Oro inarrestabile, con i prezzi del contratto che hanno sfondato anche la soglia di $3,500 l’oncia, sorpassando il precedente massimo testato nel mese di aprile. Una corsa che non ha fine, quella per il bene rifugio per eccellenza: i buy continuano, portando i futures sull’oro con scadenza a dicembre 2025 scambiati sulla piattaforma Comex del gruppo CME a scattare fino a 3,552 dollari all’oncia circa, in rialzo dell’1% circa.
Nuovo massimo storico anche per il prezzo del contratto spot, balzato nelle ultime ore fino a quota $3.508,50, estendendo un rally che ha gonfiato il suo valore di quasi un terzo dall’inizio del 2025, dopo il guadagno altrettanto importante, pari a +27%, del 2024, e dopo aver superato la soglia di 3.000 dollari l’oncia per la prima volta nella storia nel marzo di quest’anno, sulla scia dell’incertezza sull’entità dei dazi minacciati e poi imposti dalla presidenza americana di Donald Trump.
Quell’entità ora si è fatta più chiara, almeno in alcuni casi - ma occhio alla sentenza della corte federale USA che ha bollato illegale la gran parte dei dazi. Tuttavia, con diverse incognite che persistono, l’oro continua a inanellare nuovi record, sostenuto da una vasta gamma di fattori, alcuni dei quali stanno condizionando la performance anche di un altro metallo, che vale la pena di monitorare.
La paura, market mover bullish per l’oro, bene rifugio per eccellenza. Ma ora c’è anche fattore tassi Fed
Focalizzandosi sull’oro, il metallo giallo beneficia prima di tutto di un elemento che ha da sempre condizionato la sua performance: la paura. Una paura più che viva oggi in tutto il mondo, a causa delle tensioni geopolitiche che hanno scatenato fratture negli equilibri mondiali che hanno per ora poche possibilità di essere ricomposte. E una paura che è fomentata tuttora dalla politica commerciale di Trump basata sui dazi, che presenta più di qualche incognita.
Ci sono però altri elementi che sostengono le quotazioni del metallo: l’incetta di lingotti che le banche centrali di tutto il mondo continuano a fare, preferendo riempire i loro forzieri più di oro che di dollari, a fronte di una crisi di fiducia epocale che ha colpito il biglietto verde, e i flussi di investimenti che si stanno riversando in modo scatenato negli ETF sull’oro.
Da un po’ di settimane c’è poi un motivo ben preciso che sta dando più lustro al safe haven numero uno al mondo: la prospettiva, o meglio la carica di scommesse, su un imminente taglio dei tassi sui fed funds da parte della Federal Reserve di Jerome Powell.
I trader stanno scommettendo infatti su una sforbiciata del costo del denaro di 25 punti da parte della Fed, nel prossimo meeting del FOMC - il braccio di politica monetaria della banca centrale USA - del 17 settembre, stando a quanto emerge dallo strumento del CME FedWatch, con una probabilità pari a ben il 90%.
Sempre la Fed sta contribuendo ad aumentare ulteriormente l’appetibilità dell’asset, per un’altra ragione: la vera e propria guerra contro Powell e contro l’intera banca centrale USA che l’amministrazione USA di Trump continua a portare avanti.
Non solo oro, argento vola al massimo storico in 14 anni
Ma, per l’appunto, non è solo l’oro il metallo benedetto dalla raffica di acquisti, così come non è solo l’oro il metallo che sta riservando sorprese continue, testando nuovi record.
Sotto i riflettori c’è anche l’argento che, nella giornata di ieri, è volato al record dal settembre del 2011, ovvero in 14 anni, guadagnando l’1,6% a $40,31 l’oncia.
A dare una spiegazione a questo rally è stato tra gli altri Matt Simpson, analista senior di City Index, che ha motivato quest’altra febbre, accesa come nel caso dell’oro da un po’, con le speculazioni su quelle che saranno le prossime mosse sui tassi da parte della Fed. “I commenti dovish rilasciati da Daly (Mary Daly, presidente della Fed di San Francisco) della Fed hanno aiutato i trader a guardare oltre al dato più alto relativo al PCE core, pubblicato venerdì, lasciando la porta aperta a un taglio di 25 punti base nella riunione di questo mese ”.
