Lagarde è stato lanciato in occasione di un discorso che la numero uno della Banca centrale europea ha tenuto ieri, lunedì 20 aprile 2026, parlando da Berlino.

Così la Presidente dell’Eurotower:

“I governi si trovano sotto forte pressione per attenuare l’impatto sui nuclei familiari dell’aumento brusco dei prezzi dell’energia. Ma l’esperienza del 2022 dimostra che entrambi gli approcci volti a fornire un supporto - misure basate sui prezzi e misure basate sul reddito - si traducono in compromessi difficili”.

Lagarde ha spiegato di fatto che i provvedimenti basati sui prezzi riescono ad abbassare l’inflazione, a costo tuttavia di rendere meno forte un segnale che famiglie e aziende dovrebbero recepire in condizioni di shock dell’offerta: “ ridurre i consumi di energia ”.

Un esempio lampante è quello del 2022, “quando misure come tagli alle tasse e imposizioni di tetti massimi ai prezzi fecero scendere l’inflazione di quasi 1 punto percentuale”. Qualcosa di “importante, in quanto i prezzi energetici sono ben visibili agli occhi del pubblico e pesano in modo sostenuto sulle aspettative di inflazione”.

Tuttavia, “quando gli interventi sono ampi e senza una scadenza, i cittadini non hanno alcun incentivo a ridurre i consumi energetici. E quando vengono poi progressivamente eliminate, queste misure fanno risalire l’inflazione in modo meccanico ”.

È quanto è accaduto con gli stimoli fiscali varati dai governi europei nel 2022.

Pur se successivamente ritirati, ha ricordato Lagarde, quegli aiuti “hanno contribuito a prolungare il periodo in cui l’inflazione è stata superiore al target (della BCE), fino al 2024 e al 2025 ”.

La minaccia di Lagarde ai governi: con aiuti troppo estesi BCE costretta ad alzare i tassi

Rischi sull’inflazione sono rappresentati anche dalle “misure basate sui redditi volte a proteggere i cittadini”, che “rischiano di stimolare troppo l’economia ”, ha avvertito inoltre Lagarde.

Certo, “ i trasferimenti fiscali a favore delle famiglie a redditi più bassi sono socialmente necessari e contribuiscono alla stabilità dell’economia”.

Ma “quando vengono estesi a tutte le fasce di reddito, mantengono alta la domanda, permettendo alle aziende di trasferire i maggiori costi sui prezzi, e costringendo di conseguenza la politica monetaria a diventare restrittiva più di quanto sarebbe altrimenti necessario (ad alzare dunque i tassi) ”.

Lagarde ha rilanciato inoltre l’alert dell’FMI all’Italia e alla Francia arrivato appena qualche giorno fa: i margini di bilancio, ovvero gli spazi fiscali, si sono ridotti.

Ciò significa che i governi che cerchino di attenuare ogni shock per le famiglie (aumentando la spesa pubblica o tagliando le tasse “ rischiano di compromettere la sostenibilità dei conti pubblici ”.

Lagarde mette le mani avanti: se sarà costretta ad alzare i tassi, la colpa sarà dei governi

Il messaggio e l’avvertimento della Presidente della Banca centrale europea non lasciano spazio ai dubbi: i governi non esagerino, e piuttosto eroghino contro il caro energia aiuti selettivi: “La lezione del 2022 è chiara: un sostegno temporaneo, mirato e che preservi il segnale dei prezzi può proteggere i più vulnerabili senza aggravare l’inflazione o indebolire la stabilità dei conti pubblici”.

Se invece gli aiuti saranno troppo importanti, la BCE di Lagarde sarà costretta per l’appunto ad alzare i tassi.

A tal proposito, nel breve, guardando alla prossima riunione della settimana prossima (giovedì 30 aprile 2026), le aspettative sono di tassi di nuovo invariati, per la settima volta consecutiva.

Ma l’inflazione nel frattempo galoppa. E se i governi non ascolteranno Lagarde, la Banca centrale passerà dalle parole (minacce) ai fatti.

I tassi saliranno, e la BCE avrà anche motivo di alzare e spalle e ricordare che un avvertimento lo aveva già lanciato. La colpa, a quel punto, sarà dei governi che avrannno fatto orecchie da mercante?

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