Jobs Act e licenziamento: la Cgil propone un referendum, raccolte 3,3 milioni di firme

Jobs Act e licenziamento: la Cgil propone un referendum per l’abrogazione della legge sul lavoro e sul contratto a tutele crescenti che ha modificato l’articolo 18 dello Statuto del lavoratori. Ecco la proposta e le novità.

Jobs Act e licenziamento: arriva dalla Cgil la proposta di un referendum per l’abrogazione della legge sul lavoro voluta dal Governo Renzi che ha, tra le altre cose, modificato l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

La Cgil ha raccolto e depositato in Cassazione 3,3 milioni di firme per l’abrogazione del Jobs Act e delle regole attuali sul licenziamento che, come contestato dai lavoratori, permettono al datore di lavoro di licenziare i dipendenti con più facilità e con meno oneri.

Jobs Act e licenziamento, due dei temi sui quali il sindacato guidato da Susanna Camusso ha più volte manifestato lo scontento non soltanto del sindacato quanto dei lavoratori. Il nuovo contratto a tutele crescenti introdotto dalla legge cancella il diritto per il lavoratore ad essere reintegrato sul posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato, salvo nei casi di licenziamento discriminatorio o in alcuni casi di licenziamento disciplinare.

Il Jobs Act cambia la disciplina del licenziamento e pertanto il 1 luglio 2016 la Cgil, dopo una raccolta firme che ha mostrato un ampio consenso popolare e soprattutto da parte dei lavoratori, ha depositato i fascicoli in Cassazione per la definizione di tre quesiti referendari a tutela dei lavoratori.

Ecco cosa propone la Cgil, i perché di un possibile referendum abrogativo su Jobs Act e licenziamento.

Jobs Act e licenziamento: la Cgil propone un referendum, raccolte 3,3 milioni di firme

Jobs Act e licenziamento: la Cgil è per l’abrogazione e pertanto arriva la proposta di un referendum. Le firme necessarie per proporre un referendum abrogativo ci sono: la Cgil ha raccolto, fino a luglio 2016, ben 3,3 milioni di adesioni.

I fascicoli con le firme sono stati depositati in Cassazione e in questi giorni dovrà pronunciarsi la Corte Costituzionale: in caso di esito positivo e di ammissibilità della proposta di indire un referendum abrogativo sul Jobs Act e sulle regole attuali sul licenziamento si andrà a votare, verosimilmente, entro la metà del 2017.

Il referendum sul Jobs Act e sul licenziamento arriverebbe soltanto dopo pochi mesi dal referendum del 4 dicembre, del quale ormai tutti conosciamo l’esito, con la vittoria schiacciante del No alla proposta di riformare il testo costituzionale. Ma, è proprio a seguito della forte partecipazione popolare del 4 dicembre, con l’affluenza del quasi 70% degli aventi diritto, che il referendum proposto dalla Cgil per l’abrogazione del Jobs Act e delle regole sul licenziamento potrebbe essere accettata.

A sostenere la proposta della Cgil Stefano Rodotà, uno dei più autorevoli sostenitori del No che, in un’intervista rilancia la proposta: nel 2017 ci saranno nuove prove, grazie alla proposta di tre referendum da parte della Cgil, tra cui quello contro l’abolizione dell’articolo 18. ‘Torneremo al protagonismo dei cittadini, che hanno dimostrato di voler esercitare le loro prerogative in proprio. Ponendo quindi il problema della delega e della rappresentanza: a queste domande bisognerà dare risposta.’

Ma quali sono le proposte del referendum Cgil e quali le richieste circa Jobs Act e licenziamento? Ecco quali sono le proposte sulle quali dovrà pronunciarsi a breve la Corte Costituzionale e su quali argomenti potremmo essere chiamati ad esprimere il nostro parere nel referendum del 2017.

Jobs Act e licenziamento: ecco cosa chiede il referendum Cgil

Un referendum abrogativo circa le norme contenute nel Jobs Act e sul licenziamento. Il punto più caro alla Cgil e ai lavoratori iscritti al partito e il reintegro dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori.

Di cosa si tratta? Le regole attuali contenute nel Jobs Act hanno profondamente modificato i principi stabiliti nell’articolo 18 e cambiano le regole relative al licenziamento. In sostanza, per i contratti stipulati dopo l’approvazione della nuova legge sul lavori, vengono notevolmente ridotte le possibilità in cui è ammesso il reintegro del lavoratore licenziato. Anche nel caso di ricorso in tribunale e di sentenza favorevole del giudice non sarà ammesso il reintegro, salvo se il licenziamento è avvenuto per motivi discriminatori o in alcuni casi per licenziamento disciplinare. Non è previsto il reintegro del lavoratore licenziato se causato da motivi economici.

La prima proposta del referendum Cgil è quello di ripristinare l’articolo 18, intervenendo quindi sulle novità introdotte dal Jobs Act sul licenziamento e sui cosiddetti “licenziamenti economici”, ovvero i casi in cui il datore di lavoro è chiamato ad indennizzare il licenziamento del dipendente sulla base della durata del contratto di lavoro.

Ma il referendum Cgil non riguarda soltanto Jobs Act e licenziamento, si chiede l’abrogazione del lavoro accessorio, ovvero il lavoro retribuito mediante voucher o buoni lavoro e inoltre, di abrogare alcune delle norme contenute nella Legge Biagi modificata dalla Legge Fornero.

Jobs Act e licenziamento, non solo: con referendum Cgil via voucher e Legge Fornero

La raccolta firme per il referendum abrogativo proposto dalla Cgil non vuole soltanto modificare il Jobs Act e le regole sul licenziamento, ma propone altri due quesiti referendari.

Voucher e lavoro accessorio, nella proposta della Cgil per il referendum del 2017 c’è l’abrogazione del lavoro accessorio retribuito con i buoni lavoro Inps. Le conseguenze dell’introduzione della modalità di lavoro non regolamentata da contratto e retribuita con voucher ha portato ad un aumento vertiginoso della vendita di buoni Inps, arrivati a 115 milioni nel 2015 e, parallelamente, a meno assunzioni stabili. Lo strumento, introdotto con l’intento di contrastare il nero per lavoro agricolo stagionale e lavori domestici, è diventata una delle piaghe del mercato di lavoro italiano, con l’aumento della precarietà.

Inoltre, la Cgil chiede di abolire la norma contenuta nella Legge Biagi diventata Legge Fornero: in caso di violazioni nei confronti del lavoratore dovranno essere chiamati a rispondere legalmente l’ente che affida l’appalto e l’impresa appaltatrice.

In sostanza sono questi i tre temi del referendum proposto dalla Cgil che andrebbe a modificare le regole su Jobs Act e licenziamento e a reintrodurre le disposizioni contenute nell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori. Il sindacato, la Camusso e i 3,3 milioni di italiani che hanno firmato la proposta attendono ora la pronuncia della Corte Costituzionale. In questa settimana dovrà deliberare sull’ammissibilità del referendum che potrebbe richiamarci alle urne nel 2017.

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