Anche secondo questi giudici i dazi sono illegali. Ecco perché e cosa può succedere adesso.
Come vi avevamo anticipato, il dibattito sui dazi di Trump non è solo politico ed economico, ma anche giuridico. Non si riesce a stabilire con certezza se il tycoon fosse davvero legittimato o meno a imporre le tariffe, che vengono ora nuovamente messe in discussione dai giudici statunitensi. C’è un’altra sentenza che porta il caos, giudicando illegali i dazi Usa. A stabilirlo sono i giudici della Corte d’appello federale, con 7 voti favorevoli e 4 contrari, che stronca duramente gran parte delle misure commerciali introdotte dall’amministrazione americana.
Una sentenza che comprensibilmente non viene accolta con favore dal tycoon, pronto a battagliare in tribunale per difendere le sue azioni e soprattutto l’economia statunitense, che uscirebbe devastata dall’illegittimità delle tariffe. Nel frattempo il mondo, Europa in primis, resta con il fiato sospeso, mentre si fa strada una luce di speranza mal riposta. Difficile prevedere come andrà a finire la battaglia legale sui dazi, ma è quasi certo che non sarà possibile affidarsi alle sentenze per mettersi al riparo dalla guerra commerciale.
I dazi di Trump sono illegali oppure no?
I dazi di Trump dividono i più illustri accademici, perciò si può rinunciare in partenza a valutare quale potrebbe essere l’esito delle cause legali in corso. Possiamo però capire perché regna il disordine in un ambito che dovrebbe essere regolamentato in maniera precisa e al riparo dalla discrezionalità. Il problema non sono i dazi in quanto tali, ma la giustificazione con cui il presidente statunitense li impone senza passare per la procedura ordinaria, che vuole l’autorizzazione del Congresso. A tal proposito, il tycoon si è ampiamente affidato all’International emergency economic powers act (Ieepa), che conferisce poteri straordinari al presidente in circostanze peculiari.
In particolare, l’Ieepa consente al presidente statunitense di dichiarare l’emergenza nazionale per rispondere a minacce insolite alla sicurezza nazionale, adottando appunto provvedimenti urgenti che non gli competono in situazioni ordinarie. La legge permette così al presidente di adottare azioni che altrimenti sarebbero precluse dalla sua sfera di competenza, anche nella regolamentazione del commercio, ma senza mai citare dazi, tariffe e similari. Gli interrogativi sono quindi almeno due: la situazione commerciale può avere i caratteri di un emergenza? l’Ieepa conferisce davvero poteri tanto estesi? Secondo il Federal circuit la risposta a queste domande è no, come si legge nella sentenza:
Sembra improbabile che il Congresso, nel promulgare l’Ieepa, intendesse discostarsi dalla sua prassi passata e concedere al presidente un’autorità illimitata di imporre dazi.
Bisogna infatti considerare che la Costituzione Usa conferisce il potere di regolamentare il commercio internazionale in via esclusiva al Congresso. Le misure commerciali sono quindi a rischio di incostituzionalità, visto che il tycoon ha sfruttato l’Ieepa proprio per scavalcare il Congresso e imporre i dazi. Donald Trump è comunque convinto di aver agito correttamente e intende portare il caso nella Corte suprema per evitare ripercussioni negative al Paese e superare una pronuncia dei “giudici di parte”.
Cosa succede adesso?
A spiegare cosa potrebbe succedere se i dazi venissero confermati essere illegali è proprio Washington, tra le dichiarazioni di un Trump arrabbiato e la relazione aggiuntiva depositata in tribunale. Si prospetta un danno economico considerevole, con miliardi di dollari da restituire che peserebbero enormemente sul già traballante bilancio statunitense. Questo non può essere il motivo che guiderà la decisione finale, ma è comunque uno scenario assai improbabile. Qualora i dazi verranno annullati, infatti, il tycoon avrebbe a disposizione svariate strade alternative per mantenerli.
Secondo gli analisti, Trump potrebbe fare affidamento a molti altri appigli normativi per aggirare l’ostacolo dell’Ieepa. Di fatto, le sentenze non hanno mai messo in discussione i dazi su acciaio, alluminio e automobili, imposti per ragioni di sicurezza nazionale applicando la Sezione 232, che potrebbe allargarsi ad altri settori strategici. La legge americana consente inoltre di imporre dazi fino al 50% contro i Paesi che discriminano gli Stati Uniti con le proprie misure commerciali, ma resta anche la possibilità di passare dal Congresso.
Prima del via libera, tuttavia, il presidente potrebbe mantenere dazi fino al 15% per 150 giorni. Di conseguenza, non è possibile consegnare l’esito della guerra commerciale alle aule di tribunale, che sul tema si stanno pronunciando in modo altalenante. Ad oggi, comunque, non ci sono novità imminenti. Non soltanto queste procedure richiedono tempo e le cause in corso sono moltissime, ma i giudici hanno posticipato la sospensione dei dazi al 14 ottobre per consentire alla Casa Bianca di fare ricorso. I giudici hanno in ogni caso contestato soltanto le tariffe generalizzate e alcuni dazi specifici contro Paesi come Cina, Messico e Canada.
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