Pensioni: perché andarci più tardi conviene

Antonio Cosenza

14 Gennaio 2021 - 12:11

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Ritardare l’accesso alla pensione può essere conveniente in quanto garantisce un assegno futuro di importo più elevato. Vediamo perché.

Pensioni: perché andarci più tardi conviene

Andare in pensione più tardi conviene in quanto in questo modo è possibile aumentare l’importo futuro della pensione. E questo vale anche nel caso in cui gli ultimi anni prima della pensione non siano di lavoro e quindi non coperti da contribuzione.

Ciò dipende dal calcolo contributivo dell’assegno di pensione che si applica per la quota di contributi accreditata dopo il 1° gennaio 1996, quando c’è stato il passaggio dal regime di calcolo retributivo al contributivo (o anche dopo il 1° gennaio 2012 in presenza di determinate circostanze). Il sistema di calcolo introdotto con il passaggio al regime contributivo, infatti, tende a premiare coloro che aspettano più anni prima di accedere alla pensione, disincentivando così il ricorso alle misure di flessibilità (come Quota 100).

Ci sono diversi motivi per cui ritardare l’accesso alla pensione garantisce una pensione più elevata: ciò dipende dalla formula con cui viene calcolato l’assegno maturato nel regime contributivo.

Montante contributivo più elevato per chi lavora per più anni

Lavorando per più anni si ha diritto ad una pensione più elevata. Ciò dipende da com’è strutturato il regime di calcolo contributivo il quale dà molta importanza al montante contributivo del lavoratore.

Il montante contributivo è quel parametro con cui si calcola l’ammontare dei contributi totali versati dall’interessato nel corso dei suoi anni di lavoro. Più il montante contributivo è elevato e maggiore sarà l’importo della pensione futura.

Nel dettaglio, contribuiscono ad aumentare il valore del montante contributivo sia le settimane di contribuzione vantate dall’interessato quanto la retribuzione percepita durante gli anni di lavoro. Il montante contributivo, infatti, si calcola in questo modo:

  • calcolare la retribuzione annua media per ogni anno di lavoro;
  • moltiplicare la retribuzione annua media per l’aliquota di computo così da capire quanti contributi sono stati versati in ogni anno di lavoro;
  • moltiplicare i contributi versati per il tasso di rivalutazione.

A questo punto, i contributi versati - e rivalutati - per ogni anno di lavoro vengono sommati così da arrivare al montante contributivo. È ovvio, quindi, che se si lavora per più anni il montante contributivo sarà più elevato, specialmente nel caso in cui si tratti di esperienze lavorative ben retribuite.

Ma attenzione: anche senza lavorare aspettare più tempo per accedere alla pensione è più conveniente. Vediamo per quale motivo.

Andare in pensione più tardi conviene: ecco perché

Per capire il motivo per cui ritardare l’accesso alla pensione conviene anche nel caso in cui non si stia lavorando dobbiamo vedere in che modo il montante contributivo si trasforma in assegno di pensione.

Ebbene, ogni due anni viene aggiornata la tabella dei cosiddetti coefficienti di trasformazione, con i quali appunto i contributi versati (e rivalutati) vengono trasformati in assegno di pensione. Di seguito potete scaricare i coefficienti di trasformazione aggiornati al 1° gennaio 2021 (gli stessi resteranno in vigore fino al 31 dicembre 2022).

Decreto interministeriale del 01 giugno 2020: aggiornamento coefficienti di trasformazione montante contributivo
Clicca qui per consultare i coefficienti di trasformazione del montante contributivo, utili per il calcolo dell’assegno per i contributi maturati dopo il 1° gennaio 1996, in vigore dal 1° gennaio 2021.

Come potete vedere, più si va avanti con l’età e più si beneficia di un tasso favorevole; per questo motivo ritardare l’accesso alla pensione permette di godere di un calcolo maggiormente vantaggioso con un assegno più elevato rispetto a quello che sarebbe stato riconosciuto qualora il collocamento in quiescenza fosse avvenuto un anno prima. Meglio ancora, ovviamente, se ritardando l’accesso alla pensione si continua comunque a lavorare.

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