“Guai a parlar male di Garibaldi!”: una volta, in Italia, nessuno si poteva azzardare a mettere in dubbio l’operato dell’Eroe dei due Mondi che aveva completato il processo di unificazione liberando il Meridione dalla retrograda monarchia borbonica. Anche se invece, statistiche alla mano, per molti aspetti il confronto in termini di sviluppo economico era favorevole al Sud: ma non si poteva dire.
Lo stesso vale, oggi, per l’operato delle Banche centrali: non solo sono considerate infallibili, quasi fosse un dogma, ma ogni critica che viene mossa al loro operato rappresenta una minaccia alla loro piena autonomia dai governi, che nel caso della Bce è stata addirittura sancita dai Trattati.
E’ vero, verissimo: da tempo Donald Trump sta mettendo sotto assedio la Fed, che a suo avviso è sempre in ritardo nella riduzione dei tassi di interesse. La questione dell’inflazione, a suo avviso, va messa in secondo piano: il debito delle famiglie americane e quello federale deve essere velocemente messo sotto controllo, per evitare un avvitamento dalle conseguenze imprevedibili non solo sotto il profilo della tenuta dell’economia americana, ma soprattutto del dollaro che si sta svalutando di continuo per queste tensioni.
Il pericolo paventato da Trump è serio, ma è ancora più grave il vulnus che con i suoi attacchi sta portando ad un principio fondamentale in Occidente, secondo cui l’operato delle Banche Centrali è insindacabile dal potere politico.
Ed invece, è l’ora di mettere le cose in chiaro: a partire dal 2001, anno in cui cercarono di reagire al duplice shock globale provocato dallo scoppio della bolla del NASDAQ e dall’attentato dell’11 settembre alle Torri gemelle di New York, sia la Fed che la Bce hanno commesso errori colossali.
Per anni, la Fed aveva chiuso gli occhi di fronte alla bolla dei valori immobiliari che derivava dalla crescita incontrollata di mutui a debitori incapienti, i quali scommettevano di poter recuperare la somma presa a prestito e di guadagnarci anche, limitandosi ad aumentare i tassi di interesse, invece che porre un limite quantitativo alle erogazioni: il rimedio adottato aveva paradossalmente accelerato il default dei mutuatari, portando la Lehman Brothers al fallimento nel settembre del 2008, e causando quella Grande Crisi Finanziaria Americana che aveva come unico precedente quella del ’29.
Per rimediare al collasso dei mercati interbancari, visto nessuno si fidava più della solidità della controparte, la Fed reagí portando i tassi a zero e comprando titoli del Tesoro e mutui delle Agenzie federali, immettendo liquidità in modo parossistico che dilagava per il mondo come uno tsunami, creando distorsioni enormi nel sistema creditizio ad esempio Brasile, ed incentivando i governi ad aumentare il deficit per superare la congiuntura negativa approfittando dei tassi che erano stati portati a zero. Fu un sollievo nell’immediato, poi pagato a caro prezzo, a mano a mano che i tassi riprendevano quota: il debito pubblico si era ingigantito, e conseguentemente anche il peso degli interessi andava fuori controllo. Inutile dire che lo stesso paradigma è stato ripetuto durante la crisi sanitaria del biennio 2020-2021: tassi a zero e liquidità immessa praticamente senza limiti hanno drogato nuovamente il mercato azionario e quello immobiliare americano, creando nuove bolle di ricchezza fittizia.
Per anni, peggio ancora ha fatto la Bce, pure essa con gli occhi entrambi chiusi di fronte agli acquisti da parte delle banche tedesche e francesi dei prodotti finanziari con cui si cartolarizzavano i mutui americani sub-prime, le MBS’s ad alto rendimento ed alto rischio, e di fronte alle distorsioni del credito transfrontaliero che veniva erogato a favore di Irlanda, Grecia e Spagna che indebitavano continuamente verso l’estero, creando il presupposto per i default bancari e fiscali colossali che hanno portato nel biennio 2010-2012 alle tensioni nell’Eurozona che hanno minato la sopravvivenza dell’euro.
Come se non bastasse, anche il Qe deciso dal Governatore Draghi per evitare la deflazione dei prezzi, nel tentativo di bilanciare la draconiana stretta adottata col Fiscal Compact, ha distrutto i conti delle banche per via dei tassi di interesse portati a zero e quelli degli investitori per i rendimenti negativi sui titoli di Stato che venivano emessi in quel periodo. Una follia assoluta, che oggi viene ripagata con i cosiddetti extra-profitti: le banche si rifanno dalle passate perdite con gli interessi alle stelle!
Inutile dare ai governi la colpa delle drammatiche crisi di questi anni: la Fed e la Bce si sono dapprima arrese ai mercati, fino a quando non si è arrivati allo scoppio delle bolle ed al default dei debitori, e poi hanno cercato di evitare il loro completo collasso con politiche monetarie estremamente espansive e non convenzionali, sia in termini di tassi portati a zero che di immissione di liquidità, creando le condizioni per l’insostenibilità dei debiti pubblici derivante dal rinnovo alla scadenza, a tassi di mercato enormemente più elevati, dei titoli che erano stati inizialmente emessi in condizioni di eccezionale favore.
Vigilanza carente ed altalena continua di liquidità e tassi: errori e rimedi, gli uni peggio degli altri.