Stop reddito di cittadinanza: ecco per chi

Arriva lo stop al reddito di cittadinanza, ma per chi? Un emendamento approvato dalla commissione Bilancio del Senato prevede la sospensione del beneficio per chi viene assunto con contratti brevi, ma la Ragioneria di Stato boccia la misura.

Stop reddito di cittadinanza: ecco per chi

Lo stop al reddito di cittadinanza per i beneficiari che verranno assunti con contratto a breve termine è stato stabilito dalla commissione di Bilancio della Senato.

La commissione ha approvato un emendamento che prevederebbe il congelamento del reddito di cittadinanza per i beneficiari, ma solo per coloro che vengono assunti con contratto a breve termine e quindi non superiore ai 12 mesi. La sospensione è dunque momentanea.

La manovra finanziaria ormai è in dirittura di arrivo, ma la Ragioneria di Stato ha bocciato la misura prevista dall’emendamento e chiede la sua abolizione.

I percettori del reddito di cittadinanza devono impegnarsi, in questa fase 2, nella ricerca attiva del lavoro. Convocati, i beneficiari devono recarsi nei Centri per l’impiego e firmare il Patto per il lavoro inserendosi in un percorso di orientamento e ricerca di un’occupazione.

A oggi, nonostante per alcuni mesi sia stato un mero sussidio, secondo l’Anpal la fase 2 del reddito di cittadinanza ha inserito 18mila nuovi lavoratori.

Altri dati parlano di un numero eccessivo di inoccupabili tra i beneficiari del RdC.

Vediamo allora per chi arriva lo stop del reddito di cittadinanza, perché la Ragioneria di stato chiede lo «stralcio», e soprattutto la differenza di trattamento con i percettori di Naspi che sta suscitando qualche malcontento.

Lo stop del reddito di cittadinanza per contratti a breve termine

A stabilire lo stop del reddito di cittadinanza per i contratti a breve termine che i beneficiari riescono a ottenere nella fase 2 della misura è stata la commissione di Bilancio del Senato.

In realtà tutto parte da un emendamento, già da tempo annunciato, del M5S che è stato presentato in Commissione e lì approvato per essere inserito nella Legge di Bilancio 2020.

Non è prevista la decadenza del sussidio come può accadere per chi prenda un contratto a lungo termine o per chi non rispetti i termini per ottenere il sussidio in corso di erogazione.

L’emendamento stabilisce che il reddito di cittadinanza venga congelato nel caso in cui il reddito derivante dal nuovo lavoro superi il reddito familiare consentito per ottenere il sussidio.

Il reddito di cittadinanza però decade qualora quelle condizioni sussistano anche dopo il 31 dicembre dell’anno considerato, quindi per almeno 12 mesi.

La Ragioneria di Stato intanto ha chiesto l’abolizione dell’emendamento e quindi del congelamento previsto al posto della decadenza del beneficio. Tra le ragioni addotte l’incompletezza della relazione tecnica pervenuta e le coperture economiche per la misura che non sono state quantificate e stabilite.

L’emendamento punta a incentivare la ricerca del lavoro per i beneficiari del reddito. Ricordiamo che questa fase 2 il reddito di cittadinanza decade definitivamente per il beneficiario che:

  • convocato per la terza volta dal Cpi per sottoscrivere il Patto di lavoro non si presenta senza giustificato motivo;
  • non partecipa senza giustificato motivo alle attività formative altro requisito indispensabile per la ricerca del lavoro;
  • si assenta per la terza volta da un incontro di orientamento senza un giustificato motivo;
  • non sottoscrive il Patto di lavoro con il Cpi;
  • rifiuta almeno 3 offerte di lavoro nei 18 mesi dalla sottoscrizione del Patto di lavoro e lo rifiuti anche solo una volta dopo il rinnovo del reddito di cittadinanza;
  • non partecipa ai lavori di pubblica utilità;

Questi casi riguardano la fase 2, ma come la cronaca ci ha dimostrato, esistono casi ancora più radicali che portano alla decadenza del reddito di cittadinanza:

  • se uno dei componenti del nucleo familiare viene trovato a svolgere un’attività lavorativa senza aver prima comunicato la variazione del proprio status occupazionale;
  • quando il beneficiario non dichiara entro 30 giorni la variazione della propria situazione continuando a percepire in modo indebito il sussidio.

Ma la decadenza e pesanti sanzioni sono previste anche:

  • per chi utilizza dichiarazioni e documenti falsi in fase di presentazione della domanda all’INPS o omette informazioni importanti e la pena va da 2 a 6 anni di reclusione;
  • È prevista invece, sempre in merito ai divieti e relative sanzioni, la reclusione in carcere da 1 a 3 anni per chi non comunica la variazione della situazione del patrimonio anche se proveniente da attività irregolari dopo che il reddito di cittadinanza è stato percepito.

Oltre al carcere è prevista anche la restituzione della somma indebitamente percepita.

Vediamo ora quale differenza sostanziale c’è tra reddito di cittadinanza, sospeso per i contratti brevi e la Naspi, il sussidio di disoccupazione.

Reddito di cittadinanza sospeso e Naspi: quale differenza

Il reddito di cittadinanza è solo sospeso, congelato, per i contratti a breve termine. Lo stesso accade per i percettori dell’assegno di disoccupazione, della Naspi.

Chi percepisce la Naspi ha diritto alla sospensione e non alla decadenza del sussidio qualora trovi un lavoro con contratto che non superi i 6 mesi.

L’assegno viene ripristinato al termine del contratto, ma tra Naspi e reddito di cittadinanza è prevista una differenza che sta facendo discutere.

In particolare in una sua analisi recente sulla Naspi il Cnel mette in evidenza come sia ingiusta la sospensione dell’assegno di ricollocazione per i percettori della disoccupazione a tutto vantaggio di coloro che prendono il reddito di cittadinanza che restano gli unici percettori.

L’assegno di ricollocazione per la Naspi infatti è stato eliminato nel momento in cui il reddito di cittadinanza è stato introdotto.

IL Cnel ritiene anche che il bonus per le aziende che assumono i beneficiari del reddito di cittadinanza possa incentivarle a preferire questa tipologia di lavoratori ai disoccupati con la Naspi.

Il Cnel sostiene che nella Legge di Bilancio l’assegno di ricollocazione dovrebbe essere reintrodotto per entrambe le categorie di potenziali lavoratori.

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