Un’azienda paga 420.000 euro un dipendente. Per andarsene

P. F.

30 Novembre 2025 - 15:38

In Germania molti colossi industriali stanno ricorrendo a indennizzi fino a 420.000 euro per ridurre il personale, evitando così conflitti con dipendenti e sindacati.

Un’azienda paga 420.000 euro un dipendente. Per andarsene

420.000 euro per essere licenziati? In molti, probabilmente, accetterebbero. Ed è quello che sta succedendo in Germania, dove alcune grandi aziende stanno ricorrendo a indennizzi imponenti per ridurre il personale senza incorrere in casi di licenziamento illegittimo.

In pochi mesi, le società componenti l’indice DAX hanno speso complessivamente circa 6 miliardi di euro per finanziare programmi di uscita volontaria, con l’obiettivo di tagliare costi e posizioni lavorative in una fase economica particolarmente complessa.

Ma da dove nasce tale necessità? Nell’ultima fase di crescita economica, molte società tedesche hanno aumentato stipendi e benefit per attrarre lavoratori qualificati. Ma oggi, con margini più bassi e prospettive meno rosee, quei compensi rappresentano un peso significativo sui bilanci. Per ridurre il personale senza conflitti con i sindacati, le aziende preferiscono offrire compensazioni molto generose a chi è disposto a lasciare spontaneamente il suo posto di lavoro.

I casi più emblematici: Volkswagen, Mercedes-Benz e Bayer

All’interno di colossi dell’automotive come Volkswagen, ad esempio, un dirigente cinquantenne con 20 anni di anzianità e uno stipendio mensile di circa 9.000 euro lordi può ricevere una buonuscita che sfiora i 400.000 euro. Mercedes-Benz ha avviato un piano di ridimensionamento che prevede fino a 40.000 esuberi entro il 2027, con diverse migliaia di dipendenti che hanno già accettato l’offerta economica proposta.

Tra le situazioni più eclatanti spicca anche quella del gruppo chimico Bayer, che in alcuni casi è arrivato a riconoscere fino a 52 mensilità lorde, pari a circa 420.000 euro. In tutti i programmi di uscita, i dipendenti che per primi danno il proprio consenso ricevono il pacchetto più alto, secondo la logica “first come, highest paid” (“prima arrivi, più vieni pagato”).

Il contesto economico tedesco

Il ricorso a indennizzi così alti non è casuale, ma riflette il clima di difficoltà dell’economia tedesca. I profitti di molte aziende sono in calo e interi settori, primo fra tutti quello automobilistico, stanno affrontando una fase di contrazione. Nei primi tre trimestri del 2025, l’occupazione nell’automotive è scesa di oltre 48.000 unità, pari a una diminuzione del 6,3% rispetto all’anno precedente.

Anche gli indicatori macro mostrano segnali negativi. Il barometro dell’occupazione monitorato dall’IFO è sceso di un punto, attestandosi a 92,5 punti, il livello più basso mai registrato dalla metà del 2020.
In questo scenario, numerosi giganti industriali, tra cui Bosch e ZF Friedrichshafen, stanno preparando nuove ondate di tagli, prefigurando un’ulteriore contrazione dell’occupazione nei prossimi mesi.

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