È davvero fattibile il piano di Trump per il conflitto israelo-palestinese?

Trump ha presentato il suo piano storico per risolvere il conflitto israelo-palestinese. Ma è davvero fattibile? La domanda è attuale visto il contenuto dell’accordo, già rifiutato dalla Palestina. Il rischio, per ora, è una nuova escalation di violenza.

È davvero fattibile il piano di Trump per il conflitto israelo-palestinese?

Trump ha presentato il piano di pace per risolvere l’eterna guerra israelo-palestinese. Epocale, storico, mai visto prima: così è stato esaltato l’accordo dal Presidente statunitense durante la visita di Netanyahu alla Casa Bianca.

La prima conseguenza delle condizioni di pace dettate a Washington, però, sembra essere l’accendersi di nuove violenze e tensioni nei territori più caldi e contesi del mondo. Abu Mazen, dando voce al popolo palestinese, ha respinto la proposta USA con una certa determinazione e indignazione.

Ci si chiede, quindi, se il piano di pace di Trump possa davvero funzionare. La reazione entusiasta di Israele, con il suo premier pienamente soddisfatto vicino all’alleato statunitense più vicino che mai alla causa delle sicurezza nazionale israeliana, è un indicatore importante del bilanciamento del piano verso una delle due parti.

La proposta di pace appare provocatoria per la causa palestinese e, soprattutto, nei confronti della spinosa e cruciale questione dei territori e della capitale Gerusalemme.

L’accordo per il Medio Oriente di Trump funzionerà davvero per rilanciare i negoziati? O riaprirà una stagione di violenza nel mai sopito conflitto israelo-palestinese? Potrebbe esplodere una nuova guerra, dopo Libia e Siria.

Trump e il piano di pace per Israele e Palestina: cosa prevede?

Un piano ambizioso quello presentato dal Presidente USA, che si candida ad entrare nella storia del Medio Oriente come pacificatore.

Il riconoscimento di due Stati, uno palestinese e uno israeliano c’è. Il progetto per la terra del Medio Oriente, però, vacilla per diverse ragioni e potrebbe essere l’ennesimo tentativo non riuscito di mettere d’accordo i due popoli in eterna lotta.

Trasformandosi, addirittura, in una nuova miccia esplosiva nel fragile equilibrio tra palestinesi e israeliani.

I principali temi dell’Accordo sono:

  • Gerusalemme capitale indivisa di Israele
  • una parte di Gerusalemme est capitale della Palestina (da definire)
  • riconoscimento di uno Stato israeliano da parte palestinese
  • riconoscimento di uno Stato palestinese demilitarizzato
  • disarmo di Hamas
  • riconoscimento della sovranità israeliana sulla Valle del Giordano e sulle colonie in Cisgiordania
  • controllo israeliano dei confini
  • congelamento delle colonie israeliane per 4 anni
  • costruzione di tunnel per collegare Gaza e Cisgiordania
  • negazione del diritto del ritorno ai palestinesi della diaspora
  • piano di investimenti di 50 miliardi di dollari in Palestina

Punti chiari, che suonano come musica per Netanyahu e anche per il suo rivale Ganz, comunque un linea con la destra più intransigente nell’ambito dei rapporti con i palestinesi.

Da parte palestinese, però, si sono levate a gran voce minacce e proteste. L’irritazione nei confronti del piano è grande. Il portavoce di Abu Mazen ha annunciato che l’Autorità Nazionale Palestinese potrebbe sciogliersi ed uscire dagli Accordi di Oslo per protesta e ha sottolineato che la questione di Gerusalemme e dei territorio non è in vendita.

Il Medio Oriente si divide sul piano: rischio guerra israelo-palestinese?

La strada parte in salita per l’accordo e i rischi di una nuova escalation di tensione sono più che ipotetici. L’impressione è che una reazione indigata dei palestinesi al piano statunitense possa riportare scontri al confine, combattimenti a mano di Hamas e riaccendere le mire difensive - spesso illegali - israeliane contro l’insicurezza, risvegliando nemici (anche statunitensi) come Iran e Hezbollah. E senza ridare giustizia ai popoli in conflitto.

La regione mediorientale è in fibrillazione e sta reagendo alla proposta di Trump. La Giordania ha messo in guardia dalle pericolose conseguenze del piano e la Turchia ha ribadito che Gerusalemme è palestinese e cuore del mondo islamico.

Il partito libanese Hezbollah ha qualificato l’accordo vergognoso e anche l’Iran ha lanciato un messaggio di sfida a Trump, prevedendo indignazione contro il suo progetto.

Più cauti sono sembrati Egitto e Emirati Arabi Uniti, speranzosi comunque in una ripresa dei negoziati.

La guerra israelo-palestinese (e non la pace come sperato da Trump con il suo piano) si riaccenderà nel 2020?

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