Dalla sfida al dollaro alla crisi dell’Eurozona: come le tensioni tra Stati Uniti ed Europa hanno segnato la storia monetaria contemporanea fino all’epilogo dei giorni nostri.
Non è vero affatto che i rapporti tra l’Europa e gli Stati Uniti siano stati sempre tutte rose e fiori: anzi, è vero tutto il contrario.
Il Serpente monetario europeo prima, il Sistema monetario europeo (SME) poi, ed infine l’Euro che ha rappresentato il coronamento della integrazione nell’ambito dell’area economica e monetaria (AEM) dell’Unione europea, sono state fasi e realizzazioni di un confronto durissimo tra le due sponde dell’Atlantico, in cui si cercava di sottrarsi al dominio del Dollaro, a quello che il grande leader politico francese Giscard d’Estaing aveva definito il “privilegio esorbitante”: l’America stampa ne puo’ stampare quanti ne vuole, ed il mondo li acquista senza fiatare.
Gli snodi delle relazioni economiche e valutarie tra gli Usa ed il resto del mondo occidentale sono stati tutti fortemente conflittuali: la dichiarazione nel ’71 della non convertibilità internazionale del dollaro in oro, che risale alla Presidenza di Richard Nixon; il Plaza Accord nel 1985 che risale alla Presidenza di Ronald Reagan con cui si decise di svalutare il dollaro vendendo quote rilevanti delle riserva delle Banche centrali dei Paesi del G5 e corrispondentemente di rivalutare le rispettive monete per ridurre le esportazioni verso gli Usa; l’attacco speculativo del ’92 portato simultaneamente alla Lira italiana, al Franco francese ed alla Lira sterlina, in coincidenza con il processo politico che stava portando alla Costituzione europea ed alla creazione della Moneta unica europea, l’Euro, che era stata decisa nel ’90 a Roma. [...]
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