Mezzo milione di pensionati continua a lavorare: ecco chi sono e perché

Alberto De Pasquale

22/07/2025

L’ultimo Rapporto Inps segnala che in molti risultano ancora attivi a un anno dal pensionamento: serve per integrare un assegno basso, ma non solo.

Mezzo milione di pensionati continua a lavorare: ecco chi sono e perché

Andare in pensione senza smettere di lavorare. Sembra una contraddizione in termini, anche se in Italia si tratta di una condizione sempre più comune.

Una «dimensione poco esplorata, ma sempre più rilevante», la descrive così l’Inps nel suo ultimo Rapporto annuale, in cui sottolinea che il tema della partecipazione al lavoro dopo il pensionamento è al centro di crescente attenzione nel dibattito pubblico.

Chi sono i pensionati-lavoratori?

Per quantificare le dimensioni del fenomeno, sono stati osservati i comportamenti dei beneficiari di pensione di vecchiaia o anzianità, nati a partire dal 1950 e con trattamento pensionistico iniziato nel 2021 e nel 2022. In totale, i pensionati con decorrenza nelle due annate (oltre 420 mila nel 2021 e 380 mila nel 2022) sono stati all’incirca 800 mila, ma analizzando un campione di quasi 124 mila tra loro è emerso che l’8,5% risultava ancora attivo nel mercato del lavoro a un anno dall’inizio del trattamento pensionistico.

Nonostante l’assegno mensile, hanno continuato a tenersi occupati. Il discorso vale spesso per i pensionati del settore agricolo, che continuano a lavorare nel 21,6% dei casi, e per gli ex artigiani e commercianti. Molto meno frequente risulta il lavoro post pensionamento per i lavoratori dipendenti del settore privato, dato che appena il 5,5% continua a lavorare da pensionato e specialmente per quelli del settore pubblico, che al 99% si limitano a ricevere la pensione.

Solitamente si cerca continuità con la professione svolta in precedenza. Per esempio, il 79% degli ex artigiani e commercianti che prosegue a lavorare anche da pensionato lo fa nello stesso ambito “di provenienza”. Per i liberi professionisti che hanno raggiunto la pensione e non vogliono fermarsi lo sbocco principale è il lavoro dipendente (nel 66% dei casi), in particolare di natura consulenziale. Dal punto di vista sociodemografico, l’identikit del pensionato lavoratore medio dice che è uomo (72% del totale), percepisce un trattamento anticipato e si è pensionato a circa 62,9 anni, leggermente prima dell’età alla quale si pensiona chi smette del tutto di lavorare (63,9 anni).

Perché si continua a lavorare?

Sì, ma perché si continua a lavorare nonostante la pensione? Naturalmente l’aspetto economico è preponderante, ma non per tutti. Oltre all’importo della pensione, incide l’età del lavoratore. I più giovani (sotto i 70 anni) sono spinti a continuare a lavorare per necessità di integrare un assegno basso, mentre per i più anziani una pensione alta può incoraggiare a restare attivi. Chi va presto in pensione e ha una pensione bassa tendenzialmente non fa quindi una libera scelta, ma agisce per motivi economici; ma chi invece va in pensione a più di 70 anni e con una pensione medio-alta ha comunque più probabilità di continuare a lavorare, proseguendo la carriera tramite poche pratiche o consulenze, spesso in modo autonomo.

Lo studio indica che generalmente il reddito da lavoro dei pensionati attivi è inferiore all’importo pensionistico percepito. La differenza è accentuata soprattutto per gli ex dipendenti del settore privato e del settore pubblico, che lavorando da pensionati devono accontentarsi di redditi pari a circa, rispettivamente, il 30% e il 10% dell’importo pensionistico ricevuto. Per gli ex liberi professionisti invece il discorso cambia drasticamente, dato che possono percepire un reddito da lavoro anche quattro volte superiore all’importo annuo della propria pensione.