Si torna a discutere di riforma delle pensioni, un tema che ciclicamente riaffiora nel dibattito politico e che, ancora una volta, vede il governo impegnato nel difficile compito di conciliare esigenze di finanza pubblica e aspettative sociali.
Al centro della discussione si collocano due questioni principali: da un lato la necessità di scongiurare l’automatico innalzamento dell’età pensionabile previsto dalla legge Fornero, dall’altro l’ipotesi di ampliare e rafforzare gli strumenti di pensione anticipata, oggi riservati ai soli cosiddetti “contributivi puri”. Il nodo, però, non riguarda soltanto la sostenibilità dei conti pubblici, perché il blocco dell’adeguamento o l’abbassamento dell’età di uscita dal lavoro rischiano di tradursi in assegni più bassi per molti lavoratori prossimi alla pensione. Ma andiamo per ordine.
Pensione di vecchiaia: requisiti attuali, riforma Fornero e possibile aumento dal 2027
Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, in una recente intervista a Il Giornale ha illustrato le ipotesi attualmente allo studio del governo, sottolineando come i temi caldi siano essenzialmente due: il blocco dell’adeguamento automatico all’aspettativa di vita e l’estensione della pensione anticipata a tutti i lavoratori, non soltanto ai cosiddetti “contributivi puri”.
“Vogliamo una riforma delle pensioni – spiega Durigon – che restituisca ai cittadini la libertà di scegliere il proprio futuro”.
Partiamo dalla prima questione: di cosa si tratta? Oggi i requisiti per accedere alla pensione di vecchiaia sono due, uno anagrafico e uno contributivo:
- 67 anni di età e almeno
- 20 anni di contributi versati.
Con la riforma Fornero, però, il requisito anagrafico non è più fisso, ma viene adeguato ogni due anni in base all’andamento della speranza di vita. Proprio per effetto di questo meccanismo, dal 2027 è previsto un incremento a 67 anni e 3 mesi. Per evitare che questo scatto diventi operativo, occorre però intervenire subito, congelando ora tale adeguamento. Tuttavia, questa operazione — o addirittura l’abolizione della legge Fornero — non solo avrebbe un notevole impatto economico richiedendo ingenti risorse, ma si tradurrebbe in una riduzione dell’assegno stesso. Un aspetto che non può essere sottovalutato.
Pensione anticipata a 64 anni: novità sulla previdenza complementare e estensione per i lavoratori con modello misto
Oltre al congelamento della Fornero, Durigon ha parlato di un’altra importante questione: l’ampliamento dell’istituto della pensione di vecchiaia anticipata, potenziato dalla previdenza complementare ed esteso per tutti.
Per accedere alla pensione di vecchiaia anticipata occorrono i seguenti requisiti:
- 64 anni d’età
- 20 anni di contributi effettivi
- Assegno della pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale (circa 1.616 euro nel 2025).
Già con la riforma dello scorso anno era stata introdotta un’importante novità: il requisito contributivo necessario per l’accesso alla pensione anticipata poteva essere raggiunto anche grazie al proprio fondo pensione, permettendo così una combinazione tra assegno pubblico e privato. L’obiettivo era agevolare l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, offrendo maggiore flessibilità a chi desiderava andare in pensione prima dell’età standard.
Peccato che questa possibilità sia attualmente riservata soltanto ai cosiddetti contributivi puri, ossia a tutte le persone che hanno iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996, data spartiacque tra il vecchio sistema retributivo e il nuovo modello contributivo introdotto con la riforma Dini. Chi ha un modello misto, quindi chi ha iniziato a lavorare prima di quella data, non può ancora usufruire di questa opportunità.
Il sottosegretario Durigon ha dichiarato che sul tavolo del governo è allo studio una proposta per estendere questa possibilità anche a chi oggi rientra nel sistema misto. In pratica, si tratterebbe di un allargamento della misura per tutti, rendendo più uniforme l’accesso alla pensione anticipata.
Secondo Durigon, la soglia dei 64 anni di età potrebbe così diventare una “vera soglia di libertà pensionistica”, rappresentando un riferimento chiaro e stabile per l’uscita dal mondo del lavoro.