Pensioni: 7 miliardi per riformare la Fornero, ma i conti non tornano

Il Governo ha annunciato che per la riforma delle pensioni saranno stanziati 7 miliardi di euro. Saranno sufficienti per mantenere le promesse fatte nel contratto?

Pensioni: 7 miliardi per riformare la Fornero, ma i conti non tornano

Per la riforma delle pensioni il Governo Conte stanzierà 7 miliardi di euro per il 2019. Lo hanno annunciato Lega e Movimento 5 Stelle tramite un comunicato congiunto pubblicato nella serata di ieri, con il quale è stato confermato che per attuare alcuni dei punti più importanti del contratto di Governo saranno stanziati 20 miliardi di euro nella Legge di Bilancio 2019.

Come già detto per rivedere la Legge Fornero saranno utilizzati 7 miliardi di euro, più altri 10 miliardi per l’introduzione del reddito di cittadinanza. Le altre risorse poi saranno destinate per l’introduzione della Flat Tax e anche per l’assunzione straordinaria di Forze dell’Ordine.

Questi 20 miliardi di euro saranno recuperati grazie anche all’aumento del rapporto deficit/Pil al 2,4%, sul quale però il Governo Conte - dopo le tensioni sui mercati dei giorni scorsi e le polemiche con l’Unione Europea - ha fatto un piccolo passo indietro. Nella nota di aggiornamento al Def che nelle prossime ore dovrebbe essere presentata in Parlamento, infatti, ci sarà sì un rapporto deficit/Pil al 2,4%, ma questo poi scenderà al 2,1% nel 2020 e all’1,8% nel 2021.

Ma torniamo alla riforma delle pensioni; ci si chiede a tal proposito quali misure saranno attuate dall’esecutivo e, soprattutto, se i 7 miliardi annunciati saranno sufficienti per rivedere concretamente la Legge Fornero.

Ebbene, ad oggi non c’è ancora chiarezza in merito; infatti, qualora ci dovessimo attenere a quanto annunciato da Lega e Movimento 5 Stelle nel contratto di Governo, 7 miliardi di euro sarebbero sufficienti per introdurre la Quota 100, estendere la Quota 41 e prorogare l’Opzione Donna. Se invece ci si attiene alle previsioni di spesa fatte nei giorni scorsi, 7 miliardi non basterebbero neppure per introdurre la sola Quota 100 con tanto di paletti.

Riforma delle pensioni: nel contratto “bastavano” 5 miliardi di euro

Facciamo un passo indietro e vediamo quanto dichiarato da Lega e Movimento 5 Stelle nel programma di quello è stato definito come il Governo del cambiamento.

Qui le due forze politiche che sostengono la maggioranza si sono dette favorevoli all’abolizione degli squilibri del sistema previdenziale introdotti dalla Fornero. Nel dettaglio, oltre a dare “fin da subito” la possibilità di uscire dal lavoro quando la somma dell’età e degli anni di contributi del lavoratore è almeno pari a 100 (la cosiddetta Quota 100), l’obiettivo è quello di consentire il raggiungimento dell’età pensionabile con 41 anni di anzianità contributiva, “tenuto altresì conto dei lavoratori impegnati in mansioni usuranti”.

Non deve mancare poi la proroga della misura sperimentale “Opzione Donna”, che permette alle lavoratrici con 57-58 anni (più 7 mesi visto l’adeguamento con le aspettative di vita) e 35 di contributi di andare in quiescenza subito, optando in toto per il regime contributivo.

Infine nel contratto si legge dell’intenzione del Governo di riordinare l’intero sistema del welfare, prevedendo con la separazione tra previdenza e assistenza.

Per fare tutto questo Lega e Movimento 5 Stelle ipotizzavano uno stanziamento di 5 miliardi di euro; tuttavia, visto quanto sta accadendo in questi giorni, appare chiaro che i conti fatti allora dalle due forze politiche erano sbagliati.

Riforma delle pensioni: saranno sufficienti 7 miliardi di euro?

Anziché stanziare 5 miliardi di euro, il Governo per la riforma delle pensioni ha intenzione di utilizzare 7 miliardi di euro. Quindi, qualora le stime fatte nel contratto si fossero rivelate esatte, con questa manovra finanziaria oltre a rendere più flessibile la Legge Fornero con Quota 100 (senza paletti), estensione della Quota 41 e Opzione Donna, potrebbe anche attuare altri provvedimenti, come appunto il blocco dell’età pensionabile paventato nelle ultime ore.

Il problema è che, secondo le stime fatte negli ultimi giorni, 7 miliardi di euro potrebbero non essere sufficienti neppure per introdurre la Quota 100 con dei paletti.

Nel contratto di Governo, infatti, si parla di consentire a tutti l’accesso alla pensione una volta che la somma tra età e contributi dà come risultato 100 senza alcun paletto. Come confermato da fonti interne alla maggioranza, invece, attualmente l’ipotesi più probabile è quella di una Quota 100 con età minima a 62 anni e con un minimo di 38 anni di contributi.

Nonostante l’introduzione di paletti per la Quota 100 si stima un costo di 8,5 miliardi che lo Stato dovrà sostenere nell’immediato, ossia circa 1,5 miliardi in più di quanto preventivato dal Governo. In tal caso è chiaro che non ci sarebbe spazio di manovra né per l’estensione della Quota 41, né tanto meno per il blocco dell’aumento dell’età pensionabile.

Non ci dovrebbero essere problemi invece per la proroga dell’Opzione Donna visto che Di Maio ha confermato che è già stata bollata come “rifinanziata” e che il relativo dossier è già stato inviato al MEF.

Insomma, sulla riforma delle pensioni - nonostante le rassicurazioni del Governo - vige la massima incertezza. La stessa maggioranza, infatti, non sembra avere le idee chiare su quanto effettivamente costerà rivedere la Legge Fornero senza scontentare nessuno. Ad oggi i conti non tornano, al Governo Conte l’arduo compito di farli quadrare.

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