Messaggio dalla Germania. «Dobbiamo prepararci alla capitolazione della Russia»

Alessandro Nuzzo

18 Maggio 2026 - 22:49

La Russia non accenna a spiragli di pace: secondo diverse personalità tedesche c’è un solo modo per distruggere Mosca: batterla sul campo.

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La scorsa settimana è stata particolarmente intensa e difficile per l’Ucraina a causa dei nuovi attacchi russi contro il Paese. Come riportato dal presidente Volodymyr Zelensky su Telegram, in pochi giorni la Russia avrebbe lanciato 3.170 droni e 74 missili, provocando la morte di 52 persone, tra cui diversi bambini, e oltre 300 feriti. In risposta a questi pesanti bombardamenti, l’Ucraina avrebbe colpito Mosca con circa 500 droni, prendendo di mira stabilimenti e condomini. Secondo Zelensky, il contrattacco ucraino sarebbe stato pienamente giustificato, perché la Russia deve essere costretta a porre fine alla guerra.

Eppure, a distanza di anni dall’inizio del conflitto nel cuore dell’Europa, Mosca non sembra intenzionata ad abbandonare la propria volontà di annientare l’Ucraina. Nemmeno le difficoltà economiche sembrano aver modificato la strategia del Cremlino. Al contrario, appare sempre più difficile immaginare che la Russia possa muoversi spontaneamente verso scenari di pace. La sua intenzione, almeno sul campo, sembra restare quella di vincere militarmente il conflitto e piegare definitivamente Kiev. Tuttavia, secondo diversi osservatori, vincere questa guerra contro la Russia sarebbe ancora possibile e rappresenterebbe l’unico modo per provocare un vero crollo del regime di Putin.

A esprimere questa posizione sono stati l’ex colonnello tedesco e storico membro della CDU nel Bundestag, Roderich Kiesewetter, e Susann Worschech, sociologa, professoressa di studi ucraini all’Università di Francoforte e membro dei Verdi. I due hanno affidato la loro analisi a un articolo pubblicato dal giornale tedesco Focus. Secondo loro, la vittoria dell’Ucraina è ancora possibile, ma finora la mancanza di una strategia europea unitaria e decisa, insieme a un sostegno non pienamente coordinato da parte dell’Europa, ha impedito un efficace contenimento dell’offensiva russa, che continua ancora oggi a colpire il Paese.

Secondo i due esperti tedeschi, un’inversione di tendenza nel conflitto potrebbe avvenire solo se l’Europa si ponesse un obiettivo strategico chiaro: portare la Russia a una resa incondizionata, sconfiggendola sul piano militare e costringendo Mosca ad arrendersi. Solo così, sostengono, la Russia potrebbe smettere di terrorizzare l’Ucraina e destabilizzare l’Europa attraverso una guerra ibrida fatta di sabotaggi, interferenze e attacchi mirati.

«Una simile resa offrirebbe alla Russia, così come alle minoranze etniche e ai popoli colonizzati all’interno della Federazione Russa, l’opportunità di autodeterminazione e di uno sviluppo libero e pacifico. La resa incondizionata della Russia sarebbe cruciale non solo per la pace in Europa, ma anche per le prospettive della società russa, che oggi fatica a liberarsi dalla tirannia e dall’ideologia», scrivono.

Servono 3 passaggi affinché la Russia possa uscire sconfitta dal conflitto

Perché questo scenario possa realizzarsi, secondo i due autori, servirebbero almeno tre passaggi. Il primo riguarda il sostegno militare all’Ucraina, che non dovrebbe essere considerato un atto di carità, ma un investimento fondamentale nella sicurezza europea. Kiev rappresenta oggi un baluardo contro l’aggressione russa e deve quindi essere sostenuta non solo per difendersi, ma anche per ripristinare la propria sovranità entro i confini riconosciuti a livello internazionale. Questo supporto dovrebbe includere una protezione completa dello spazio aereo, la liberazione dei territori occupati, compresa la Crimea, e un rafforzamento complessivo delle capacità militari ucraine. Un simile risultato avrebbe un impatto enorme sulla Russia, non solo dal punto di vista militare, ma anche simbolico, perché scuoterebbe profondamente la struttura del potere di Putin e il consenso costruito attorno alla guerra.

Il secondo punto riguarda l’Europa. Le forze armate europee, le agenzie di sicurezza e le infrastrutture digitali devono essere rafforzate e rese più resilienti. I settori vulnerabili vanno trasformati in strutture capaci di resistere agli attacchi russi. Solo così l’Europa potrà difendersi con fermezza da sabotaggi, cyberattacchi e operazioni ibride.

Il terzo punto è la necessità di pensare in modo strategico e definire un obiettivo politico chiaro: la resa incondizionata della Russia, il ritiro completo dall’Ucraina, la fine delle ambizioni espansionistiche e il rifiuto dell’ideologia del «mondo russo». Oltre al supporto militare, i Paesi NATO, il cui PIL complessivo è dieci volte superiore a quello russo, avrebbero anche la forza economica per limitare i finanziamenti della guerra e far rispettare con maggiore rigore le sanzioni. I due autori si chiedono inoltre perché non dichiarare i servizi segreti russi e alcune organizzazioni militari come gruppi terroristici, perché non usare tutte le leve diplomatiche ed economiche disponibili per mettere in ginocchio il regime e perché continuare a tollerare determinate ricchezze russe invece di espropriarle.

Secondo questa visione, l’Europa deve impegnarsi con maggiore decisione per riportare il conflitto al punto zero: cioè al ripristino della sovranità ucraina e alla fine dell’aggressione russa. Questo percorso dovrebbe essere accompagnato anche dalla punizione dei soldati russi responsabili di crimini di guerra. Solo così, concludono, la Russia potrà un giorno liberarsi dal peso della propria storia violenta e dal dominio dei suoi leader, tornando a essere una società civile pacifica e libera.

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