La nuova Strategia di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (NSS), pubblicata dalla Casa Bianca e firmata dal presidente Trump, è un documento di 33 pagine che sta provocando un terremoto politico e culturale in Europa. Il testo introduce un netto cambio di paradigma: la priorità strategica americana torna a essere l’Emisfero Occidentale, con l’esplicita volontà di far rivivere la Dottrina Monroe. L’Europa, pur riconosciuta come alleato storico e partner strategico, è descritta in termini allarmanti: un continente «in declino» e minacciato da una possibile «cancellazione della civiltà».
La frase non è una licenza retorica. Nel documento si legge che «il suo declino economico è eclissato dalla reale e stridente prospettiva di cancellazione della civiltà». Per Washington si tratta dei «problemi più profondi» dell’Europa, ben oltre l’«insufficiente spesa militare e stagnazione economica».
Washington: L’era della migrazione di massa è finita
Il linguaggio è esplicito. «Le politiche migratorie stanno trasformando il continente e creando conflitti», si legge nella sezione dedicata all’Europa, dove vengono citati anche «censura delle libertà di espressione», «soppressione dell’opposizione politica» e «crollo delle nascite», con «perdita di identità nazionale e sicurezza in sé».
La NSS suggerisce inoltre che l’evoluzione demografica potrebbe incidere sulla NATO stessa:
«Nel lungo periodo, è più che plausibile che nel corso di un paio di decenni al massimo, alcuni membri della Nato diventeranno per la maggioranza non europei. Perciò si pone la domanda se vedranno il proprio posto nel mondo o la propria alleanza con gli Stati Uniti allo stesso modo di coloro che firmarono il Trattato della Nato».
Non si tratta di un dettaglio teorico: è un potenziale cambio di paradigma dell’Alleanza Atlantica, su cui gli Stati Uniti invitano a riflettere.
Ucraina: tregua rapida, stabilità, ricostruzione
Sulla guerra in Ucraina, la dottrina americana è netta:
«è un interesse chiave degli Stati Uniti negoziare una rapida cessazione delle ostilità […] al fine di stabilizzare le economie europee, prevenire l’escalation ed espansione non voluta della guerra e ristabilire una stabilità strategica con la Russia».
Una posizione che può risultare spiazzante per alcune capitali europee, dove resiste la convinzione che il conflitto possa essere risolto solo con una vittoria militare di Kiev.
Corollario Trump: ritorno alla Dottrina Monroe
Il documento si presenta come un «Corollario Trump» della Dottrina Monroe del 1823. Tradotto nel linguaggio contemporaneo: gli Stati Uniti concentreranno le risorse sull’emisfero occidentale e limiteranno l’influenza di potenze esterne. «Gli Stati Uniti devono essere preminenti nell’Emisfero occidentale», si legge, con alleanze e aiuti «dipendenti dalla riduzione dell’influenza esterna rivale, incluso il controllo di installazioni militari, porti, infrastrutture chiave».
La Cina viene citata in particolare per le sue iniziative in America Latina, descritta come il “cortile di casa” americano. L’arrivo di potenze rivali in quest’area non è tollerabile secondo la NSS, e la priorità diventa impedire che «concorrenti non emisferici» possano «posizionare forze o possedere asset strategicamente vitali».
Gli USA non vogliono più dominare il mondo intero
La frase forse più sorprendente del documento riguarda il dopo Guerra fredda:
«Dopo la fine della Guerra fredda, le élite che avevano gestito la politica estera americana si convinsero che il dominio americano permanente del mondo intero fosse nel miglior interesse del nostro Paese. Ma gli affari di altri Paesi sono di nostro interesse solo se le loro attività minacciano direttamente i nostri interessi».
È la fine dell’idea di “impero liberale globale” che ha dominato la politica estera USA dagli anni ’90.
Implicazioni per l’Italia e l’Europa
Per l’Europa – e per l’Italia – la NSS indica una direzione chiara:
• maggiore autonomia economica ed energetica,
• bilanci pubblici più robusti,
• spesa militare credibile,
• controllo delle frontiere,
• difesa delle libertà politiche interne.
L’enfasi non è sull’abbandono dell’Europa, ma sul “salvataggio”: «Non possiamo permetterci di mettere da parte l’Europa… sarebbe controproducente per gli obiettivi di questa strategia. Il nostro obiettivo dovrebbe essere aiutare l’Europa a correggere la sua attuale traiettoria».
La formula usata è «far sì che l’Europa rimanga europea».
Un cambio d’epoca
La nuova strategia non è un documento tecnico: è un manifesto politico all’alba di un nuovo ciclo geopolitico. L’America chiede agli alleati di fare di più, spostando risorse verso difesa, frontiere e competitività industriale. La priorità diventa la stabilità dell’emisfero occidentale. L’Europa, percepita come vulnerabile, è invitata a riformarsi rapidamente.
Se questa visione prenderà forma negli anni a venire, la conseguenza sarà un mondo più multipolare, con un’America meno interventista a livello globale ma più assertiva nei propri confini. Per l’Europa è un ultimatum gentile ma chiaro: o si rafforza, o il baricentro dell’alleanza atlantica si sposterà altrove.