Pensioni, la legge Fornero cambia di nuovo le regole per età pensionabile e importi

Simone Micocci

15 Luglio 2026 - 10:46

Aumento dell’età pensionabile e importi più bassi: ecco come la riforma Fornero cambia le pensioni nel 2027.

Pensioni, la legge Fornero cambia di nuovo le regole per età pensionabile e importi

Sembrava essere rimasta sullo sfondo, ma adesso la legge Fornero torna a far parlare di sé.

Non perché nel frattempo fosse stata sospesa o superata: i requisiti per la pensione di vecchiaia e per quella anticipata sono rimasti quelli definiti dalla riforma del 2011.

Semplicemente, negli ultimi anni non si erano prodotti nuovi aumenti legati all’adeguamento alla speranza di vita, il meccanismo che incide tanto sull’età necessaria per smettere di lavorare quanto sul calcolo dell’importo della pensione.

Dal 2019, infatti, i requisiti pensionistici sono rimasti invariati. Il meccanismo di adeguamento non era stato bloccato, ma le rilevazioni sulla speranza di vita a 65 anni non avevano determinato nuovi incrementi. A incidere è stata soprattutto la pandemia, che ha provocato una temporanea riduzione della longevità: le variazioni negative registrate negli anni successivi non hanno abbassato l’età pensionabile, ma hanno impedito che questa aumentasse ulteriormente.

Gli effetti si sono fatti sentire anche sui coefficienti di trasformazione, ossia i valori utilizzati per convertire il montante contributivo accumulato nel corso della carriera nell’importo annuo della pensione. Proprio per effetto della riduzione della speranza di vita, nel biennio 2023-2024 i coefficienti erano persino migliorati, garantendo assegni leggermente più alti a parità di contributi. La tendenza si è poi invertita nel biennio 2025-2026, con una nuova riduzione dei coefficienti e, di conseguenza, del rendimento del montante contributivo.

La lunga fase di stabilità è però destinata a terminare. L’aumento della speranza di vita registrato dopo la pandemia avrebbe dovuto comportare un incremento immediato di 3 mesi dei requisiti a partire dal 2027. Il governo Meloni è intervenuto per diluirne gli effetti: dal 1° gennaio 2027 sarà applicato un solo mese di aumento, mentre gli altri due scatteranno nel 2028, quando l’incremento complessivo rispetto alle regole attuali raggiungerà i 3 mesi.

La pensione di vecchiaia passerà quindi a 67 anni e 1 mese nel 2027 e a 67 anni e 3 mesi nel 2028.

Resta invece ancora da chiarire quale sarà l’impatto sugli importi. I coefficienti di trasformazione per il biennio 2027-2028 non sono stati ancora ufficializzati e, pertanto, al momento non è possibile stabilire con certezza se e di quanto si ridurranno le nuove pensioni.

Quel che è certo è che la legge Fornero torna a mostrare i suoi effetti: dal prossimo anno si inizierà ad andare in pensione più tardi, mentre per sapere quanto sarà conveniente il calcolo dell’assegno bisognerà attendere la pubblicazione dei nuovi valori.

Dal 2027 si andrà in pensione più tardi

Partiamo dal primo aspetto. Dopo diversi anni di requisiti invariati, dal 1° gennaio 2027 tornerà a produrre effetti l’adeguamento alla speranza di vita. L’incremento calcolato sulla base dei dati Istat sarebbe dovuto essere pari a 3 mesi, ma il governo Meloni è intervenuto per diluirne l’applicazione su due anni: nel 2027 scatterà un primo aumento di 1 mese, mentre gli altri 2 mesi si aggiungeranno nel 2028.

Di conseguenza, per accedere alla pensione di vecchiaia non serviranno immediatamente 67 anni e 3 mesi. Nel 2027 il requisito salirà dagli attuali 67 anni a 67 anni e 1 mese, mentre solamente dal 1° gennaio 2028 raggiungerà i 67 anni e 3 mesi. Si tratta del primo aumento dell’età pensionabile dal 2019, quando l’adeguamento precedente aveva portato il requisito ordinario a 67 anni.

