Pensioni, la verità sulla nuova riforma: niente Fornero, ma nemmeno Quota 41

Riforma delle pensioni: cosa ci aspetta? Non ci sono rischi per una Fornero Bis, ma neppure le condizioni per Quota 41 per tutti.

Pensioni, la verità sulla nuova riforma: niente Fornero, ma nemmeno Quota 41

Pensioni: riguardo alla prossima riforma, quella che dovrebbe entrare in vigore dopo il 1° gennaio 2022 - ovvero alla scadenza di Quota 100 - stanno circolando molte notizie discordanti.

Da una parte c’è chi teme una riforma “di lacrime e sangue” che ricorda quanto successo nel 2011 con la cosiddetta Legge Fornero; dall’altra chi invece crede che dopo Quota 100 ci possano essere delle nuove misure di flessibilità che permetteranno ai lavoratori di andare prima in pensione rispetto ad oggi.

Ebbene, la verità - come spesso accade in queste occasioni - sta nel mezzo: ad oggi, infatti, non ci sono segnali per una nuova riforma delle pensioni stile Fornero, nonostante dall’Unione Europea non manchino le indicazioni riguardo alla necessità di tagliare i costi della spesa pensionistica. Allo stesso tempo, però, nonostante le risorse in arrivo con il Recovery Fund, non ci sarà la possibilità di abbassare ulteriormente l’età pensionistica, se non prevedendo delle penalizzazioni in uscita per coloro che scelgono di anticipare l’accesso alla pensione.

Almeno per la riforma delle pensioni attesa per il 2022 - per la quale il confronto tra Ministero del Lavoro e sindacati riprenderà a settembre - quindi, è inutile parlare di Quota 41 per tutti, la misura con cui si potrebbe andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica una volta raggiunti i 41 anni di contribuzione.

È vero anche che fonti interne al Movimento 5 Stelle - come ad esempio l’Onorevole Tripiedi che nei giorni scorsi è stato protagonista di una nostra intervista - fanno sapere che l’estensione di Quota 41 per tutti continua ad essere un obiettivo di questo Governo, ma va detto che al momento non ci sono le condizioni.

Già prima dello scoppio della pandemia non c’erano le condizioni per una misura tale da incrementare ulteriormente la spesa pensionistica, figuriamoci adesso con la crisi economica e con l’Italia che per accedere alle risorse del Recovery Fund dovrà rispettare i vincoli imposti dall’Unione Europea.

Riforma delle pensioni: per il momento nessuna Fornero Bis

Come anticipato, l’Europa avrà un ruolo molto importante nella definizione delle prossime riforme attuate in Italia. E sarà così anche per quella eventuale che andrà ad interessare il sistema pensionistico italiano, che secondo i piani del Governo dovrebbe partire dal 1° gennaio 2022 per far fronte alla fine di Quota 100 e per evitare che si venga a creare una scalone di 5 anni per l’accesso alla pensione.

Semmai una riforma ci dovesse essere, quindi, sarà per tentare di prevedere una misura di flessibilità tale da rendere meno traumatica la fine di Quota 100.

Vero che nel 2011 l’Europa ebbe un ruolo di primo piano - nonostante la Fornero abbia smentito - ma va detto che in quell’occasione le condizioni economiche erano ben diverse rispetto ad oggi.

Per il momento, quindi, non c’è il rischio di una nuova riforma Fornero, ma comunque bisognerà monitorare l’andamento dell’economia.

Pensioni: quale riforma allora?

Tutti gli indizi portano ad una riforma delle pensioni che possa prevedere una misura di flessibilità tale da permettere l’uscita anticipata dal lavoro per coloro che ne hanno l’intenzione.

Tuttavia, dal momento che uscire anticipatamente dal mercato del lavoro comporterebbe un costo ulteriore, bisognerà trovare un modo per far sì che questo non gravi sulle casse dello Stato.

Ecco perché si parla di misure con penalizzazioni a scapito del lavoratore che decide di uscire anticipatamente dal lavoro. Misure che possono variare da un ricalcolo contributivo della pensione ad un taglio dell’assegno per ogni anno di anticipo: ne discuteranno sindacati e Ministero del Lavoro nei prossimi incontri in programma dopo la fine dell’estate, per un confronto che si preannuncia molto acceso.

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