Attenti a cosa sta succedendo ai rendimenti dei Bund tedeschi a 10 anni, vicini alla soglia pericolo. E occhio anche a spread BTP-Bund.
Scatta sui mercati l’allarme per i Titoli di Stato della Germania, ovvero per i Bund tedeschi, con i rendimenti decennali del ormai a un passo dalla soglia pericolo del 3%. La preoccupazione di chi guarda al mercato dei bond sovrani è tangibile, soprattutto dopo l’esito shock dell’asta della vigilia.
L’esito disastroso dell’asta dei Bund tedeschi che è stata indetta ieri dal governo di Berlino è tutto riassunto nel post dell’esperto di mercati Holger Zschaepitz che, dal suo account su Twitter @Schuldensuehner non ha indorato affatto la pillola.
“Buongiorno dalla Germania, dove l’asta di oggi di bond governativi a 10 anni è tecnicamente fallita. A fronte dei 5 miliardi di euro offerti (dallo Stato tedesco), gli investitori hanno presentato rischieste per un ammontare pari soltanto a 4,5 miliardi. Alla fine, il Tesoro ha collocato soltanto 3,8 miliardi di euro, a rendimenti pari al 2,89%, valore molto più alto del 2,73% offerto nella precedente asta di febbraio”.
Good Morning from Germany, where today’s 10y govt bond auction technically failed. Of the €5bn on offer, investors submitted bids for only €4.5bn. In the end, just €3.8bn was placed, at a yield of 2.89%; noticeably higher than the 2.73% achieved at the previous auction in… pic.twitter.com/RajJ3R9JVC
— Holger Zschaepitz (@Schuldensuehner) March 11, 2026
Le conseguenze non potevano mancare. La notizia, unita all’ansia riesplosa sui mercati per il nuovo scatto dei prezzi del petrolio - e, di conseguenza, per il forte aumento delle aspettative inflazionistiche nell’area euro e per il rischio che la BCE scriva la parola fine alla fase di tagli dei tassi (tra l’altro messi in pausa da parecchio) - ha portato i rendimenti dei Bund tedeschi a balzare sul mercato secondario ino al 2,963%, al massimo dall’ottobre del 2023. I rendimenti hanno rallentato poi la loro corsa, raffreddandosi al 2,94%, ma l’ansia è altissima.
Tra l’altro, in attesa della prossima e ormai imminente riunione della BCE di giovedì prossimo 19 marzo 2026, i mercati monetari scommettono ormai su un rialzo dei tassi in Eurozona entro il mese di luglio con una probabilità pari al 100% (ergo, con una certezza), e su un secondo rialzo dei tassi entro il mese di dicembre con una probabilità del 70% circa. Prima dell’escalation delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dunque dell’attacco di Israele e degli Stati Uniti contro l’Iran del 28 febbraio scorso, i trader avevano scommesso piuttosto sul ritorno di un taglio dei tassi da parte della BCE entro la fine del 2026 con una probabilità pari al 40%.
La prospettiva del ritorno dei rialzi dei tassi da parte della BCE non fa bene neanche ai BTP, che hanno visto i rendimenti decennali salire fino al 3,70%. Lo spread BTP-Bund si è ulteriormente allargato fino a superare quota 70 punti base (rispetto ai 63 punti base precedenti l’esplosione della crisi nel Golfo), e rispetto ai 53,50 punti della metà di gennaio, quando aveva toccato il minimo dall’agosto del 2008, stando alle rilevazioni di Reuters.
La fiammata dello spread BTP-Bund a 10 anni si spiega con il fatto che, in un clima di forte avversione al rischio scatenata dalla guerra, e a dispetto anche dell’allarme sui Titoli di Stato tedeschi, gli investitori hanno continuato in questi giorni a preferire i Bund, in quanto percepiti in ogni caso come più sicuri rispetto ai BTP, che rimangono espressione di un Paese tuttora molto indebitato. Occhio anche ai risultati dell’asta di ieri indetta dal MEF, che ha avuto per oggetto i BOT a 12 mesi. I rendimenti dei Buoni ordinari del Tesoro con scadenza al 12 marzo del 2027 sono saliti al 2,372%, rispetto al 2,068% dell’asta di BOT a stessa scadenza indetta a febbraio e al record dal gennaio del 2025.
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