Tassi BCE, arrivano le anticipazioni sulla riunione dell’11 giugno. Ormai punto di non ritorno per Lagarde?

Laura Naka Antonelli

28 Maggio 2026 - 15:31

Mancano esattamente due settimane alla prossima riunione della BCE dell’11 giugno. Dalle minute, ma non solo, le anticipazioni su cosa accadrà.

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I tassi di interesse dell’area euro saranno davvero alzati nella prossima e imminente riunione della BCE di giovedì, 11 giugno 2026?

La Presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è ormai a un punto di non ritorno?

Tassi BCE, rialzo il prossimo 11 giugno? Il messaggio dalle minute e non solo

La risposta sembra affermativa: tra due settimane, l’Eurotower alzerà i tassi.

A confermarlo, due anticipazioni arrivate oggi, giovedì 28 maggio, nell’attesa del verdetto della BCE: la prima, la più attesa e la più ufficiale, attraverso la pubblicazione delle minute, relative all’ultima riunione del 30 aprile scorso, quando Lagarde e colleghi hanno deciso di lasciare i tassi dell’Eurozona invariati per la settima volta consecutiva.

La seconda anticipazione è giunta con le dichiarazioni rilasciate dal responsabile economista della Banca centrale europea, Philip Lane.

Per quanto riguarda le minute, il documento viene considerato cruciale per capire la direzione dei tassi, in quanto contenente informazioni su cosa è accaduto nell’ultimo meeting della BCE e, dunque, su cosa hanno detto gli esponenti della banca centrale riguardo all’inflazione e ai fondamentali dell’economia dell’Eurozona.

Importanti sono state tuttavia oggi anche le parole proferite da Lane. Intervenendo a una conferenza organizzata dalla Bank of Japan a Tokyo, il capo economista della BCE ha lanciato infatti un messaggio, ai mercati, su come potrebbe concludersi la riunione della BCE del prossimo 11 giugno. Nulla di confortante, per chi spera che le scommesse hawkish siano eccessive.

BCE, Lane: pressioni su inflazione anche se lo shock da guerra rientrerà

Lane ha detto infatti che le pressioni inflazionistiche derivanti dallo shock energetico scatenato dalla guerra USA-Iran persisteranno anche nel caso in cui lo shock stesso dovesse rientrare, cosa che sta tra l’altro già accadendo, in quanto il trauma avvertito a marzo dai mercati si è attenuato.

Nonostante questo, ha osservato l’economista, non sono esclusi aggiustamenti ai salari che pesino sull’economia del blocco.

L’impatto dei costi energetici elevati, ha avvertito Lane, non è infatti un evento circoscritto.

Ciò significa che, anche se i prezzi del gas e del petrolio dovessero stabilizzarsi, gli effetti di secondo livello - che di norma portano le aziende ad alzare i prezzi per tutelare i loro margini e i lavoratori a chiedere salari più alti al fine di ovviare alla perdita del loro potere di acquisto - possono finire con il rendere persistente l’inflazione.

E il timore che l’inflazione si confermi più duratura delle previsioni è stato confermato non solo da Lane ma dalle stesse minute.

Rialzi tassi BCE in arrivo. Tutti i timori manifestati dai falchi

Dai verbali è emerso infatti che alcuni esponenti della BCE avevano indicato nell’ultima riunione che non si sarebbero opposti a un’eventuale proposta di alzare il costo del denaro, se questa fosse stata presentata quel giorno, in quanto “aumentare i tassi” avrebbe inviato “un segnale ancora più forte riguardo alla determinazione (dell’Eurotower) di riportare l’inflazione al target in modo tempestivo”.

Questi esponenti hanno citato in particolare “lo shock negativo sull’offerta più pronunciato rispetto a quello emerso dalle aspettative contenute nelle proiezioni dello staff diffuse a marzo”, avvertendo che le strozzature presenti nelle catene dell’offerta avrebbero potuto peggiorare, e che le pressioni inflazionistiche avrebbero potuto diventare più diffuse e persistenti.

Alla fine, come si sa, lo scorso 30 aprile i tassi di riferimento principali dell’area euro sono stati poi confermati.

Tuttavia, i falchi della banca centrale non hanno potuto fare a meno di ammettere di temere gli effetti indiretti e di secondo livello dell’inflazione, facendo riferimento - recitano ancora le minute - a “diversi sondaggi che avevano mostrato un cambiamento netto nella distribuzione delle aspettative sull’inflazione, o un aumento dei rischi al rialzo in orizzonti di più lungo periodo”.

Gli stessi falchi hanno così espresso la preoccupazione che “fossero riemersi i rischi di aspettative sull’inflazione non più ancorate ”, e che “le aspettative sull’inflazione di lungo periodo non fossero immuni alle conseguenze dei cambiamenti delle aspettative di breve periodo”.

Messaggi dunque decisamente hawkish, che alimentano ulteriormente l’ansia per una stretta sui tassi a giugno. Ancora di più se si considera quanto detto da Lane.

Lane (BCE) presenta il motivo psicologico dietro al rialzo dei tassi previsto per l’11 giugno

Il capo economista della BCE ha tra l’altro spiegato che, sebbene il contesto attuale sia diverso da quello che ha caratterizzato la crisi acuta del 2022, successiva all’esplosione della guerra tra la Russia e l’Ucraina, la BCE rimane consapevole sia di come le aspettative possano cambiare, sia del pericolo che l’inflazione salga più di quanto messo in conto dai modelli economici standard.

Questi fattori possono infatti influenzare le dinamiche con cui i settori fissano i rispettivi prezzi.

Tra l’altro, ha concluso Lane, un motivo per cui la BCE potrebbe alzare i tassi nella prossima riunione di giugno è anche psicologico: evitare che tra i cittadini si radichi “la convinzione persistente” che l’inflazione rimarrrà alta per un periodo di tempo indefinito e che dunque le aspettative sull’inflazione, e dunque su ulteriori strette, continuino a montare, creando e alimentando un circolo vizioso.