Le dichiarazioni (di Daly) sono state più che sufficienti a scatenare una nuova ondata di buy sui metalli in generale che, come noto, sono asset privi di rendimento e che, di conseguenza, tendono a guadagnare in un contesto di tagli dei tassi di interesse (che deprimono i rendimenti delle obbligazioni, rendendo i bond di futura emissione meno appetibili ).
Simpson ha continuato, citando anche l’altro motivo di incertezza che ha portato acqua al mulino dell’oro e dell’argento: la nuova fonte di incertezza sui dazi scatenata dalla decisione di una corte di appello federale americana, qualche giorno fa, di bollare “illegale” la “gran parte dei dazi di Trump”. Sentenza che ha scatenato subito la furia del presidente degli Stati Uniti, che ha annunciato l’intenzione di ricorrere alla Corte Suprema.
La sentenza della corte di appello USA, ha fatto notare l’esperto, “ha messo sotto pressione il dollaro oggi (ieri per chi legge), facendo salire l’oro al massimo degli ultimi quattro mesi” e di sempre.
Ma cosa succederà ora e anche nei prossimi anni alle quotazioni dei metalli?
Quotazioni oro, i fattori che potrebbero innescare nuovi buy. I target di Goldman Sachs e UBS
Per quanto riguarda l’oro Gianni Piazzoli, CIO di Vontobel Wealth Management SIM, ha diffuso oggi una nota sottolineando che, per ora, “rimaniamo neutrali” sull’asset, che sta facendo fronte a “una fase di grande consolidamento”.
Da aprile, ha riassunto Piazzoli, “ i prezzi dell’oro hanno oscillato tra 3.300 e 3.400 dollari l’oncia, prima di portarsi fino ai 3500 dollari in questi giorni. I motivi del recente rally possono essere molteplici, tra questi anche l’irripidimento della curva americana ”.
Vero che “ gli acquisti di oro delle banche centrali hanno subìto un rallentamento del 33% su base trimestrale” e che, “riflettendo questa tendenza, il World Gold Council ha ridotto di 100 tonnellate la sua stima della domanda di oro da parte delle banche centrali per il 2025 ”.
Altrettanto vero, tuttavia che, “nonostante il rallentamento dell’attività delle banche centrali, i dati del secondo trimestre hanno rivelato una forte domanda di investimenti, con gli operatori di ETF che hanno aggiunto 170 tonnellate di oro durante il trimestre (rispetto alle 226 tonnellate del primo trimestre)”.
Dunque, cosa può succedere a questo punto?
“Affinché i prezzi dell’oro possano continuare a registrare un aumento significativo, è necessario un chiaro catalizzatore, come un taglio significativo dei tassi di interesse o un’escalation geopolitica ”, ha commentato il CIO di Vontobel Wealth Management SIM.
Nel frattempo, altri analisti hanno già rivisto al rialzo le loro stime sui prezzi dell’oro.
Goldman Sachs ha aumentato le previsioni sulle quotazioni del metallo giallo di fine 2025 a $3.700, citando gli acquisti di lingotti comunque più forti di quanto precedentemente previsto da parte delle banche centrali e gli investimenti in ETF.
UBS prevede che l’oro testerà quota $3.600 entro il marzo del 2026, per balzare a quota $3.700 entro la metà del 2026.
Le previsioni sui prezzi dell’argento. Scatto fino a $50 entro il 2030?
Per quanto riguarda l’argento, Coin Codex ha fissato per i prezzi un target in media pari a $32,42 nel 2025 (decisamente più basso rispetto al record appena testato), all’interno di un range piuttosto stretto compreso tra $32,36 e $33,55.
Le stime sono poi di una crescita a $38,37 entro il 2027, di una flessione a $35,26 nel 2029 e di una nuova ripresa a $36,32 nel 2030, anno in cui il range atteso per l’argento va da $32,19 fino a un massimo potenziale di $43,76.
Le proiezioni di Wallet Investor sono più bullish, puntando su prezzi dell’argento in media a $40,20 nel 2026, fino a una media di ben $48,88 entro il 2030, anno in cui il range è compreso tra $47,56 e $49,71 l’oncia.
Gov Capital va oltre, prevedendo per il 2030 prezzi dell’argento in media pari a $50,07, a fronte di un minimo di $45,07 e un massimo di $55,08.