Stablecoin, tokenizzazione e la nuova guerra digitale: chi controllerà i pagamenti del futuro?

Redazione Crypto

20 Agosto 2025 - 07:46

Tra mBridge e Project Agorá, si scontrano due visioni dei pagamenti globali. La sfida non è solo tecnica: ridefinire la finanza significa riscrivere anche gli equilibri geopolitici.

Stablecoin, tokenizzazione e la nuova guerra digitale: chi controllerà i pagamenti del futuro?

L’attenzione globale si sta concentrando sempre più su una trasformazione silenziosa ma decisiva: la rivoluzione dei pagamenti transfrontalieri. Il vecchio sistema, basato sulla rete di corrispondenza bancaria e sull’egemonia del dollaro USA, è oggi messo in discussione dall’ascesa di nuove tecnologie come le stablecoin e la tokenizzazione della moneta. In apparenza, la questione sembra tecnica, ma le implicazioni sono profondamente geopolitiche: ridefinire il modo in cui avvengono i pagamenti internazionali significa anche ridisegnare il potere economico globale.

Il sistema attuale, dominato da SWIFT e dal dollaro, è lento, costoso e vulnerabile a ingerenze politiche. Ogni pagamento deve attraversare una complessa catena di banche, fusi orari e normative nazionali, comportando ritardi, costi elevati e conversioni multiple. Questo assetto, però, offre agli Stati Uniti e ai suoi alleati un potente strumento di controllo: la possibilità di escludere nazioni avversarie dall’accesso alla finanza globale, come è accaduto con l’Iran e la Russia.

Su questo terreno si stanno muovendo progetti ambiziosi, ciascuno con visioni opposte sul futuro. mBridge, inizialmente promosso dalla BRI e ora in mano a cinque banche centrali asiatiche e mediorientali, punta a costruire un’infrastruttura alternativa per pagamenti istantanei tra valute digitali sovrane, senza passare da SWIFT né dal dollaro. Il ritiro della BRI dal progetto nel 2024, ufficialmente per motivi tecnici, è stato interpretato da molti come una mossa per prendere le distanze da una piattaforma che rischia di diventare uno strumento per aggirare le sanzioni internazionali.

Dall’altra parte c’è Project Agorá, sostenuto da sette banche centrali occidentali e da oltre quaranta istituzioni finanziarie. Non si tratta di creare un sistema parallelo, ma di aggiornare quello esistente integrando moneta tokenizzata, sia commerciale che delle banche centrali, su un’unica piattaforma sincronizzata. Il progetto punta a mantenere l’infrastruttura attuale, migliorandone drasticamente efficienza e trasparenza.

mBridge, con transazioni pilota già avviate nel 2022, è più avanzato dal punto di vista operativo. Agorá, invece, è ancora nella fase di prototipo, ma ha un vantaggio strategico decisivo: il coinvolgimento del dollaro, valuta ancora dominante per volume e fiducia nei mercati globali. Come osserva Josh Lipsky dell’Atlantic Council, per molti Paesi non allineati la scelta tra aderire a mBridge o a un sistema ispirato ad Agorá dipenderà proprio dalla presenza della valuta statunitense, elemento che garantisce stabilità e accesso ai principali mercati internazionali.

Per Washington le implicazioni sono chiare. Sostenere Project Agorá non è solo un’opportunità tecnologica, ma una necessità strategica. È essenziale rinnovare l’architettura attuale per evitare che Paesi rivali creino circuiti alternativi capaci di indebolire l’efficacia delle sanzioni finanziarie. Al tempo stesso, gli Stati Uniti devono preservare il vantaggio derivante dal ruolo globale del dollaro, rafforzandone l’infrastruttura digitale senza comprometterne la centralità.

Nel nuovo scenario che si va delineando, la competizione non riguarda solo la velocità dei pagamenti o il costo delle transazioni. Si tratta di chi imposterà le “nuove regole” della finanza globale e su quali binari digitali correrà il denaro del futuro. In gioco c’è molto più di un aggiornamento tecnologico: c’è il controllo stesso del sistema economico mondiale.