Pensioni, soldi finiti? “Un allarme per preparare gli italiani”

I riferimenti a un necessario taglio delle pensioni potrebbero rappresentare una strada per “preparare” gli italiani a provvedimenti impopolari. L’opinione di Giancarlo Marcotti

È davvero necessario un taglio delle pensioni per evitare un collasso del sistema economico italiano? La domanda si presenta ricorrente negli ultimi giorni, quelli che seguono l’allarme lanciato in primis dal governatore di Bankitalia, Ignazio Visco.

Quest’ultimo infatti, nel corso degli Stati Generali delle Pensioni, ha fatto riferimento alla possibilità di tagliare le pensioni per non rischiare di trovarsi di fronte a un futuro che veda trattamenti previdenziali e assistenziali impossibili da garantire.

Dichiarazioni che - riprese seppur in forme diverse da alcune figure politiche - hanno inevitabilmente creato un clima di allerta e tensione, considerando anche il ruolo ancor più cruciale che una simile misura assume in momenti di crisi economica come quello che viviamo ora.

Ma per Giancarlo Marcotti, direttore di Finanza in Chiaro, simili riferimenti non sono del tutto giustificati dalla situazione attuale, e potrebbero rappresentare solo una strada per “preparare” gli italiani a provvedimenti impopolari.

Pensioni, soldi finiti?: “Un allarme per preparare gli italiani”

Il fatto che la crisi pandemica avrà ripercussioni gravi su un sistema già molto in difficoltà in tempi pre-covid come quello pensionistico è innegabile.

Ma - sottolinea Marcotti durante l’appuntamento con Mondo&Finanza di Money.it - modalità e tempistiche utilizzate per trattare la questione fanno pensare a una sorta di strategia preparatoria volta a fare strada a provvedimenti non facili da accogliere:

“Senz’altro tra un po’ salterà fuori che abbiamo delle difficoltà a livello finanziario come Paese, e una delle cose che viene utilizzata di più è l’argomento pensioni. Questo perché dire che non ci sono i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici è un po’ troppo, e quindi si dice che non ci sono i soldi per pagare le pensioni.”

Per il direttore di Finanza in Chiaro infatti la questione è piuttosto semplice da spiegare: entro fine anno il Paese si appresta ad aumentare il nostro debito pubblico di 170 miliardi di euro, mossa già ben nota e - piaccia o meno - accolta da tempo.

Ecco perché far notare ora che in nostri conti pubblici non godono di buona salute “è un aspetto abbastanza banale: non l’avevano prima una buona salute figuriamoci oggi, gravati da ulteriori 170 miliardi e più di debito.”

Un aspetto che segue però un obiettivo neanche troppo implicito secondo Marcotti, che fa notare come normalmente simili notizie vengano fatte circolare con uno scopo preciso: “quello di farci accettare alcune cose che altrimenti non avremmo accettato” :

“Si cerca di alimentare un po’ le paure della popolazione per poi portarci ad accogliere scelte che altrimenti non sarebbero mai state accolte di buon grado. Quindi, l’argomento pensioni in Italia - visti i tanti pensionati e le tante discussioni attorno - lo si fa girare perché ci si appresta a prendere decisioni molto poco gradite dalla popolazione. Si cerca di fargli capire in un certo senso che la situazione è grave e prima o poi bisognerà prendere qualche provvedimento impopolare.”

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