Tagli stipendi pubblici, il Governo valuta due opzioni. A rischio i premi, ma salve le pensioni. I dettagli

Il Governo sta studiando il modo per tagliare gli stipendi pubblici. Due opzioni al vaglio, ecco quali sono.

Il Governo va avanti sul taglio degli stipendi pubblici, parte importante della spending review ideata da Cottarelli e voluta dall’Esecutivo.

Le due opzioni
Le opzioni al vaglio sarebbero attualmente due:

  • applicare un taglio progressivo agli stipendi di quei dirigenti che guadagnano più di 70-90 mila euro l’anno (lordi), coinvolgendo in particolare diplomatici, magistrati e Authority e imponendo varie restrizioni in base ai settori di competenza;
  • applicare un taglio del 50% (o forse di più) dei premi di risultato in attesa di stabilire meccanismi precisi per le pagelle di merito che entreranno in vigore il prossimo anno.

Renzi dovrà scegliere a breve tra queste due possibilità, perché questa misura entrerà a far parte della revisione della spesa pubblica con cui il Governo ha intenzione di coprire il decreto relativo al cuneo fiscale che dovrebbe arrivare nei primi dieci giorni di aprile.

Pensioni e politica
Carlo Cottarelli aveva inserito nella versione iniziale del suo piano alcuni interventi sulle pensioni e sull’assistenza. Le polemiche scaturite dalle indiscrezioni hanno però spinto il Governo Renzi a fare marcia indietro, adottando delle misure ad hoc che escludono la previdenza.

Per evitare di perdere risorse però l’Esecutivo dovrà “aumentare” i tagli sui dirigenti pubblici e sui costi della politica. Parlando dei politici un primo provvedimento riguarderà con ogni probabilità l’allineamento della retribuzione dei consiglieri regionali a quella dei sindaci.

Nessun dubbio infine sulla riduzione della spesa riguardante beni e servizi, che dovrebbe portare nelle casse dello Stato quasi 1 miliardo di euro già nell’anno in corso, cui si sommeranno altri 2 miliardi nel 2015.

Riforma dirigenti pubblici
Tornando nuovamente al capitolo “dirigenti pubblici”, il Governo Renzi integrerà ai tagli una riforma, volta ad incrementare la mobilità tra i vari settori, che potrebbe arrivare in due differenti momenti. L’intenzione è quella di varare delle misure riguardanti il ripristino del ruolo unico per i dirigenti e la cancellazione della divisione in fasce, l’introduzione degli incarichi a tempo e il taglio delle retribuzioni. Questi provvedimenti andranno a finanziare la riduzione dell’IRPEF sui lavoratori.

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1 commento

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giuseppe • Settembre 2015

riduzione degli stipendi degli italiani, ma quelli loro nemmeno un centesimo si tolgono anzi se l’aumentano.viva l’italia se esistete come nazione

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