Spagna: l’aumento del salario minimo tra luci e ombre

La misura del governo Sanchez intende eliminare le disuguaglianze e rilanciare l’economia, ma gli economisti avvertono: a rischio 145 mila posti di lavoro.

Spagna: l'aumento del salario minimo tra luci e ombre

Sarà pure uno dei provvedimenti più a sinistra mai presentati da un governo spagnolo, ma l’aumento del salario minimo su cui punta il presidente Pedro Sanchez potrebbe compromettere i livelli occupazionali del Paese.

Se da una parte, infatti, molti osservatori evidenziano la bontà del provvedimento che mira a ridurre la disuguaglianza sociale, dall’altra numerosi economisti avvertono il devastante impatto che la misura potrebbe avere sul fronte dell’occupazione.

Spagna: l’aumento del salario minimo riduce le disuguaglianze

La misura è di quelle che dovrebbero far gioire: un aumento del 22% del salario minimo dei lavoratori spagnoli portandolo da 735 a 900 euro, molto più di quel rialzo dell’8% che ha alzato i salari minimi da 655,20 a 707,60 euro nel 2017.

Un incremento senza precedenti che nelle intenzioni del socialista Sanchez, appoggiato da Podemos, dovrebbe contribuire a ridurre le disuguaglianze.

“L’aumento del salario minimo è un fattore decisivo per la creazione di occupazione e la ripresa economica da tradurre in una progressiva riduzione reale della povertà e della disuguaglianza salariale (…) Servirà a migliorare le condizioni generali dell’economia”

scrive il governo nel preambolo del provvedimento, che il consiglio dei ministri ha approvato lo scorso 21 dicembre.

Una misura “progressiva”, osserva Bloomberg, visto che i lavoratori a basso reddito della Spagna, oggi, guadagnano meno dei loro colleghi nel resto d’Europa.

A beneficiarne, secondo i dati di Ugt, uno dei principali sindacati spagnoli, saranno 2,6 milioni di persone, circa il 15% del totale salariale. Molti beneficiari sono donne, circostanza che aiuterà a ridurre il gap retributivo di genere.

Spagna: l’aumento del salario minimo fa perdere posti di lavoro

L’aumento del salario minimo in Spagna - avverte però Bloomberg - rischia di riversarsi sul mercato del lavoro in termini piuttosto nefasti. Secondo le stime di alcuni economisti, il provvedimento causerà la perdita di 145 mila posti di lavoro.

Le conseguenze di tale misura, nel 2019, si rifletterebbero soprattutto sui lavoratori tra i 16 e i 24 anni, seguiti da quelli tra i 25 e 32 anni, e sulle aziende con meno di 10 dipendenti.

I contenuti del rapporto sembrano ricalcare le previsioni del governatore della Banca di Spagna, Pablo Hernández de Cos, che già nello scorso mese di novembre aveva avvertito sulle possibili conseguenze del provvedimento davanti alla Commissione bilanci del Congresso dei Deputati.

In quella circostanza, il governatore aveva stimato la perdita di circa 150 mila unità lavorative.

Alla luce di tali premesse, i detrattori della misura voluta da Sanchez evidenziano che non è questo il modo più corretto per rilanciare l’economia della Spagna: piuttosto che puntare all’aumento salariale – è opinione condivisa da alcuni analisti politico-economici – sarebbe più utile, ad esempio, traghettare le imprese verso l’innovazione tecnologica.

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