L’incremento non riguarderà solamente la pensione di vecchiaia, ma avrà ripercussioni anche sulle forme di pensione anticipata. Per gli uomini il requisito contributivo passerà dagli attuali 42 anni e 10 mesi a 42 anni e 11 mesi nel 2027, per poi salire a 43 anni e 1 mese nel 2028. Per le donne, invece, saranno necessari 41 anni e 11 mesi nel 2027 e 42 anni e 1 mese nel 2028, contro i 41 anni e 10 mesi richiesti fino alla fine del 2026.

Cambieranno anche i requisiti della pensione anticipata per i lavoratori precoci. L’attuale Quota 41 salirà a 41 anni e 1 mese di contributi nel 2027 e a 41 anni e 3 mesi nel 2028 per disoccupati, caregiver e lavoratori con un’invalidità almeno pari al 74%. Resteranno invece esclusi dall’aumento i precoci impiegati in attività gravose o particolarmente faticose e pesanti, per i quali il requisito rimarrà fermo a 41 anni per tutto il biennio 2027-2028.

Le novità coinvolgeranno anche coloro che rientrano nel regime interamente contributivo, ossia chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996. Per accedere alla pensione di vecchiaia con almeno 5 anni di contribuzione effettiva, indipendentemente dall’importo maturato, serviranno 71 anni e 1 mese nel 2027 e 71 anni e 3 mesi nel 2028.

Verrà adeguata anche la pensione anticipata contributiva prevista a 64 anni. Il requisito anagrafico salirà a 64 anni e 1 mese nel 2027 e a 64 anni e 3 mesi nel 2028, mentre saranno sempre sufficienti 20 anni di contributi.

Non tutti i lavoratori, comunque, saranno interessati dall’adeguamento. La legge di Bilancio 2026 ha escluso dall’aumento alcune categorie impegnate in attività gravose, usuranti o particolarmente faticose e pesanti, che potranno continuare ad accedere alla pensione con i requisiti attualmente previsti anche nel 2027 e nel 2028.

Dal 2027 anche un assegno più basso

Ma il posticipo dell’età pensionabile non è l’unica ombra all’orizzonte. Chi maturerà i requisiti per la pensione a partire dal 2027 dovrà fare i conti anche con una riduzione dell’importo dell’assegno. A incidere sarà ancora una volta il meccanismo di adeguamento automatico alle speranze di vita, che coinvolge anche i cosiddetti coefficienti di trasformazione.

Questi parametri, previsti dalla legge Fornero, servono a convertire il montante contributivo accumulato nel corso della carriera in pensione mensile: più si allunga l’aspettativa di vita, più questi coefficienti si abbassano, penalizzando così l’importo finale.

Già nel biennio 2025-2026 si è registrato un peggioramento dei coefficienti rispetto al periodo precedente (dopo però che c’era stato un miglioramento nel biennio precedente), con un impatto diretto sugli importi delle nuove pensioni. Tuttavia, chi uscirà dal mondo del lavoro nel biennio 2027-2028 si troverà in una situazione ancora meno favorevole, dal momento che l’ulteriore aumento della longevità media comporterà un’ulteriore stretta sui coefficienti, e dunque assegni più leggeri a parità di contributi versati.

Questa tendenza, peraltro, non sembra destinata a fermarsi. Al contrario, gli aggiornamenti basati sull’aspettativa di vita stanno diventando strutturali e ciclici: ogni biennio, le condizioni per accedere alla pensione, così come il rendimento dei contributi, rischiano di diventare progressivamente meno vantaggiose. Chi si avvicina oggi alla pensione, dunque, deve considerare che i prossimi scatti potrebbero essere solo l’inizio di un percorso segnato da ulteriori irrigidimenti.

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