Due velocità per bilancio della BCE e tasso di inflazione: il grafico della settimana

Di recente la BCE ha ulteriormente allargato il suo bilancio, ma l’inflazione della Zona Euro è ancora negativa. L’analisi.

Due velocità per bilancio della BCE e tasso di inflazione: il grafico della settimana

Negli ultimi mesi, la Banca Centrale Europea, con un programma straordinario di oltre 700 miliardi di euro, ha ulteriormente incrementato il suo bilancio per sostenere l’economia e i mercati finanziari della Zona Euro.

Nonostante questa misura senza precedenti, tra le economie di Eurolandia la crescita dei prezzi al consumo non si è ancora manifestata.

Bilancio da record per la BCE, inflazione al palo

Nel 2020, la pandemia ha determinato un aumento del tasso di disoccupazione e un peggioramento sia del tasso di inflazione che dei conti pubblici. Questo ha spinto la Banca Centrale Europea a «potenziare» la dose di stimoli destinata al rilancio dell’economia.

Come mostrato dal grafico sotto, a fine agosto 2020, l’attivo della BCE ha superato ampiamente i 6.400 miliardi. Nonostante questo, però, l’inflazione è ancora in territorio negativo, in netta contrazione da inizio anno. Perché?


Assets delle BCE vs Inflazione Europea. Fonte Bloomberg

Maggiori accantonamenti di moneta

La Banca Centrale Europea, tramite il Quantitative Easing crea «moneta potenziale», ovvero tutta quella moneta che rimane nelle passività delle banche commerciali senza essere immessa nell’economia reale (ovvero, senza trasformarsi in moneta legale sotto forma di prestiti alle imprese o depositi delle famiglie).

In situazioni economiche «normali», questa si trasforma in moneta legale e viene canalizzata dalle banche commerciali verso l’economia reale tramite l’erogazione di prestiti a famiglie e imprese.

In situazioni di «stress» finanziario, come il periodo attuale, le banche commerciali, nonostante la liquidità della Banca centrale proveniente dall’acquisto di titoli presenti nei loro bilanci, canalizzano meno risorse verso l’economia reale, determinando una contrazione dei consumi delle famiglie e degli investimenti delle imprese.

La base monetaria creata dalla Banca Centrale viene, perciò, maggiormente tesaurizzata dalle banche commerciali tramite l’accantonamento di maggiori riserve presso la BCE: in questo modo non si trasforma in moneta legale tramite prestiti e non crea inflazione. L’impatto sull’economia reale che ne risulta è di conseguenza ridotto.

Non solo accantonamenti: la corsa ai rendimenti e i tassi negativi sui depositi riducono l’inflazione

Accanto ai maggiori accantonamenti, però, a peggiorare la situazione per l’economia reale sono i tassi di interesse al lower bound (il c.d. limite inferiore) che inducono le banche commerciali a modificare il proprio portafoglio di assets verso investimenti non solo più remunerativi ma anche più rischiosi.

Questo fenomeno, conosciuto come «reach for yield behavior» perché incentiva le banche commerciali a prestare il denaro ai clienti più rischiosi ed a potenziare il trading, finisce per ridurre l’ammontare di credito all’economia.

Attenzione ai tassi negativi sui depositi. Inoltre le banche non vogliono «passare» i tassi negativi ai depositanti e perciò si trovano con meno risorse per finanziare l’economia reale.

Entrambi i fenomeni, provocando un’ulteriore restrizione di credito, limitano ancora la creazione di moneta legale ostacolando la ripartenza dell’inflazione nell’Area Euro.

In questo scenario, lo spread tra economia reale e economia finanziaria dell’Area Euro, non può far altro che aumentare.

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