Confartigianato denuncia una grave carenza di lavoratori nel settore dell’artigianato alimentare: panettieri, gelatai e pasticceri sono diventati figure rare.
L’export alimentare dei prodotti made in Italy continua a crescere, segno che la tradizione culinaria italiana e i prodotti tipici del territorio sono sempre più amati e apprezzati in tutto il mondo. Dal pane alla pasta, fino alla pizza: nel 2025 le esportazioni hanno registrato una crescita del +4,3%, ma la vera difficoltà per le aziende produttrici riguarda il reperimento delle figure professionali.
Mentre crescono i profitti delle esportazioni, si svuotano i laboratori nei quali vengono realizzati i prodotti made in Italy. La crisi si gioca sul mercato interno.
Secondo Confartigianato mancano almeno il 40% dei profili necessari alle aziende per proseguire la produzione e l’esportazione dei prodotti. Tra le figure più richieste e più difficili da trovare ci sono gelatai, panettieri, pasticceri e conservieri alimentari.
Mancano 68mila artigiani del cibo: l’allarme di Confartigianato
Secondo l’ultimo rapporto di Confartigianato, presentato in occasione del convegno “Intelligenza artigiana a tavola” presso la Camera dei Deputati, su un totale di 176.450 figure professionali richieste dalle aziende del Food & Beverage del made in Italy, almeno 68.160 artigiani professionisti sono di difficile reperimento. Ciò significa che circa il 40% dei lavoratori “storici” risulta difficile da trovare.
Panettieri, pastai, gelatai e pasticceri sono ormai delle figure molto rare nel settore dell’artigianato italiano. Secondo i dati raccolti, non hanno risposto all’appello:
- 9.820 panettieri e pastai, pari al 67,6% dei 14.520 richiesti dalle imprese,
- 6.190 pasticceri, gelatai e conservieri artigianali risultano difficili da trovare su un totale di 14.090 figure cercate.
La carenza di questi professionisti su tutto il territorio nazionale mette a dura prova le 64.365 imprese artigiane che operano nei settori dell’alimentare, delle bevande e della ristorazione, impiegando ad oggi 248.672 addetti e rappresentando uno dei principali punti di forza del food italiano.
Come rilevato da Confartigianato, “l’Italia conta 330 prodotti agroalimentari riconosciuti dall’Unione europea con i marchi Dop, Igp e Stg, ai quali si affiancano 530 vini di qualità riconosciuti a livello europeo e 5.717 prodotti agroalimentari tradizionali, espressione delle diverse culture gastronomiche del Paese”. Tutelare questo patrimonio gastronomico nazionale è fondamentale.
La mancanza di professionisti regione per regione
La carenza di artigiani professionisti del food in Italia non risparmia nessuna regione: tra le più colpite ci sono l’Emilia Romagna, dove mancano 8.910 figure su 21.660 ingressi previsti. Seguono la Campania con un fabbisogno insoddisfatto di 8.560 unità, la Lombardia con 7.640, il Veneto con 7.520 e la Puglia con 6.980 lavoratori mancanti.
Non sono da meno regioni come il Piemonte, la Valle d’Aosta e la Sicilia dove la ricerca di personale qualificato si scontra con una mancanza di lavoratori professionisti pronti a entrare nel settore.
Quali sono le professioni a rischio
I professionisti più colpiti sono proprio gli artigiani simbolo del settore gastronomico italiano: pastai, panettieri, pasticceri e gelatai rappresentano le categorie più cercate ma meno reperibili sul mercato, con il 56% dei profili che sono rimasti senza risposta. Peggiore è la situazione per panettieri e pastai, per i quali il tasso di irreperibilità sale al 67%.
Secondo Cristiano Gaggion, presidente di Confartigianato Alimentazione, “servono politiche che valorizzino questi mestieri perché offrono opportunità di lavoro concrete e prospettive di crescita, oltre a custodire un patrimonio di competenze che rappresenta una parte essenziale dell’identità produttiva e culturale dell’Italia”.
Segnali positivi da parte dei consumatori
Se dal lato dei produttori le difficoltà si fanno sentire con maggiore vigore, segnali positivi arrivano dai consumatori che sembrano apprezzare sempre di più la qualità dei prodotti made in Italy.
Il rapporto evidenzia che 12,3 milioni di italiani, pari a circa il 23,5% della popolazione sopra i 14 anni, scelgono prodotti a chilometro zero, con un’incidenza particolare soprattutto nel Mezzogiorno. Inoltre, il 14,1% dei cittadini è orientato verso i prodotti biologici.
Secondo i vertici di Confartigianato, servono delle soluzioni concrete per affrontare la mancanza di manodopera e migliorare le competenze in laboratorio per riuscire a tutelare il patrimonio gastronomico nazionale in futuro.
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